I 50 anni di Apple. La “mela morsicata” che ha rivoluzionato la storia del tech
La compagnia fondata in un garage da Steve Jobs e Steve Wozniak ha celebrato l’importante traguardo
Fabrizia Malgieri
|12 ore fa

La presentazione del Macintosh nel 1984
C’è una «mela» - celebre tanto quanto una nota metropoli statunitense – che il 1° aprile ha compiuto i suoi primi cinquant’anni. Il colosso tecnologico Apple taglia così ufficialmente il traguardo della «mezza età», un periodo nel quale è stata in grado di trasformare quello che un tempo era l’inarrivabile mondo del tech in qualcosa di accessibile praticamente a tutti, facendo della semplicità e dell’intuitività uno dei suoi più grandi marchi di fabbrica.
Era il 1976 quando Steve Jobs, Steve Wozniak e Ron Wayne diedero la luce a quella azienda che, di lì a poco, avrebbe trasformato per sempre il mondo della tecnologia, la Apple Computer. La leggenda narra che tutto prese vita nel garage della famiglia Jobs – un minimo comun denominatore, divenuto nel tempo in cliché, dietro a tutte le più grandi idee tecnologiche del mondo contemporaneo – grazie alle menti geniali di giovani promettenti ingegneri (spoiler: Steve Jobs non si laureerà mai, frequentò solo un semestre al Reed College di Portland).
Per finanziare la nascente compagnia, Jobs vendette il suo pulmino Volkswagen, mentre Wozniak la propria calcolatrice – all’epoca un vero e proprio bene di lusso. Insieme a Wayne, che Jobs aveva conosciuto durante la sua esperienza in Atari (la società videoludica fondata da Nolan Bushnell e Ted Dabney nel 1972) e che uscì praticamente subito dalla compagnia, iniziarono a lavorare al loro primo computer, l’Apple I. Tuttavia, il primo grande successo arrivò solo quando i due ottennero un finanziamento dall’industriale Mike Markkula (pari a 250.000 dollari e una quota di un terzo di proprietà su Apple), che permise a Jobs e Wozniak di commercializzare nel 1977 la loro grande scommessa: Apple II. La svolta introdotta da Apple II risiede essenzialmente in un computer già pronto per il pubblico di massa, qualcosa di impensabile per l’epoca in cui a dominare erano soprattutto i computer di IBM – di gran lunga molto più «macchinosi» e meno accessibili ad un’audience meno tecnologica.
Il prodotto che impennò le vendite di Apple II – quella che oggi in gergo viene definita la «killer application» - fu VisiCalc, il primo foglio di calcolo della storia sviluppato dalla Software Art e distribuito dalla VisiCorp. In esclusiva per Apple II per poco più di un anno, questo software divenne subito popolare tra le varie aziende le quali, anche in virtù di un’economia sempre più veloce e votata al capitalismo globale, trovarono in questo prodotto uno strumento indispensabile. E i numeri sono la conferma del suo enorme successo commerciale: sono state vendute quasi 5 milioni di unità, generando 770.000 dollari solo il primo anno, per poi crescere a 7,9 milioni l’anno successivo e a 49 milioni il terzo anno. Ma la vera rivoluzione arriva nel 1984, anno per certi versi profetico per quello che sarà la tecnologia da quel momento in poi: forte del massiccio successo commerciale di Apple II, Jobs e Wozniak lanciano Macintosh – un personal computer considerato un vero e proprio spartiacque. Accompagnato dal lancio mirabolante di uno spot pubblicitario diretto dal regista Ridley Scott, che paragonava IBM al Grande Fratello orwelliano, Macintosh segna un momento decisivo per Apple, nonostante non fu un immediato successo commerciale: questo è principalmente dovuto al suo prezzo non esattamente popolare pari a 2.495 dollari (circa 6mila euro attuali!), ma anche alcuni problemi tecnici che caratterizzavano l’unità, ossia il suo frequente surriscaldamento, oltre ad alcuni limiti dettati dalla sua memoria non espandibile.
