Aziende e ambiente, convivenza possibile per la sostenibilità
Convegno a "La Volta del vescovo" su come produrre e nel contempo rispettare la natura
Leonardo Chiavarini
|6 ore fa

Un momento del convegno a "La Volta del vescovo" (foto Chiavarini)
Impresa e ambiente. Far convivere le ragioni dinamiche della crescita produttiva con quelle più lente e profonde della natura. È davvero possibile?
Anche al netto di uno scenario geopolitico oscuro, la risposta sembra essere affermativa. A patto, però, che si rispettino alcune condizioni e si inverta collettivamente la rotta, pianificando in anticipo, supportati da competenze robuste e da una visione chiara.
Negli spazi de “La volta del Vescovo” si è tenuta la quarta edizione del convegno nazionale “Impresa e ambiente”. L’evento, organizzato da TuttoAmbiente in collaborazione con Ekofuture, Confindustria Pc, Assiea, Aias e Aidp Lombardia, ha messo al centro il tema della governance ambientale aziendale. Con il termine, noto nei contesti aziendali e, forse, meno al grande pubblico, si intende “un’organizzazione, gestione e controllo aziendale effettivamente ed efficacemente conforme alla corretta gestione e sostenibilità ambientale”. Insomma, si fa riferimento a una realtà d’impresa in grado di produrre e al contempo conoscere e rispettare le norme a tutela dell’ambiente. E, si badi bene, il tema non è solo morale. La sostenibilità, infatti, è oggi fondamentale per le imprese anche come elemento strutturale di competitività: non solo una responsabilità etica, ma una strategia per generare valore, ridurre rischi e costi, continuare a innovare.
Due tavole rotonde
Dopo i saluti istituzionali di Nicola Parenti, presidente di Confindustria Pc, e di Gianluca Ceccarelli, assessore alle risorse finanziarie del Comune di Piacenza, ha preso il via il partecipato convegno, in cui si sono alternate autorevoli voci provenienti da vari ambiti. Nella prima tavola rotonda, moderata da Francesco Marazzi, direttore operativo di Tuttoambiente, si è affrontata da più prospettive la gestione ambientale in ambito industriale, grazie agli interventi di Medea Bertolani (Confindustria Emilia-Romagna), Elisabetta Perrotta (direttrice generale Assoambiente), Elena Panzera (Vicepresidente nazionale Aidp), Francesco Santi (Presidente Aias) e Paolo Pipere (segretario nazionale Assiea). Spazio al contesto geopolitico, invece, nella relazione di Edo Ronchi (presidente della Fondazione Sviluppo sostenibile e già Ministro dell’Ambiente), collegato da remoto. E sempre a distanza, infine, Luca Ramacci, presidente di Sezione presso la III Sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, ha informato i presenti riguardo i principali e più frequenti rischi sanzionatori ambientali aziendali dopo le ultime riforme.
Un secondo panel ha poi visto alternarsi esempi di politiche industriali sostenibili e vincenti. Luca Ruini (Barilla), Simone Targetti Ferri (L’Oreal), Gennaro Verbaro (Industria Cementi Giovanni Rossi Spa), Vincenzo Cecere (Fiera Milano Spa) e Marco Micheli (Pirelli) hanno portato casi ed esperienze dirette di buona integrazione tra ambiente e impresa.
«Conoscere i rischi»
Gran parte delle tematiche, soprattutto quelle toccate dai relatori del primo panel, sono apparse strettamente interconnesse nella relazione tenuta dal “padrone di casa”, il professor Stefano Maglia, presidente di TuttoAmbiente, Assiea ed Ekofuture. In un tessuto produttivo nazionale come quello italiano, costituito per oltre il 90% da pmi, l’integrazione tra impresa e ambiente è ancora lontana dagli standard ottimali. Eppure, il tema è capitale e impellente. «Dopo 35 anni da consulente ambientale – spiega Maglia – posso dire che le aziende italiane sono spesso impreparate sulla tematica ambientale. Si muovono senza avere contezza dei rischi e delle opportunità. In Italia – continua – la prevenzione ambientale non è obbligatoria. Questo porta, ad esempio, a non stanziare un budget adeguato in relazione a rischi e sanzioni ipotizzabili oppure a non programmare un enviromental risk assessment per valutare l’aderenza dell’azienda al quadro normativo. Serve crescere in consapevolezza e in competenza – conclude – per evitare conseguenze pesanti, come ad esempio, quelle che potrebbero derivare dalla violazione della Legge n.147 del 2025 (c.d. “Decreto Terra dei Fuochi”), per cui sono previste anche pene detentive severe o sanzioni accessorie, come la sospensione della patente».
Dalle imprese al mondo
L’integrazione tra le ragioni dell’impresa e quelle dell’ambiente, però, non si risolve soltanto tra le mura delle aziende. È un cambio di paradigma che deve risuonare anche nella società e nella politica. «Erroneamente si pensa che l’ambiente sia un freno alla crescita delle aziende – dice Stefano Maglia – ma non è affatto così. Personalmente, sono sempre stato contrario alla decrescita felice tanto quanto a un’eventuale crescita infelice. Penso che sia necessario, invece, scegliere un approccio più evoluto e complesso, che unisca le parole “ecologia” ed “economia”. Credo che un futuro davvero sostenibile sia quello in cui impresa e ambiente coesistono». Ma come rendere possibile tutto ciò? Il tema non si risolve in poche righe, ma Maglia suggerisce due pilastri imprescindibili su cui costruire il futuro: «Circular economy e diversificazione delle fonti energetiche». Per il primo tema, il mantra è uno: «Imparare a non sprecare le risorse. Un concetto – continua Maglia – valido sia sul piano industriale che su quello personale, soprattutto in un continente come il nostro, che è povero di materie prime». La seconda tematica chiave è poi quella dell’energia. «La crisi è sotto gli occhi di tutti e si può sperimentare ogni giorno quando ci si reca dal benzinaio o a fare la spesa. Tuttavia – dice il professore – non è una situazione inedita. Negli anni ’70 affrontammo la crisi energetica e reagimmo in modo indipendente, con leggi forti e coraggio. La Fiat 127, le domeniche a piedi, la riduzione dell’illuminazione pubblica, la ricerca di alternative alle vecchie lampadine a incandescenza: sono tutte misure che ricordiamo bene. Anche oggi, dovremmo cercare di reagire – conclude – con una rivoluzione energetica che passi attraverso i valori del risparmio e dell’efficienza. Oltre che dalle energie rinnovabili, indispensabili e imprescindibili, in particolare spingendo su eolico e solare»
«Nessun pasto è gratis»
Un’ultima considerazione di Maglia riguarda poi i comportamenti individuali. Il cambio di paradigma non può prescindere da un cambio di abitudini. «“Nessun pasto è gratis”, scriveva 50 anni fa Milton Friedman – spiega il professore –. Riflettiamoci ogni volta che facciamo un acquisto su un grande e-commerce o prendiamo un aereo solo perché “costa poco”».

