1348 EX VOTO, videogioco italiano attaccato fin dal suo annuncio
Ecco le motivazioni
Francesco Toniolo
|18 ore fa

1348 EX VOTO
Il 12 marzo è uscito il videogioco 1348 Ex Voto, realizzato dal team italiano Sedleo e pubblicato da Dear Villagers. Il gioco è acquistabile su PlayStation 5 e su PC (tramite Steam o Epic Games Store) e costa 25 euro. Fin dal suo annuncio, il videogioco è stato molto chiacchierato online per diverse ragioni e ha ricevuto numerose critiche preventive. Ora che è stato pubblicato, difensori e detrattori di 1348 Ex Voto si sono trovati concordi almeno su un punto: questo videogioco era un progetto troppo ambizioso, per le dimensioni del team e le risorse a disposizione. Ma andiamo con ordine.
Come suggerisce il titolo, il videogioco è ambientato nell’Italia del 1348. È l’anno in cui la peste nera devastò diverse aree del territorio, tra cui la Firenze di Boccaccio, che nel suo Decameron pone come narratori un gruppo di giovani che fugge dalla città per sfuggire al contagio. Anche Aeta e Bianca, i personaggi principali di 1348 Ex Voto, all’inizio del gioco si trovano a discutere su dove finiranno, ora che c’è la peste. Bianca, una giovane ed eterea fanciulla, verrà probabilmente mandata in un monastero dai genitori, per proteggerla dal morbo. Per cui dovrà separarsi da Aeta – il personaggio che controlliamo nel gioco – una spadaccina con cui è molto amica e forse anche qualcosa in più. È proprio intorno alla figura di Aeta che si sono concentrate gran parte delle preventive polemiche online sul gioco, legate principalmente a due filoni: il suo essere una guerriera e il suo essere un personaggio queer.
Sul primo punto si è discusso tanto sulla presenza di donne combattenti nel medioevo. Un dibattito finito ben presto fuori fuoco. A prescindere dall’effettiva presenza (molto ristretta, ma non totalmente assente) di donne spadaccine, questa figura ha sempre attraversato l’immaginario, fin dai cantari medievali, ripresi dall’Orlando Innamorato di Boiardo e dall’Orlando Furioso di Ariosto, dove è presente Bradamante, la paladina di Francia, molto più forte di tanti altri combattenti uomini. In tempi ben più recenti (all’inizio degli anni ’90) tantissimi italiani hanno amato un personaggio come Fantaghirò, la prode guerriera dell’omonima serie diretta da Lamberto Bava. E l’Aeta protagonista di 1348 Ex Voto ha pure una certa somiglianza con Fantaghirò e con tante rappresentazioni di Giovanna D’Arco, ma non è stata accolta altrettanto bene.
Poi c’è la componente queer del personaggio. Aeta è doppiata da Alby Baldwin, persona non binaria, mentre la doppiatrice di Bianca è Jennifer English, attrice lesbica che negli ultimi anni ha prestato la sua voce a un gran numero di personaggi videoludici. Diversi materiali promozionali di 1348 Ex Voto hanno sottolineato la natura “queer friendly” del gioco e gli sviluppatori sono anche entrati in aperta polemica con i team di altri videogiochi medievaleggianti. Quando poi si va a vedere 1348 Ex Voto, ci si rende anche conto che questa componente queer sia decisamente marginale e mai esplicitata. Il rapporto stesso tra Aeta e Bianca resta sempre aperto all’interpretazione, se siano solo care amiche o amanti.
1348 Ex Voto è quindi un ennesimo esempio della negatività preventiva che si trova online davanti a certi videogiochi, in cui i prodotti vengono attaccati molto prima della loro uscita, soprattutto quando trattano temi legati all’inclusività, allontanando il discorso dalla qualità del prodotto. Che peraltro, in questo specifico caso, non si è rivelata all’altezza.
