Crollano le criptovalute, in un giorno bruciati 200 miliardi di dollari. Che fare ora?

13 Maggio 2022

TerraUSD, stablecoin decentralizzata e algoritmica, ha perso l’ancoraggio al dollaro statunitense lo scorso fine settimana ed è affondata.
La criptovaluta crolla fino a 23 centesimi, bruciando il 70% del suo valore in 24 ore, e trascina al ribasso l’intero settore cripto.
Ieri in tutto il mondo sono continuate le vendite: secondo il sito CoinMarketCap in un giorno sono stati bruciati 200 miliardi di dollari di valore. Il bitcoin ha ceduto il 2,6%, restando sotto i 28 mila dollari, Ethereum il 7,2% a 1.890 dollari.
IL CROLLO DI TERRA
Inizialmente lodato come esperimento che unisce la matematica e il software per creare una valuta digitale che si comportI come il dollaro, TerraUSD sembra aver perso l’appeal ed è in forte calo per motivi non esattamente chiari ancora. “Capisco che le ultime 72 ore sono state difficili per tutti voi. Sappiate che sono determinato a lavorare con ognuno di voi per navigare la crisi”, afferma Do Kwon, lo sviluppatore sud coreano che ha creato TerraUSD. La criptovaluta sta recuperando parte delle perdite, ma è ben lontana dalla parità con il dollaro.
Il tonfo arriva in un momento di nervosismo dei mercati e scatena una fUga dalle critpovalute, di cui è complice anche la deludente trimestrale di Coinbase.
La maggiore piattaforma di scambio di criptovalute negli Stati Uniti ha chiuso infatti il primo trimestre sotto le attese degli analisti a causa di un calo degli utenti. Le perdite sono risultate pari a 429,7 milioni di dollari su ricavi per 1,2 miliardi.
A preoccupare ancora di più però è la comunicazione alla Sec della società in cui si specifica che gli utenti di cripto asset non hanno protezioni in caso di bancarotta.
Di per sé non c’è nulla di nuovo visto che la mancanza di tutele è prevista dalla regolamentazione vigente ma il solo averlo certificato per iscritto ha scatenato il panico, lasciando immaginare che la precisazione fosse legata a un rischio reale di bancarotta per la società.
“Non c’è rischio di bancarotta ma abbiamo incluso un nuovo fattore di rischio sulla base dei requisiti della Sec”, si affretta a spiegare l’amministratore delegato Brian Armstrong. le sue parole però non rassicurano e i titoli Coinbase chiudono in calo del 26,40%.
Pesante anche il Bitcoin, che arriva a perdere l’8,7% a 28.300 dollari. la cripotvaluta è in calo orami da diverse sedute e rispetto al picco dello scorso anno ha bruciato più del 50% del suo valore.

L’ANALISI DI FINANCIALOUNGE.COM
La caduta di un mito. In sei mesi, il Bitcoin ha perso circa il 50 per cento del valore. E per due volte è sceso sotto la soglia psicologica dei 30mila dollari nella stessa settimana, navigando oggi attorno ai 28mila dollari. Impensabile pensarlo lo scorso novembre, quando la più famosa valuta digitale viaggiava a ridosso dei 70mila dollari. Gli esperti si sforzano di dare la loro spiegazione, ma resta il fatto che investire in criptovalute è sempre stato rischioso, figuriamoci in un momento di altissima volatilità sui mercati.
COSA FARSENE DEI BITCOIN?
“Se mi venissero offerti tutti i Bitcoin del mondo per 25 dollari, non li prenderei perché non saprei cosa farmene”. Parola di Warren Buffett. Ma tutto il settore delle critpomonete sta soffrendo, esposto a una raffica di ribassi. Ether ha perso fino al 21 per cento, tanto per dirne un’altra. Ma il sentiment ribassista è quello del mercato delle ultime sedute. Per capire meglio il senso, guardare il Nasdaq.
ALTRO CHE BENE RIFUGIO
Per capire i numeri, torna utile fare qualche raffronto. Il Nasdaq è il listino interessato maggiormente dai sell-off delle ultime sedute. L’indice che raggruppa i principali titoli tecnologici americani è arrivato a bruciare circa 5mila miliardi di dollari dai recenti massimi. E la novità è che anche le cripto seguono il trend del mercato, altro che bene rifugio.
STABLECOIN IN PERDITA
L’altro aspetto da valutare è la stablecoin TerraUSD che resta sotto il cambio fisso a 1 dollaro, dopo che il token relativo Luna è crollato. Come scrive Bloomberg, il ruolo delle stablecoin è importante sul mercato cripto perché è dove i trader sistemano i fondi. Per questo ora si trova di fronte a un importante test di resistenza per tutto l’ecosistema digital. Senza addentrarci in questioni troppo tecniche, se collassa il meccanismo che regola l’algoritmo delle stablecoin, mette a rischio tutto il sistema.
INFLAZIONE E CRIPTO
Ma come, le valute digitali non erano decorrelate, senza banche da cui dipendere, quasi un bene rifugio? Macché. Tra gli esperti c’è sempre chi continua a sostenere che si tratti solo di qualche incidente di percorso ma il crollo è arrivato con i dati sull’amento dell’inflazione Usa, quasi a voler sottolineare che tutta questa estraneità agli investimenti tradizionali è difficile da sbandierare. La verità è che attorno alla cripto c’è molta speculazione, sicuramente di più di quella che ruota attorno agli altri asset più tradizionali.
DELUDE COINBASE
A deprimere ulteriormente il clima è la trimestrale di Coinbase. La maggiore piattaforma di scambio di criptovalute ha archiviato il primo trimestre deludendo le attese degli analisti, a causa soprattutto di un calo degli utenti. Le perdite sono state di 429,7 milioni di dollari su ricavi per 1,2 miliardi. La comunicazione della società alla Sec, in cui si specifica che in caso di bancarotta gli utenti di cripto asset non hanno protezioni, sottolinenando la mancanza di tutele, ha fatto crollare il titolo del 26%.
FESTA FINITA?
I più giovani accusano gli scettici del mondo cripto di essere già vecchi. Senza fomentare la battaglia anagrafica tra investitori, la riflessione di buonsenso porta a una domanda, semplice: la festa è finita? Restano tanti dubbi e nessuna certezza. In questi anni gli inviti alla prudenza si sono sprecati, soprattutto da parte delle istituzioni finanziarie, Bce e Fed in primis. Proprio le banche centrali da cui il Bitcoin vuole da sempre rivendicare la sua indipendenza. Col senno di oggi, non ancora di “poi”, qualche invito non era poi così sbagliato. Basta giocare al casinò.

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