Nucleare pulito, il sindaco Brugnaro: “Eni realizzi la prima centrale a Venezia”

23 Marzo 2022

Ragioni climatiche e ambientali, ma anche economiche (come sta drammaticamente rivelando la guerra in Ucraina) impongono all’Italia di accelerare sulla strada che porta a politiche energetiche sostenibili, sicure e dalle forniture stabili, abbandonando progressivamente le fonti fossili e puntando sulle rinnovabili.
Ma nel dibattito è tornata prepotentemente al centro anche l’opzione-nucleare, abbandonata dopo il referendum del 1987 che aveva portato anche alla chiusura e allo smantellamento, ancora in corso, della centrale di Caorso.
Il sindaco Luigi Brugnaro ha chiesto pubblicamente che possa essere la sua Venezia a ospitare il primo impianto-pilota che utilizzerà la nuova tecnologia a confinamento magnetico brevettata da Eni, in collaborazione con Mit di Boston. “L’azienda sta pensando a impianti pilota negli Stati Uniti. Siamo a un punto in cui rischiamo di avere noi le idee e di comprare la tecnologia da altri Paesi. Penso sia il momento di fare queste scelte. Dobbiamo pensare al Piano energetico del domani, oggi il governo corre per l’emergenza della guerra, ed è il tema di oggi. Ma il tema di domani è quello di produrre da noi l’energia”, ha detto il primo cittadino veneziano.

LA FUSIONE A CONFINAMENTO MAGNETICO SVILUPPATA DA ENI
Sul proprio sito web, Eni spiega (peraltro senza mai citare la parola “nucleare”) la tecnologia a confinamento magnetico e le tappe di questo ambizioso programma.

La fusione di due nuclei d’idrogeno libera un’enorme quantità di energia ed è la reazione fisica, totalmente naturale, che alimenta il Sole e le altre stelle.
Il suo grande vantaggio è che non emette gas a effetto serra, né sostanze fortemente inquinanti o altamente radioattive, rendendola una fonte energetica estremamente interessante.
Inoltre, è virtualmente inesauribile, perché utilizza come combustibile una miscela di elementi molto facili da ottenere e cioè deuterio e trizio, due isotopi dell’idrogeno: il deuterio è ricavato dall’acqua di mare, mentre il trizio può essere prodotto da una reazione fisica con il litio.
Il problema è che è molto difficile da replicare artificialmente sulla Terra perché richiede di portare gli isotopi di idrogeno a temperature elevatissime: oltre 100 milioni di gradi. A quelle temperature, infatti, gli isotopi di idrogeno perdono gli elettroni trasformandosi in plasma e i loro nuclei possono fondersi per liberare la loro energia atomica. Per arrivare a controllare la continuità della fusione in un impianto per la produzione di energia si sta studiando la tecnologia del confinamento magnetico che, come dice il nome, impiega campi magnetici potentissimi per gestire il plasma in cui avviene la fusione.

La strada verso questa rivoluzionaria tecnologia è lunga, ma percorrerla significa puntare verso un futuro sostenibile: basti pensare che per ottenere la stessa energia prodotta da 8.500 tonnellate di benzina è necessario solamente un chilogrammo di “carburante da fusione”, ma non si producono gas serra o rifiuti pericolosi.
Ecco perché stiamo puntando sulla fusione a confinamento magnetico e perché collaboriamo con importanti enti di ricerca pubblici e privati per svilupparla, considerandola una svolta nel percorso di decarbonizzazione.

La fusione a confinamento magnetico promette una vera e propria rivoluzione in campo energetico perché, una volta sviluppata a livello industriale, permetterebbe di avere a disposizione una fonte di energia pulita, sicura e praticamente inesauribile.
Studiare, progettare e realizzare macchine in grado di gestire reazioni fisiche simili a quelle che avvengono nel cuore delle stelle è il traguardo tecnologico a cui tendono le più grandi eccellenze mondiali nella ricerca in ambito energetico.

Il primo traguardo è stato fissato per il 2025, quando si prevede di arrivare a mettere in funzione il primo reattore pilota, mentre i programmi prevedono di ottenere il primo plasma nel 2027 e nel 2028.

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