Come suggerisce il titolo, il videogioco è ambientato nell’Italia del 1348. È l’anno in cui la peste nera devastò diverse aree del territorio, tra cui la Firenze di Boccaccio, che nel suo Decameron pone come narratori un gruppo di giovani che fugge dalla città per sfuggire al contagio. Anche Aeta e Bianca, i personaggi principali di 1348 Ex Voto, all’inizio del gioco si trovano a discutere su dove finiranno, ora che c’è la peste. Bianca, una giovane ed eterea fanciulla, verrà probabilmente mandata in un monastero dai genitori, per proteggerla dal morbo. Per cui dovrà separarsi da Aeta – il personaggio che controlliamo nel gioco – una spadaccina con cui è molto amica e forse anche qualcosa in più. È proprio intorno alla figura di Aeta che si sono concentrate gran parte delle preventive polemiche online sul gioco, legate principalmente a due filoni: il suo essere una guerriera e il suo essere un personaggio queer.
Sul primo punto si è discusso tanto sulla presenza di donne combattenti nel medioevo. Un dibattito finito ben presto fuori fuoco. A prescindere dall’effettiva presenza (molto ristretta, ma non totalmente assente) di donne spadaccine, questa figura ha sempre attraversato l’immaginario, fin dai cantari medievali, ripresi dall’Orlando Innamorato di Boiardo e dall’Orlando Furioso di Ariosto, dove è presente Bradamante, la paladina di Francia, molto più forte di tanti altri combattenti uomini. In tempi ben più recenti (all’inizio degli anni ’90) tantissimi italiani hanno amato un personaggio come Fantaghirò, la prode guerriera dell’omonima serie diretta da Lamberto Bava. E l’Aeta protagonista di 1348 Ex Voto ha pure una certa somiglianza con Fantaghirò e con tante rappresentazioni di Giovanna D’Arco, ma non è stata accolta altrettanto bene.
Poi c’è la componente queer del personaggio. Aeta è doppiata da Alby Baldwin, persona non binaria, mentre la doppiatrice di Bianca è Jennifer English, attrice lesbica che negli ultimi anni ha prestato la sua voce a un gran numero di personaggi videoludici. Diversi materiali promozionali di 1348 Ex Voto hanno sottolineato la natura “queer friendly” del gioco e gli sviluppatori sono anche entrati in aperta polemica con i team di altri videogiochi medievaleggianti. Quando poi si va a vedere 1348 Ex Voto, ci si rende anche conto che questa componente queer sia decisamente marginale e mai esplicitata. Il rapporto stesso tra Aeta e Bianca resta sempre aperto all’interpretazione, se siano solo care amiche o amanti.
1348 Ex Voto è quindi un ennesimo esempio della negatività preventiva che si trova online davanti a certi videogiochi, in cui i prodotti vengono attaccati molto prima della loro uscita, soprattutto quando trattano temi legati all’inclusività, allontanando il discorso dalla qualità del prodotto. Che peraltro, in questo specifico caso, non si è rivelata all’altezza.

BENE O MALE, PURCHE' SE NE PARLI: E' DAVVERO COSI'?
Esistono casi in cui alimentare il dibattito online può rivelarsi vantaggioso. Si parla sempre di giocare col fuoco, quando si cavalcano polemiche di varia natura, ma alle giuste condizioni può rivelarsi una strategia che produce risultati interessanti. Per prima cosa si genera una polarizzazione o se ne cavalca una preesistente, in cui emergono due gruppi ben distinti. A volte non serve nemmeno attaccare direttamente un avversario, per farlo, visto che è sufficiente esprimere il proprio posizionamento. Se si è a favore di qualcosa, si finisce automaticamente per essere contro qualcos’altro. A quel punto, una comunicazione finalizzata a sfruttare questa polarizzazione genererà due effetti. Chi si identifica come un sostenitore e “alleato” della nostra causa sarà ancor più propenso a mettersi in gioco, facendo da ambasciatore del nostro prodotto, per contrastare l’azione degli “avversari”. Questi ultimi, invece, finiranno per parlare di noi in continuazione. Lo faranno in termini negativi e denigratori, certo, ma le loro comunicazioni rappresentano comunque un moltiplicatore, che potrebbe portare a esser conosciuti anche da persone che invece apprezzano il nostro prodotto.
