Apple dice addio all’iPod e cambia la porta di ricarica per gli iPhone

21 Maggio 2022

Apple potrebbe cambiare la porta di ricarica sugli iPhone 15, in arrivo nel 2023. La mossa porterebbe al passaggio dall’odierno Lightning allo standard Usb-C.
Si tratterebbe di una risposta alle continue pressioni dell’Unione europea sull’adozione di uno standard di alimentazione unico per i dispositivi tecnologici, l’Usb-C appunto. Secondo le ultime rivelazioni fatte a Bloomberg dall’analista esperto di Apple, Ming-Chi Kuo, il colosso americano starebbe lavorando su accessori, inclusi AirPods e periferiche quali mouse e tastiere, che si ricaricano tramite Usb-C.
Kuo ha condiviso la previsione in risposta a un tweet che ha pubblicato l’11 maggio in cui aveva affermato che Apple avrebbe riprogettato l’iPhone per dotarlo dello standard entro la seconda metà del 2023. Bloomberg in seguito ha confermato la previsione di Kuo.
Stando a dati citati lo scorso anno dal Comitato per il mercato interno e la protezione dei consumatori dell’Unione Europea, circa l’80% degli smartphone e tablet in commercio usa già l’Usb-C, con gli iPhone che rappresentano l’unica eccezione tra i marchi più famosi.
Dal primo iPhone del 2007 all’iPhone 4S del 2011, Apple ha utilizzato il connettore a 30 pin. A partire dall’iPhone 5, l’azienda è passata alla porta Lightning, che può essere inserita nella ricarica da ognuna delle due facce, proprio come l’Usb-C.
La scelta di un connettore proprietario ha permesso al marchio americano di controllare la gamma di accessori compatibili con i suoi prodotti, di fatto creando un mercato a sé stante e unico.
Per non terminarlo del tutto, Mark Gurman di Bloomberg afferma che la stessa Apple potrebbe mettere in vendita un adattatore per consentire alle persone di continuare ad utilizzare gadget con ingresso Lightning anche sugli iPhone Usb-C.
Ad oggi, gli unici dispositivi Apple con ingresso standard sono l’iPad Pro da 11 e 12,9 pollici, l’iPad Air di quarta generazione e l’iPad mini di sesta generazione.

ADDIO ALL’IPOD
L’iPod era nato con un obiettivo ben chiaro: rivoluzionare la fruizione personale di musica, come fatto dai walkman negli anni ’80, intercettando gli utenti che scaricavano musica illegale con la piattaforma Napster che faceva da padrone tra fine anni Novanta e primi anni Duemila.
Lanciato nell’ottobre del 2001, il gadget di cui Steve Jobs andava fiero, secondo forse solo all’iPhone, ha cambiato l’elettronica di consumo e ha dato una bella mano all’industria musicale, portando Apple a diventare una delle più importanti aziende al mondo.
A distanza di quasi 22 anni, la Mela ha deciso di porre fine alla produzione dell’iPod Touch, un dispositivo oramai divenuto superfluo proprio grazie al successo degli iPhone e allo stesso streaming di Apple Music.
Un segno dei tempi, che segue altri addii celebri come quello al BlackBerry ai Nokia e allo stesso Walkman, a dimostrazione che cambiano gusti e abitudini di vita e la tecnologia si evolve.
Nel tempo, dal lancio si sono succedute diverse generazioni di iPod: dall’arrivo dei mini nel 2004 all’iPod nano del 2005 e gli iPod shuffle, senza schermo.
Fino al 2007, con il lancio degli iPod Touch, sostanzialmente degli iPhone senza la parte telefonica che di fatto i consumatori sceglievano per avere in tasca tutto ciò che Apple offriva, ma senza chiamate e Internet in mobilità, pur di risparmiare qualcosa sul prezzo.
E forse il motivo ultimo che ha spinto il produttore a terminare la produzione degli iPod è nei risultati di vendita di iPhone Se, la gamma di cellulari “economici” del gruppo, una ragione in più per ottimizzare la linea commerciale.
Se da un lato gli iPod hanno contribuito a trainare il mercato musicale dall’era dei cd a quella del digitale e della musica liquida, sconfiggendo pure la piaga della pirateria, con Apple che proponeva l’acquisto di singoli brani a pochi centesimi, la stessa compagnia, volendo controbattere la concorrenza di Spotify, ha finito con il decretare il successo dello streaming con la piattaforma Music, che vede negli smartphone il mezzo principale di utilizzo. A quel punto l’iPod come oggetto ha perso molto del suo significato entrando di fatto tra i gadget iconici vintage, da collezione, e lasciando il passo a strumenti polivalenti, indipendenti nella connessione e con funzionalità più avanzate.
Oggi Spotify ha 182 milioni di utenti a livello globale (secondo dati di Statista) mentre Apple Music ne conta meno di 80 milioni (come riporta Midia Research). Al suo picco, nel 2008, gli iPod raggiungevano circa 55 milioni di persone mentre si stima, in assenza di numeri ufficiali, che nel 2021 Apple abbia venduto oltre 242 milioni di iPhone.
Cifre che testimoniano il perché del porre fine a due decenni di prodotti che hanno ispirato la creazione dell’iPhone, contribuendo a trasformare la Silicon Valley nell’epicentro del capitalismo globale.
“La musica è sempre stata parte integrante di Apple e portarla a centinaia di milioni di utenti come abbiamo fatto con iPod ha avuto un impatto che ha scavalcato i confini dell’industria musicale, ridefinendo il modo con cui la musica viene scoperta, ascoltata e condivisa”, ha spiegato Greg Joswiak, senior vice president worldwide marketing di Apple, che ha reso un ultimo tributo alla storia del prodotto ribadendo che oramai l’esperienza musicale si può vivere sugli altri dispositivi dell’azienda.
Il sito italiano di Apple nella sezione iPod Touch presenta già la scritta “fino ad esaurimento scorte”.

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