Contro la crisi climatica, in Iraq si torna all’età della pietra: vietato il cemento

04 Ottobre 2022

Centomila abitanti a 500 chilometri a nord di Baghdad e un obiettivo ambizioso: combattere il cambiamento climatico letteralmente pietra dopo pietra.
Aqrah è una città irachena fondata più di 2.700 anni fa, nel mezzo della regione storica della Mezzaluna Fertile e oggi sta subendo l’enorme peso del riscaldamento globale. Così come il resto del Paese.
Tra temperature torride e scarsità d’acqua, secondo l’Onu, l’Iraq è uno dei cinque Paesi al mondo più esposti agli effetti della crisi climatica. Così, di fronte al “torpore” del governo centrale, Aqrah ha deciso di fare il possibile per combattere il cambiamento affidandosi anche a tecniche ancestrali.
Il cemento è autorizzato nei distretti periferici, ma non può più essere utilizzato per costruire e ristrutturare nel centro storico dal 1991, anno in cui la regione del Kurdistan è diventata autonoma dal resto dell’Iraq.
“Gli edifici in pietra sono molto più resistenti”, spiega Bilend Redha Zoubeir, sindaco di Aqrah. La pietra, spiega, “permette di ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici. Il cemento, invece, trattiene il calore, aumenta la temperatura e incide sull’ambiente”.
Risultato: il colore delle facciate in pietra del centro storico varia dall’ocra pallido al marrone, come l’imponente edificio che si erge all’ingresso del centro storico. Costruito nel 1853, il palazzo è un’eredità dell’Impero Ottomano di cui faceva parte l’Iraq. “E’ una vecchia base militare”, dice Jamil Sadiq, l’ingegnere che sovrintende alla ristrutturazione delle case della zona. Le pietre utilizzate per la ristrutturazione “provengono dalle montagne circostanti. È calcare”, dice. “Per le persone che vivono ad Aqrah, è un materiale facile da usare. È economico e ce n’è in abbondanza”. È soprattutto un ottimo isolante, perché i blocchi di pietra sono spessi dai 40 ai 60 centimetri.
La politica proattiva del Comune dipende tuttavia dalle finanze pubbliche.
Tra il 2011 e il 2014, le autorità locali hanno restaurato 25 vecchie case e una moschea. Ma nel 2014 i finanziamenti sono stati sospesi a causa della crisi finanziaria.
Nulla, però, impedisce ai privati ​​di ristrutturare o costruire con i propri mezzi, a patto di non utilizzare il cemento. Scommettere sul patrimonio architettonico è anche scommettere sul turismo.
Il Kurdistan autonomo ha accolto 1,7 milioni di visitatori durante il primo trimestre del 2022, la stragrande maggioranza dei quali erano iracheni, secondo l’autorità regionale del turismo.

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