Oggi per la protezione dei panda scende in campo l’intelligenza artificiale

07 Luglio 2022


È da decenni il simbolo vero e proprio degli animali in via d’estinzione: precisamente dal 1961, quando venne fondato il WWF, e Sir Peter Scott, appunto tra i fondatori dell’organizzazione, scelse per diverse ragioni il Panda gigante per completare il logo, in bianco e nero, del WWF.
Oggi invece il panda diventa simbolo di innovazione, insieme ai “parenti”, il Panda rosso. Ormai non più nella lista degli animali in via d’estinzione, oggi questo dolce animale è comunque mira di bracconieri e cacciatori di frodo che tentano di portare a casa un “trofeo” di pregio.
Ma anche un altro pericolo affligge la popolazione dei panda: gli incendi. Non solo perché questi disastri possono ridurre notevolmente la loro primaria fonte di alimentazione, ovvero il bambù, e l’unico habitat in cui possono vivere allo stato selvatico, ma anche perché possono diventare pericolosi per gli stessi esemplari.
Anche per questo motivo la tutela dei panda passa anche dalla protezione dei loro ambienti naturali, tanto che il 54% di queste aree ad oggi fa parte di zone protette.
Difficile però tenere d’occhio un’area così vasta, pur con l’impegno dei tanti professionisti e volontari che mettono le proprie competenze a disposizione per il progetto.
La tecnologia è arrivata in aiuto di questi grossi animali, con un progetto innovativo messo in atto nel Parco nazionale del Panda Gigante, nelle province di Sichuan, Gansu e Shaanxi.
Per proteggere l’habitat dei panda, il “Digital Panda System”, sviluppato in una joint venture tra la Sichuan Forest and Grassland Administration e il colosso tecnologico cinese Huawei, è stato distribuito nelle foreste e nelle praterie nella provincia di Sichuan nel febbraio 2021.
La riserva è la “casa” di 1.800 panda, oltre 8.000 specie animali e vegetali, distribuiti in un’area di due milioni di ettari, che dà lavoro a circa 140.000 dipendenti tra ranger, veterinari e ricercatori.
Come funziona questo sistema così innovativo? Si tratta di una rete formata da 596 telecamere, 45 telecamere a infrarossi, droni e satelliti: questi raccolgono informazioni, che vengono archiviate ed organizzate nel cloud. Questi dati vengono utilizzati per monitorare, tracciare e studiare la fauna selvatica, e non solo: i punti caldi, possibili focolai, sono facilmente individuabili in modo da poter intervenire con rapidità e precisione.
La nuova tecnologia ha anche un altro utilizzo: grazie al riconoscimento facciale, utilizzato proprio sui panda, sarà possibile “tracciarli” e proteggerli in modo più efficace.
Sembra impossibile? Per l’occhio umano in effetti è difficile notare le sottili differenze che distinguono i panda gli uni dagli altri, ma per un sofisticato “cervello” tecnologico questo è più che fattibile.
Sarebbe in questo modo possibile anche effettuare un vero e proprio censimento degli animali, il più preciso mai condotto: oggi le indagini sulla popolazione (condotte ogni decennio dal 1974) sono condotte a piedi, con l’ultima nel 2014 che ha coinvolto 2.000 persone, esaminando 4,36 milioni di ettari di terreno in tre anni. Grazie al riconoscimento facciale sarebbe semplice, e più accurato, portare a termine questo compito.
«La tecnologia digitale svolgerà un ruolo più importante nella (e) conservazione della biodiversità in futuro» afferma Zhao Jian, esperto di soluzioni presso l’ufficio di Huawei nel Sichuan che ha supervisionato lo sviluppo del Digital Panda System.

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