Legambiente, ecco come la burocrazia ostacola lo sviluppo delle rinnovabili

21 Gennaio 2022

In un lungo rapporto l’associazione parla di tempi esageratamente lunghi e complicate procedure che rischiano di minare il processo di transizione ecologica e far mancare all’Italia gli obiettivi prestabiliti

L’Italia ha bisogno di energie rinnovabili ma la burocrazia ostacola la transizione. Questo il messaggio centrale del rapporto “Scacco matto alle fonti rinnovabili” realizzato da Legambiente, un documento che analizza il fabbisogno di energia pulita da parte del Paese e, dall’altro lato, la difficoltà nell’implementare le richieste rapidamente e in tempo utile.

Un collo di bottiglia alla transizione energetica

A fine 2020 ammontavano a circa 95 i Gigawatt di installazioni di energia rinnovabili, fra quelle approvate e ancora in sospeso, per la connessione alla rete elettrica nazionale di trasmissione in alta tensione. A queste si devono aggiungere circa 10 Gigawatt ulteriori per quanto concerne i distributori locali di energia in media e bassa tensione. Solamente eolico e fotovoltaico nel triennio 2018-2020 hanno accumulato un totale di 2.658 richieste.

Nel suo rapporto Legambiente sottolinea quindi come alla fine del 2020 le richieste giacenti di connessione alle reti di distribuzione di Terna avanzate da impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili raggiungevano nel complesso ben 110 GW: “L’effetto “collo di bottiglia” rappresentato dall’iter di connessione alla rete elettrica di distribuzione che si esplica con il ritardato o mancato rilascio delle autorizzazioni è ciò che, almeno in Emilia-Romagna, costituisce il maggiore ostacolo allo sviluppo delle rinnovabili”.

Il bisogno di energia rinnovabile nei prossimi anni

Per attuare la transizione energetica, rispettando tra l’altro l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di gas serra entro metà secolo, Legambiente ricorda che l’Italia dovrà installare entro il 2030 almeno 70 Gigawatt di potenza da fonti rinnovabili. Un valore necessario per rispettare gli obiettivi europei: riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e una copertura complessiva della fornitura di energia da rinnovabili pari al 72%. “Un obiettivo preciso per mantenere la temperatura al di sotto del grado e mezzo e che l’Italia con i suoi 0,8 GW di potenza media annua installata negli ultimi 7 anni rischia di veder raggiunti non prima del 21”, recita il rapporto.

Tempi (troppo) lunghi

Le regole e le procedure dettate dall’ordinamento attuale, dice Legambiente, “Portano i tempi medi per ottenere l’autorizzazione alla realizzazione di un impianto eolico, ad esempio, a 5 anni contro i 6 mesi previsti dalla normativa. Tempi infiniti per le imprese, ma anche e soprattutto per la decarbonizzazione, che ha bisogno di un quadro normativo, composto di regole chiare, e semplici da applicare, e che diano tempi certi alle procedure ma anche di linee guida che indichino come le diverse tecnologie debbano essere realizzate pensando sia agli obiettivi di decarbonizzazione nel 2050 sia al modo migliore di integrarle nei territori”.

“A causa di tempi così lunghi si rischia, una volta ottenuta l’autorizzazione di ritrovarsi con progetti tecnologicamente superati che richiedono necessariamente una variante sul progetto autorizzato. Un tema che secondo Elemens riguarda il 45% dei progetti attualmente autorizzati e che si trovano in attesa di una variante o di una proroga. Un numero importante che si aggiunge al 15% dei progetti che incontra problemi post-permitting e al 20% di progetti con problemi tecnici o con problemi societari. Una situazione che, alla fine, permette solo al 20% del totale di essere realmente disponibile”.

© Copyright 2022 Editoriale Libertà