Disastri naturali e inquinamento umano: combinazioni pericolose
Oggi è la Giornata internazionale per la riduzione del rischio: fenomeni catastrofici e correlazione con la contaminazione antropica
Leonardo Chiavarini
|22 ore fa

L'inquinamento è correlato ai disastri naturali© ANSA
Eventi presenti da sempre, ma inaspriti dalla mano inquinante dell’uomo contemporaneo. In occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio dei disastri naturali, che verrà celebrata oggi (13 ottobre), parliamo di alcuni fenomeni catastrofici e della loro correlazione con l’inquinamento antropico.
UN’ESCALATION
Alluvioni, eruzioni, inondazioni, nubifragi, siccità, terremoti, uragani, valanghe. Hanno scandito la storia umana fin dall’alba dei tempi, mettendo in ginocchio intere civiltà e ispirando miti terribili. La loro origine è naturale, come suggerisce anche il nome assegnatogli dagli studiosi (disastri naturali). Tuttavia, le probabilità e le cause con cui essi si verificano sono sempre più legate all’uomo. Lasciando un attimo da parte eruzioni e terremoti (per cui la responsabilità umana è limitata e semmai più connessa alla prevenzione e alla conoscenza delle zone a rischio), si può affermare che negli ultimi cinquant’anni alcuni fenomeni meteorologici e climatici estremi hanno mostrato cambiamenti significativi anche in relazione alle attività umane. L’ambiente può essere infatti considerato come un sistema complesso: qualsiasi elemento o intervento che ne modifica l’equilibrio può provocare conseguenze sugli organismi viventi, sul suolo, sull’aria, sulle acque, sul clima e sul paesaggio. La causa dell’impatto nocivo dell’uomo sull’ambiente non è una sola. Di fatto, ciascuna esigenza e scelta umana chiede qualcosa al pianeta, e la somma di queste richieste determina un unico debito sempre più gravoso.
Alluvioni, eruzioni, inondazioni, nubifragi, siccità, terremoti, uragani, valanghe. Hanno scandito la storia umana fin dall’alba dei tempi, mettendo in ginocchio intere civiltà e ispirando miti terribili. La loro origine è naturale, come suggerisce anche il nome assegnatogli dagli studiosi (disastri naturali). Tuttavia, le probabilità e le cause con cui essi si verificano sono sempre più legate all’uomo. Lasciando un attimo da parte eruzioni e terremoti (per cui la responsabilità umana è limitata e semmai più connessa alla prevenzione e alla conoscenza delle zone a rischio), si può affermare che negli ultimi cinquant’anni alcuni fenomeni meteorologici e climatici estremi hanno mostrato cambiamenti significativi anche in relazione alle attività umane. L’ambiente può essere infatti considerato come un sistema complesso: qualsiasi elemento o intervento che ne modifica l’equilibrio può provocare conseguenze sugli organismi viventi, sul suolo, sull’aria, sulle acque, sul clima e sul paesaggio. La causa dell’impatto nocivo dell’uomo sull’ambiente non è una sola. Di fatto, ciascuna esigenza e scelta umana chiede qualcosa al pianeta, e la somma di queste richieste determina un unico debito sempre più gravoso.
RISCALDAMENTO GLOBALE
La maggior frequenza di alcuni eventi estremi e soprattutto il cambiamento della loro intensità e delle condizioni in cui si verificano sono legati anche a un principio comune: il riscaldamento globale. L’emissione di gas serra nell’atmosfera comporta infatti un aumento a lungo termine della temperatura media della superficie terrestre e degli oceani. Escluso il vapore acqueo, l’incremento di questi gas (chiamati così perché come il vetro di una serra lasciano passare la luce e trattengono il calore del sole) è fortemente connesso alle attività antropiche. Essi sono: l’anidride carbonica (Co2), capofila delle emissioni antropiche globali derivata soprattutto dalla combustione di fonti fossili e, in misura significativa, dai cambiamenti di uso del suolo, tra cui la deforestazione; il metano (Ch4), emesso dal settore energetico, dall’agricoltura e dall’allevamento, e dotato di un tempo inferiore di permanenza nell’atmosfera ma di una capacità superiore di riscaldarla; il protossido di azoto (N2o), emesso da fertilizzanti e processi industriali; e i gas fluorurati, provenienti dal settore della refrigerazione, del condizionamento dell’aria e delle pompe di calore. Una nota importante riguarda però il vapore acqueo: pur non costituendo una causa antropica diretta del riscaldamento globale, esso cresce all’aumentare della temperatura dell’atmosfera e amplifica a sua volta l'effetto serra attraverso un importante meccanismo noto come feedback positivo o da vapore acqueo.
