Imballaggi, vuoto a rendere
e riuso: rivoluzione della Ue. Ma le imprese protestano

01 Dicembre 2022

Prevenire i rifiuti da imballaggio, rendere tutti gli imballaggi sul mercato dell’Ue riciclabili e aumentare l’uso di plastica riciclata negli imballaggi attraverso obiettivi obbligatori per le aziende.
Sono gli obiettivi principali della proposta di revisione della direttiva Ue sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio, adottata ieri dalla Commissione europea durante la riunione del Collegio, all’interno di un ampio pacchetto legislativo sull’economia circolare.
La proposta di Bruxelles prevede obiettivi obbligatori minimi a livello europeo per le aziende, per garantire che parti dei loro prodotti immessi sul mercato siano forniti in imballaggi riutilizzabili. Lo scopo principale è ridurre i rifiuti di imballaggio del 15% entro il 2040 per ciascun Stato membro.
Per favorire il riutilizzo degli imballaggi, la Commissione propone sia di introdurre un’etichettatura per fare chiarezza ai consumatori, sia obiettivi obbligatori per le aziende di determinati settori. Ad esempio, si legge nella comunicazione, entro il 2030 il 20% ed entro il 2040 l’80% delle bevande fredde e calde dovrà essere messo in un contenitore che fa parte di un sistema di riutilizzo; i rivenditori di birra dovranno vendere il 10% della loro merce in contenitori ricaricabili entro il 2030 e il 20% entro il 2040; per i pasti preparati da asporto dei ristoranti, gli obiettivi sarebbero 10% nel 2030 e 40% nel 2040; il 10% degli imballaggi del commercio elettronico per il trasporto dovrà essere riutilizzabile entro il 2030 e il 50% entro il 2040.
La Commissione propone anche delle esenzioni da questi obiettivi, ad esempio per i negozi molto piccoli.
Saranno vietate le confezioni monouso all’interno di bar e ristoranti e i flaconcini negli hotel. Prevista una quota obbligatoria di contenuto riciclato nei nuovi imballaggi di plastica. I prodotti in plastica biodegradabile commercializzati in Ue dovranno avere un’etichetta per mostrare quanto tempo impiegheranno a biodegradarsi, in quali circostanze e in quale ambiente. Gli imballaggi destinati al compostaggio industriale saranno consentiti solo per bustine di tè, cialde di caffè, adesivi per frutta e verdura e sacchetti di plastica molto leggeri.
“Nessuno vuole mettere fine alle pratiche di riciclo che funzionano bene o mettere in pericolo gli investimenti sottostanti. So che in Italia moltissimo già è stato fatto sul riciclo, vogliamo ancora di più, non di meno, non c’è competizione tra i due approcci”. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, parlando in italiano nel corso della presentazione della proposta sul packaging. “Non tutte le pratiche di riciclo funzionano veramente bene, ma il riutilizzo non è in competizione con il riciclo, abbiamo bisogno di entrambi gli strumenti, come di più impianti per il trattamento dei rifiuti”, ha detto.
Ma il comparto industriale Ue boccia il piano di Bruxelles per la riduzione dei rifiuti da imballaggio: “La proposta rischia di andare contro gli obiettivi del Green Deal, riportando indietro le lancette dell’orologio del riciclo e compromettendo la funzionalità degli imballaggi nel proteggere i prodotti e prevenire i rifiuti”, evidenzia l’organizzazione di categoria, Europen, che tra i suoi membri conta anche Ferrero.

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