I telefoni di oggi memorizzano un milione di volte i dati dell’Apollo 11

14 Gennaio 2022

Dai pochi byte degli anni ’50 ai 4 kilobyte del computer di bordo dell’Apollo 11: oggi computer e smartphone sono equipaggiati con diversi gigabyte di RAM, ovvero componenti milioni di volte più capaci rispetto al mezzo che ha portato l’uomo sulla Luna

Da un tubo catodico in grado di imprimere sulla sua superficie raggi di luce al computer di guida dell’Apollo 11, giungendo poi ai potenti dispositivi diffusi in tutto il mondo. L’evoluzione della memoria RAM non conosce confini ed è stata sempre più rapida nel corso dello scorso secolo.

Sì, ma cos’è la RAM?

La sigla RAM sta per “Random access memory”, ovvero memoria ad accesso casuale. La memoria Ram è una delle componenti fondamentali degli apparecchi elettronici ed informatici. È infatti il luogo in cui il processore trova i programmi che deve far funzionare. In un computer (o in uno smartphone) sono infatti presenti due diversi tipi di memoria. Uno è il disco rigido (l’hard disk) che contiene tutte le informazioni e i programmi installati. Questa memoria è tradizionalmente più lenta (in realtà l’evoluzione tecnologica sta sfatando anche questo mito) mentre la RAM permette una accesso decisamente più rapido alle informazioni. Funziona in questo modo: quando si clicca due volte sull’icona di un browser web (come Chrome o Safari) il computer prima trova il programma salvato sul disco rigido, quindi ne trasferisce una copia sulla RAM. Una volta lì, il processore ne legge le informazioni e permette al programma di funzionare. Senza RAM il computer non sarebbe infatti in grado di funzionare. A differenza del disco rigido, dove le informazioni vengono memorizzate e conservate, una volta tolta la corrente alla RAM quest’ultima perde le informazioni.

L’origine della RAM nel dopoguerra

Nel 1947 vede per la prima volta la luce una RAM, o perlomeno una sua parente. Venne impiegata nel tubo Williams, una memoria meccanica sviluppata nel dopoguerra in grado di contenere tra i 512 e i 1.000 bit di informazioni. Si tratta del primo dispositivo Ram mai applicato nei calcolatori elettronici e permetteva di memorizzare i dati imprimendoli sulla superficie di un tubo catodico. La memoria magnetica, tecnologia che ha poi segnato lo sviluppo dei computer, ha preso piede pochi mesi più tardi.

Il progetto iniziale prevedeva una serie di anelli magnetici, ognuno dei quali poteva essere “attivato” oppure no, memorizzando così un bit per ciascuno di essi.

L’evoluzione targata IBM

Negli anni ’50 il gigante statunitense dell’informatica riuscì a produrre una scheda forata di 80 colonne e 12 serie di fori (appunto) in grado di memorizzare anche 128 byte (1.024 bit). Con la vendita di Univac, uno dei primi computer commerciali della storia, si spinse la capacità della memoria a 225 kilobyte (in termini di hard disk e non RAM).

L’uomo sulla Luna (con una RAM)

A bordo dell’Apollo 11 era installato un computer di volo in gradi di memorizzare fino a 4 kilobyte di informazioni sulla memoria RAM. Vale la pena ricordare che memorizzare un semplice carattere (come “a” o “b”) necessità di ben 8 bit. La memoria di cui disponevano gli astronauti, insomma, era decisamente risicata rispetto agli standard odierni. Oggi nemmeno una foto a bassa risoluzione potrebbe essere neanche lontanamente conservata in così poca memoria.

Negli anni ’90 superato il muro del megabyte

Bisognerà attendere gli anni ’90 per superare per la prima volta il muro del megabyte di memoria Ram, grazie ai modelli Fujitsu e Toshiba. È il decennio dell’evoluzione senza freni dell’informatica, di internet e della Silicon Valley. Nel 1995 si registra la prima memoria da 125 megabyte di RAM, quantità che si limitava comunque ad ambienti ben lontani dalle case e dai personal computer. Oggi si ragiona in termini di gigabyte, ovvero milioni di megabyte, per la RAM e terabyte per il disco fisso (milioni di megabyte).

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