Le criptovalute nel mondo sono 10.300, il 2% degli italiani le ha in “portafoglio”

28 Luglio 2022

Il numero di criptovalute ha registrato una espansione crescente a partire dal 2020, passando da poco più di 2.400 alle oltre 10.300 dell’aprile 2022. Anche la capitalizzazione ha registrato un aumento significativo, sebbene rimanga contenuta nel confronto con i mercati azionari.
Lo rivela il rapporto della Consob “Principali tendenze in tema di investimenti sostenibili e criptoattività”, in cui si legge come, a fine maggio 2022, oltre il 60% della capitalizzazione totale delle criptovalute fosse riferibile a Bitcoin ed Ether.
Secondo il report, la sicurezza cibernetica delle applicazioni sottostanti alle criptoattività rimane un profilo di criticità rilevante. Secondo alcune fonti, da settembre 2020 a fine maggio 2022, l’ammontare complessivo di fondi sottratti alle applicazioni di finanza decentralizzata Defi a seguito di attacchi informatici ha superato i 2 miliardi di dollari, con l’incremento più consistente nel 2022.
La quota di popolazione che possiede criptoattività raggiunge i massimi in Ucraina e Russia (rispettivamente 13% e 12%), mentre tra le maggiori economie europee oscilla tra il 5% nel Regno Unito e il 2% in Italia.
A livello globale è aumentato anche il patrimonio dei fondi comuni dedicati all’investimento in criptoattività, che secondo le stime di alcuni analisti sarebbe passato da 36 miliardi di dollari a fine 2020 a quasi 70 miliardi a marzo 2022, con una diffusione più rilevante nel Nord America.
CHI OPERA IN ITALIA IN CRIPTOVALUTE
Sono 46 i soggetti che operano in criptovalute che si sono iscritti al Registro Oam (Organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori) alla scadenza del periodo transitorio previsto dalla normativa in vigore.
Lo si legge in una nota dell’organismo stesso, secondo cui gli operatori già attivi in Italia, anche online, potevano continuare ad esercitare l’attività a condizione di presentare la domanda di iscrizione entro il 15 luglio.
Ai 46 soggetti (tutte società) attualmente iscritti, si aggiungono altri 24 soggetti che hanno presentato la relativa domanda e che potranno dunque continuare ad operare fino all’accoglimento (o diniego) dell’istanza.
Chi invece, nonostante la scadenza del termine, non ha presentato la domanda dovrà sospendere l’operatività per non rischiare di incorrere nell’esercizio abusivo dell’attività punito con una sanzione amministrativa da 2.065 euro a 10.329 euro.
Solo dopo avere ottenuto l’iscrizione potrà riprendere ad operare.
IL RAPPORTO CONSOB SULLA FINANZA SOSTENIBILE
I risultati della finanza sostenibile continuano a battere il mercato, anche in periodo di turbolenza delle borse. Il rapporto della Consob “Principali tendenze in tema di investimenti sostenibili e criptoattività” indica per gli indici Esg di riferimento performance leggermente migliori e volatilità analoga o un po’ inferiore rispetto al mercato, anche in un periodo con rendimenti medi negativi come nei primi cinque mesi del 2022.
In questo contesto, i fondi Esg (acronimo di Environmental, Social and Governance che e si riferisce a tre fattori centrali nella misurazione della sostenibilità di un investimento) superano quota cinquemila in Europa a marzo 2022 e raggiungono un patrimonio complessivo vicino 2.300 miliardi di dollari, in crescita del 40% rispetto al primo trimestre dell’anno precedente.
Solo in Italia, alla fine del primo trimestre, ci sono più di 1.900 fondi Esg, con un patrimonio di 431 milioni di euro in forte aumento dai 295 milioni di marzo 2021.
Risulta in salita anche il numero di società quotate nell’area euro e in Italia con una valutazione Esg così come il valore medio del loro giudizio.
I settori più rappresentati sono le utilities e l’energia.
Sul fronte delle emissioni di obbligazioni Esg, sono ancora preponderanti i titoli green che rappresentano il 60% del totale emesso. Seguono i titoli sostenibili sul lato sia ambientale sia sociale (pari al 26% del totale) e le emissioni social (il 14% del totale).

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