La maggior frequenza di alcuni eventi estremi e soprattutto il cambiamento della loro intensità e delle condizioni in cui si verificano sono legati anche a un principio comune: il riscaldamento globale. L’emissione di gas serra nell’atmosfera comporta infatti un aumento a lungo termine della temperatura media della superficie terrestre e degli oceani. Escluso il vapore acqueo, l’incremento di questi gas (chiamati così perché come il vetro di una serra lasciano passare la luce e trattengono il calore del sole) è fortemente connesso alle attività antropiche. Essi sono: l’anidride carbonica (Co2), capofila delle emissioni antropiche globali derivata soprattutto dalla combustione di fonti fossili e, in misura significativa, dai cambiamenti di uso del suolo, tra cui la deforestazione; il metano (Ch4), emesso dal settore energetico, dall’agricoltura e dall’allevamento, e dotato di un tempo inferiore di permanenza nell’atmosfera ma di una capacità superiore di riscaldarla; il protossido di azoto (N2o), emesso da fertilizzanti e processi industriali; e i gas fluorurati, provenienti dal settore della refrigerazione, del condizionamento dell’aria e delle pompe di calore. Una nota importante riguarda però il vapore acqueo: pur non costituendo una causa antropica diretta del riscaldamento globale, esso cresce all’aumentare della temperatura dell’atmosfera e amplifica a sua volta l'effetto serra attraverso un importante meccanismo noto come feedback positivo o da vapore acqueo.
+TEMPERATURA +MINACCE
Il riscaldamento globale può dunque aumentare la probabilità, l’intensità e la durata di gran parte dei disastri naturali citati all’inizio. Come mai? La risposta è contenuta nell’essenza stessa del fenomeno: l’aumento della temperatura. Se quanto accade per siccità e valanghe appare già abbastanza chiaro di per sé, soffermiamoci invece sui fenomeni più strettamente correlati alle precipitazioni atmosferiche. Ad esempio, i nubifragi (>30 mm all’ora oppure >50 mm in due ore) si verificano in presenza di condizioni atmosferiche favorevoli alla formazione e allo sviluppo di nubi temporalesche. Il riscaldamento globale aumenta la temperatura dell’aria e l’evaporazione e, soprattutto, permette all’atmosfera di contenere più vapore acqueo. Quando si instaurano condizioni favorevoli alla condensazione e alla risalita dell’aria, questa maggiore quantità di umidità può quindi contribuire ad aumentare l’intensità delle precipitazioni, alzando il rischio di nubifragi e delle conseguenti alluvioni. In maniera analoga, l’aumento delle temperature degli oceani determina una maggiore probabilità e un inasprimento del fenomeno degli uragani.
Il riscaldamento globale può dunque aumentare la probabilità, l’intensità e la durata di gran parte dei disastri naturali citati all’inizio. Come mai? La risposta è contenuta nell’essenza stessa del fenomeno: l’aumento della temperatura. Se quanto accade per siccità e valanghe appare già abbastanza chiaro di per sé, soffermiamoci invece sui fenomeni più strettamente correlati alle precipitazioni atmosferiche. Ad esempio, i nubifragi (>30 mm all’ora oppure >50 mm in due ore) si verificano in presenza di condizioni atmosferiche favorevoli alla formazione e allo sviluppo di nubi temporalesche. Il riscaldamento globale aumenta la temperatura dell’aria e l’evaporazione e, soprattutto, permette all’atmosfera di contenere più vapore acqueo. Quando si instaurano condizioni favorevoli alla condensazione e alla risalita dell’aria, questa maggiore quantità di umidità può quindi contribuire ad aumentare l’intensità delle precipitazioni, alzando il rischio di nubifragi e delle conseguenti alluvioni. In maniera analoga, l’aumento delle temperature degli oceani determina una maggiore probabilità e un inasprimento del fenomeno degli uragani.
UNA FEBBRE CHE NON PASSA
Il pianeta si sta riscaldando e continuerà a riscaldarsi nei prossimi decenni. Se è vero che i cambiamenti climatici hanno sempre interessato la Terra, è altrettanto vero che fino a qualche secolo fa erano lenti (quando dovuti a fenomeni quali le oscillazioni dell’asse terrestre) o duravano pochi anni (quando causati da fenomeni vulcanici). L’attuale cambiamento climatico vissuto dalla Terra ha invece avuto origine nel XIX secolo in concomitanza con il repentino sviluppo delle Rivoluzioni industriali ed è andato via via aggravandosi con il susseguirsi di ormai due secoli di continua – a tratti benedetta, ma troppo spesso spregiudicata – innovazione tecnologica.
Il pianeta si sta riscaldando e continuerà a riscaldarsi nei prossimi decenni. Se è vero che i cambiamenti climatici hanno sempre interessato la Terra, è altrettanto vero che fino a qualche secolo fa erano lenti (quando dovuti a fenomeni quali le oscillazioni dell’asse terrestre) o duravano pochi anni (quando causati da fenomeni vulcanici). L’attuale cambiamento climatico vissuto dalla Terra ha invece avuto origine nel XIX secolo in concomitanza con il repentino sviluppo delle Rivoluzioni industriali ed è andato via via aggravandosi con il susseguirsi di ormai due secoli di continua – a tratti benedetta, ma troppo spesso spregiudicata – innovazione tecnologica.
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