Sulla carta è una buona strategia, ma nella pratica non sono moltissimi i casi in cui si riesce a farla funzionare. Magari perché manca proprio un pubblico sufficientemente ampio a cui possa interessare il prodotto. O magari perché, alla fine, il prodotto non si rivela all’altezza. Anche tra i videogiochi si assiste spesso a situazioni del genere. Tra i casi recenti si possono ricordare l’italiano 1348 Ex Voto e il sudafricano Relooted. Entrambi partono da un’idea che sulla carta è interessante. Nel primo caso, assistiamo a un mondo al tramonto, quello degli ideali cavallereschi, che sta per lasciare il passo a una nuova società e a nuove forme di combattimento. Nel secondo caso abbiamo invece un videogioco che riflette su come “decolonizzare” i musei e sulla restituzione delle opere d’arte (africane, in questo caso) che sono state sottratte in passato.
Entrambi i videogiochi sono stati bersaglio di ferocissimi attacchi online. In un caso per le tematiche queer, nell’altro per i protagonisti afrodiscendenti che derubano i musei per riprendere gli artefatti delle loro popolazioni. Sono stati attacchi aprioristici e assolutamente gratuiti, emersi ben prima di poter provare questi videogiochi. È successo anche in tanti altri casi. A volte gli sviluppatori ribattono apertamente, in altri casi ignorano questi commenti e vanno avanti con la loro comunicazione. Quando poi sono stati pubblicati, sia Relooted sia 1348 Ex Voto si sono rivelati videogiochi non proprio riusciti, mal ottimizzati o con vari altri problemi che hanno poco o nulla a che fare con i temi trattati. Relooted ha venduto molto poco e difficilmente riuscirà a recuperare. L’italiano 1348 Ex Voto è uscito solo da pochi giorni per cui è difficile poter dare un giudizio definitivo, ma la partenza non è stata delle migliori e anche molti di coloro che amano l’idea alla base del gioco lo stanno valutando negativamente, soprattutto per problemi di natura tecnica.
Da qui emergono allora due considerazioni. La prima è che il medium videoludico – è sempre utile ricordarlo – presenta mille difficoltà realizzative. L’idea di fondo può essere molto intrigante, può prestarsi benissimo per far parlare del gioco, ma se poi il team non ha le giuste risorse (temporali, monetarie ecc.) per realizzarla, allora uscirà un progetto monco. La seconda considerazione è che il famoso detto “nel bene o nel male, purché se ne parli” in molti casi non è affatto vero. Entrambi gli esempi presi in considerazione sono stati molto più chiacchierati di tantissimi altri videogiochi con dimensioni produttive similari. Alcuni youtuber hanno realizzato decine di video in cui commentavano ogni singola notizia riguardante Relooted o 1348 Ex Voto. Un’attenzione mediatica che tanti altri otterrebbero solo pagando cifre considerevoli, per portare avanti sponsorizzazioni con vari content creator. Ragionando a livello teorico, tutta questa attività avrebbe dovuto far scoprire questi videogiochi a un gran numero di potenziali appassionati, proprio grazie agli “hater” online, ma questo passaggio non è avvenuto, se non forse in minima parte. Come in tanti altri casi, non solo nel mondo dei videogiochi, sono rari i casi in cui gli attacchi online portano un grosso e reale vantaggio.
