Galliano “cancellato”, ma il genio della moda si potrà perdonare?
Dietro il passo indietro del Met sulla mostra-evento per il 2027 si nasconde il dilemma più scomodo del glamour contemporaneo
Giulia Marzoli
|10 ore fa

John Galliano
John Galliano è tornato al centro della discussione. A fine luglio il Metropolitan Museum of Art aveva annunciato John Galliano: Horizons, una grande retrospettiva dedicata ai quarant’anni di carriera dello stilista; sarebbe stata soltanto la terza retrospettiva del Costume Institute dedicata a uno stilista vivente, dopo Yves Saint Laurent e Rei Kawakubo, e avrebbe accompagnato il Met Gala del 2027. Una specie di consacrazione definitiva per uno dei designer più importanti della sua generazione.
Solo che è durata poco. Il 31 agosto Galliano ha annunciato il proprio ritiro dal progetto e il Met ha confermato che la mostra non si farà. Non è però chiaro quanto la decisione sia stata autonoma e quanto invece sia stata influenzata dalle polemiche emerse nelle settimane precedenti, con le critiche di esponenti della comunità ebraica, politici e alcuni sostenitori del museo. Per capire perché basta tornare al 2011. Galliano, allora direttore creativo di Dior, era stato licenziato dopo essere stato ripreso mentre pronunciava insulti razzisti e antisemiti, per poi essere condannato da un tribunale francese. Da allora sono passati quindici anni. Nel frattempo Galliano ha chiesto scusa, ha affrontato un percorso di recupero dalla dipendenza e ha continuato a lavorare su sè stesso. È anche tornato alla moda, prima con Maison Margiela, e ha costruito una carriera che continua a essere studiata e celebrata.
Dunque sí, possiamo riconoscere che quello che è successo nel 2011 è stato grave, ma non c’è bisogno di ridimensionarlo per ammettere che, nel frattempo, la vita di Galliano è cambiata: le due cose possono stare nello stesso discorso. Il suo ritorno alla moda, infatti, non è stato immediato né privo di conseguenze: ha dovuto ricostruire la propria carriera e, negli anni, è tornato a essere considerato uno degli autori più importanti della moda contemporanea.
Ma riconoscere questo significa perdonarlo? Non necessariamente. È proprio qui che la vicenda del Met diventa interessante, perché una cosa è permettere a un designer di tornare a lavorare, un’altra è scegliere di dedicargli una delle più importanti istituzioni culturali della moda. Una retrospettiva non è soltanto una collezione di abiti, ma racconta chi riteniamo abbastanza importante da entrare nella memoria collettiva. È quindi comprensibile che la scelta del museo abbia fatto discutere, ma quanto spazio deve avere il passato quando giudichiamo una persona nel presente? Quindici anni possono sembrare pochissimi se pensiamo alla gravità di quello che è successo, ma allo stesso tempo tanti se pensiamo a tutto quello che può cambiare nella vita di una persona in un periodo così lungo. E non sto dicendo che il tempo cancelli le responsabilità, sarebbe troppo facile. Sto dicendo che, se crediamo davvero nella possibilità di cambiare, prima o poi dobbiamo anche decidere se e come quel cambiamento debba essere riconosciuto. È una questione che oggi riguarda molti altri ambiti, oltre la moda. Per anni si è stati abituati a celebrare il creativo indipendentemente da tutto il resto: più era geniale, più gli si perdonava.
Oggi invece sappiamo molto di più delle persone che stanno dietro alle creazioni. Conosciamo le loro dichiarazioni, i loro comportamenti e, inevitabilmente, anche i loro errori. Tutto questo fa parte della storia che raccontiamo insieme alle loro opere, e forse è giusto così. È anche vero, però, che un abito può essere straordinario senza rendere straordinaria la persona che lo ha creato. Allo stesso tempo, una persona non dovrebbe essere necessariamente condannata a essere per sempre quella che era nel suo momento peggiore. Il punto è che queste due affermazioni non si escludono. Possiamo ricordare quello che Galliano ha fatto nel 2011 e riconoscere il percorso che ha fatto dopo. Possiamo considerare il suo contributo alla moda fondamentale senza trasformarlo automaticamente in una figura da celebrare.
Possiamo anche capire perché il Met abbia deciso di fare un passo indietro, senza smettere di chiederci se fosse davvero l’unica possibilità. La domanda non è se Galliano meriti di essere ricordato, perché quello è praticamente inevitabile. La vera domanda è come vogliamo ricordarlo: come se il suo talento potesse cancellare tutto il resto, come se il suo errore potesse cancellare tutto quello che è venuto dopo, oppure accettando che entrambe le cose facciano parte della stessa storia.

