La Russia chiude i rubinetti del gas, ma l’Africa ci salverà. Accordo anche con il Qatar

22 Giugno 2022

È l’Africa la fonte di gas che salverà l’Italia dai rischi collegati alle limitate forniture che arrivano dalla Russia. Tanto via gasdotto per il gas metano, come via nave per il Gnl (gas naturale liquefatto) il futuro passa per Algeria, Libia, Egitto, Congo, Angola e Mozambico: è da questi Paesi che Eni attingerà per garantire all’Italia il necessario per coprire la maggior parte del fabbisogno per l’inverno.
Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha spiegato recentemente che dei 29 miliardi di metri cubi di gas che compriamo ogni anno dalla Russia, ne saranno rimpiazzati 25, mentre gli altri 4 saranno sostituiti da rinnovabili e risparmio.
Nella ricerca di piazze alternative alla Russia per l’approvvigionamento, il “tour del gas” del governo in Africa è stato positivo. Secondo le previsioni di Eni, che si rifornisce di gas sia per l’Italia e sia per venderlo in Europa, la prima produzione addizionale per circa 9 miliardi di metri cubi arriverà dall’Algeria, dal sistema di gasdotti tunisino e algerino Transmed, mentre capacità aggiuntiva potrebbe arrivare attraverso il Greenstream dalla Libia. In Algeria e in Libia Eni potrà essere più rapida e svolgere anche operazioni tecniche in grado di aumentare la produzione da progetti già avviati. Produzione che potrà assicurare una copertura all’Italia già dal prossimo inverno e arrivare progressivamente tra i 9 e gli 11 miliardi di metri cubi all’anno.
A livello di Gnl, Egitto e Qatar potrebbero contribuire per circa 3 miliardi di metri cubi nel 2022 (dall’Egitto sono stati annunciati 3 miliardi di metri cubi nel 2022 complessivi per Italia ed Europa) e circa 5 miliardi di metri cubi nel 2023. Per il biennio 2023-2024 Eni potrà avere gas naturale liquefatto addizionale per circa 4,5 miliardi di metri cubi all’anno che arriverà dal progetto in Congo. Altri volumi di Gnl potranno arrivare da Angola e Mozambico.
Quanto alla produzione “in casa” si starebbe cercando di aumentarla di circa 2 miliardi di metri cubi all’anno.

L’ACCORDO CON IL QATAR
Eni è diventato uno dei pochi partner internazionali del Qatar per lo sfruttamento del giacimento di gas North Field, il più grande al mondo, che aumenterà drasticamente la produzione di Gnl del Paese entro il 2027.
La creazione di una joint venture tra Eni e Qatar Energy rappresenta un passo importante non solo nella storia dell’azienda, ma più in generale per il rafforzamento della partnership tra i due Paesi, cui ha contribuito in modo rilevante la recente visita del ministro degli Esteri Luigi Di Maio.
Nell’ambito di un tour diplomatico che ha interessato vari Paesi produttori di gas in Africa e nel Golfo, avviato già pochi giorni dopo lo scoppio del conflitto russo-ucraino, il titolare della Farnesina si era recato a Doha il 5-6 marzo, accompagnato dall’Amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. In tale circostanza, anche a seguito di un contatto telefonico tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e l’Emiro, Sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, Di Maio aveva avuto modo di consolidare ulteriormente il rapporto di vicinanza con la leadership qatarina, a partire dal suo omologo locale, Sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani.
Nel più ampio contesto dei legami di amicizia tra i due Paesi, Eni aveva già collaborato con la locale Qatar Energy in vari progetti in Messico, Oman, Marocco e Kenya, ma il suo ingresso tra i partner del progetto North Field con un rapporto strutturato nel lungo periodo rappresenta un ulteriore traguardo che pone l’azienda italiana tra i partner storici dell’oil&gas locale, come Total, Shell e Exxon.
Come sottolineato proprio dal ministro dell’Energia del Qatar, Saad Al Kaabi, Eni è ormai entrata a far parte della famiglia dei partner del Paese.

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