Esistono casi in cui alimentare il dibattito online può rivelarsi vantaggioso. Si parla sempre di giocare col fuoco, quando si cavalcano polemiche di varia natura, ma alle giuste condizioni può rivelarsi una strategia che produce risultati interessanti. Per prima cosa si genera una polarizzazione o se ne cavalca una preesistente, in cui emergono due gruppi ben distinti. A volte non serve nemmeno attaccare direttamente un avversario, per farlo, visto che è sufficiente esprimere il proprio posizionamento. Se si è a favore di qualcosa, si finisce automaticamente per essere contro qualcos’altro. A quel punto, una comunicazione finalizzata a sfruttare questa polarizzazione genererà due effetti. Chi si identifica come un sostenitore e “alleato” della nostra causa sarà ancor più propenso a mettersi in gioco, facendo da ambasciatore del nostro prodotto, per contrastare l’azione degli “avversari”. Questi ultimi, invece, finiranno per parlare di noi in continuazione. Lo faranno in termini negativi e denigratori, certo, ma le loro comunicazioni rappresentano comunque un moltiplicatore, che potrebbe portare a esser conosciuti anche da persone che invece apprezzano il nostro prodotto.
Sulla carta è una buona strategia, ma nella pratica non sono moltissimi i casi in cui si riesce a farla funzionare. Magari perché manca proprio un pubblico sufficientemente ampio a cui possa interessare il prodotto. O magari perché, alla fine, il prodotto non si rivela all’altezza. Anche tra i videogiochi si assiste spesso a situazioni del genere. Tra i casi recenti si possono ricordare l’italiano 1348 Ex Voto e il sudafricano Relooted. Entrambi partono da un’idea che sulla carta è interessante. Nel primo caso, assistiamo a un mondo al tramonto, quello degli ideali cavallereschi, che sta per lasciare il passo a una nuova società e a nuove forme di combattimento. Nel secondo caso abbiamo invece un videogioco che riflette su come “decolonizzare” i musei e sulla restituzione delle opere d’arte (africane, in questo caso) che sono state sottratte in passato.
Entrambi i videogiochi sono stati bersaglio di ferocissimi attacchi online. In un caso per le tematiche queer, nell’altro per i protagonisti afrodiscendenti che derubano i musei per riprendere gli artefatti delle loro popolazioni. Sono stati attacchi aprioristici e assolutamente gratuiti, emersi ben prima di poter provare questi videogiochi. È successo anche in tanti altri casi. A volte gli sviluppatori ribattono apertamente, in altri casi ignorano questi commenti e vanno avanti con la loro comunicazione. Quando poi sono stati pubblicati, sia Relooted sia 1348 Ex Voto si sono rivelati videogiochi non proprio riusciti, mal ottimizzati o con vari altri problemi che hanno poco o nulla a che fare con i temi trattati. Relooted ha venduto molto poco e difficilmente riuscirà a recuperare. L’italiano 1348 Ex Voto è uscito solo da pochi giorni per cui è difficile poter dare un giudizio definitivo, ma la partenza non è stata delle migliori e anche molti di coloro che amano l’idea alla base del gioco lo stanno valutando negativamente, soprattutto per problemi di natura tecnica.
Da qui emergono allora due considerazioni. La prima è che il medium videoludico – è sempre utile ricordarlo – presenta mille difficoltà realizzative. L’idea di fondo può essere molto intrigante, può prestarsi benissimo per far parlare del gioco, ma se poi il team non ha le giuste risorse (temporali, monetarie ecc.) per realizzarla, allora uscirà un progetto monco. La seconda considerazione è che il famoso detto “nel bene o nel male, purché se ne parli” in molti casi non è affatto vero. Entrambi gli esempi presi in considerazione sono stati molto più chiacchierati di tantissimi altri videogiochi con dimensioni produttive similari. Alcuni youtuber hanno realizzato decine di video in cui commentavano ogni singola notizia riguardante Relooted o 1348 Ex Voto. Un’attenzione mediatica che tanti altri otterrebbero solo pagando cifre considerevoli, per portare avanti sponsorizzazioni con vari content creator. Ragionando a livello teorico, tutta questa attività avrebbe dovuto far scoprire questi videogiochi a un gran numero di potenziali appassionati, proprio grazie agli “hater” online, ma questo passaggio non è avvenuto, se non forse in minima parte. Come in tanti altri casi, non solo nel mondo dei videogiochi, sono rari i casi in cui gli attacchi online portano un grosso e reale vantaggio.
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