Sissi eterna principessa, 70 anni di un’illusione che non vuole svanire
Romy Schneider, appena 17enne nel primo film di Marischka, ritrovò la “vera” Elisabetta solo grazie a Luchino Visconti
Elisabetta Paraboschi
|6 ore fa

Una scena de “La principessa Sissi” al ballo del fidanzamento
Può un film continuare a nutrire un mito immaginario a distanza di oltre settant’anni dalla sua uscita? Non stiamo parlando di “Via col vento”. Sono trascorsi 71 anni da quando Ernest Marischka diresse “La principessa Sissi”: era il 1955 e il regista con una carriera di tutto rispetto alle spalle (26 film e una nomination all’Oscar come soggettista di un film sulla vita di Chopin intitolato “L’eterna armonia”) trasformò una diciassettenne Romy Schneider nell’imperatrice Elisabetta. O meglio nel surrogato di quello che era stata la consorte bellissima e insofferente alla corte di Vienna dell’imperatore Francesco Giuseppe. Marischka piegò infatti completamente alla sua fantasia la vicenda più drammatica che poetica dell’imperatrice assassinata nel 1898 a Ginevra e lo fece già dal titolo del film: il regista ribattezzò Elisabetta con il diminutivo vezzoso “Sissi”, che tuttavia mai venne utilizzato dalla diretta interessata, chiamata sempre “Lisi” in famiglia e “Sisi” (con una sola esse) a corte.
Nel 1955 uscì dunque “La principessa Sissi”, primo film di una trilogia destinata a un successo mondiale e duraturo grazie all’interpretazione molto coinvolgente di Schneider e del bel Karlheinz Böhm nella parte di un romantico e innamoratissimo Francesco Giuseppe, poco digeribile - almeno si immagina - per i reduci italiani della grande guerra che nel 1955 vedevano l’acerrimo nemico trasformato in un personaggio da operetta.
A completare il cast erano Magda Schneider, mamma di Romy nel ruolo della madre dell’imperatrice, Ludovica, Uta Franz in quello della sorella Nenè (la promessa sposa di Francesco Giuseppe destinata a far da tappezzeria), Gustav Knuth nella parte sapida del padre di Sissi, il duca Max insofferente alle regole e molto appassionato di birra; e ancora Vilma Degischer nei panni dell’inflessibile arciduchessa Sofia e Josef Meinrad in quelli comici del maggiore di gendarmeria Böckl.
In tre anni Marischka riuscì a sfornare tre film: dopo il primo, nel 1956 uscì “Sissi, la giovane imperatrice” e nel 1957 “Sissi, il destino di un’imperatrice”. Qualche anno dopo, nel 1961, il regista propose alla Schneider di girare anche un quarto film, ma l’attrice desiderosa di smarcarsi dalla figura della zuccherosa principessa rifiutò. Salvo tornare a interpretare l’imperatrice in “Ludwig”, la pellicola che Luchino Visconti diresse nel 1973 sulla vicenda tragica del cugino di Elisabetta che fu re di Baviera e morì suicida nel lago di Stanberg: fu una scelta, quella dell’attrice di tornare nei panni dell’imperatrice d’Austria, motivata anche dall’attenta ricerca storiografica che impegnò Visconti nella regia.
A distanza di oltre sette decenni dalla sua uscita però la trilogia di Sissi continua ad alimentare un mito fasullo su una donna forse troppo moderna per la sua epoca e per questo destinata a una vita dolorosamente leggendaria.