Nonostante le sue limitazioni, la forza propulsiva di Macintosh risiedeva nella sua grande flessibilità di utilizzo: è grazie a questo prodotto, infatti, che viene ufficialmente sdoganato il concetto di «desktop» (scrivania virtuale) introdotto per la prima volta su Xerox Alto negli anni ’70, rendendo anche l’interfaccia grafica utente e il mouse lo standard per l’informatica casalinga. Furono, tuttavia, gli obiettivi commerciali mancati di Macintosh a spingere Steve Jobs ad allontanarsi dalla compagnia da lui stesso co-fondata, il quale, però, immediatamente mise in piedi una nuova compagnia, la NeXT Computer. È proprio in quegli anni che acquisisce la Pixar da LucasFilm – oggi una delle aziende leader dell’animazione in computer grafica, che si impone sul mondo del cinema a partire dal 1995 con “Toy Story” – per poi tornare nel 1996 in una Apple quasi sull’orlo del fallimento. Ma ad una condizione: Apple avrebbe rilevato la NeXT Computer e Jobs sarebbe diventato CEO ad interim. È in quegli anni che Jobs dà vita ad un’altra creazione rivoluzionaria, anzi due: la prima, ovviamente, è l’iMac G3, un prodotto che punta tutto su un’estetica accattivante, accessibilità e contemporaneità. Complice anche un battage pubblicitario confezionato ad arte, iMac G3 diventa uno dei simboli tecnologici per eccellenza della seconda metà degli anni Novanta, a cui poco dopo si aggiungerà anche l’altra grande rivoluzione di Apple, ossia iPod – il lettore Mp3 che rivoluzionerà per sempre il modo di ascoltare musica in movimento, capace di contenere al suo interno circa 1000 brani in un dispositivo grande poco più di un accendino. E poi, ovviamente, c’è il «pezzo da novanta», ciò che ha trasformato per sempre il mondo dei dispositivi mobile: l’iPhone. Era il 9 gennaio 2007 quando Steve Jobs salì sul palco per presentare il padre fondatore dei più moderni smartphone, cambiando per sempre la nostra concezione di telefonia mobile.
La grande novità introdotta da iPhone sta nell’utilizzo di un sistema operativo proprietario (iOS), oltre all’utilizzo di un’interfaccia utente basata su input tattili tramite uno schermo capacitivo. E i numeri di vendita confermano che Steve Jobs aveva ragione: nel suo intero ciclo di vita, il primo iPhone ha venduto 6,1 milioni di unità a livello mondiale, consacrandosi per sempre tra i prodotti tech più importanti della storia. Il grande successo di iPhone spiana la strada ad un altro prodotto che diventerà presto di uso altrettanto comune, nonostante inizialmente “deriso” dai concorrenti: iPad.
La linea di dispositivi è ad oggi la più venduta al mondo in termini di tablet, apportando ad ogni nuova iterazione, esattamente come iPhone, tantissime novità fondamentali. Ma il cuore rivolto ai personal computer non ha mai smesso di battere: nel tempo, Apple ha realizzato numerosi dispositivi sotto il marchio Mac che hanno sempre più semplificato l’utilizzo dei PC casalinghi, aggiungendo potenzialità, soprattutto a livello grafico, che lo hanno reso insostituibile nella categoria. Cinquant’anni dopo quel garage californiano, Apple continua a incarnare l’idea che la tecnologia non debba essere solo potente, ma anche profondamente umana. Dall’Apple II fino all’iPhone, passando per Macintosh e iMac, ogni prodotto ha contribuito a ridefinire il nostro rapporto con il digitale, anticipando bisogni ancora inespressi e trasformandoli in esperienze quotidiane. Oggi, mentre il mondo guarda alle sfide dell’intelligenza artificiale e della sostenibilità, la «mela morsicata» resta uno dei simboli più riconoscibili dell’innovazione globale, con lo sguardo rivolto al futuro e radici ben salde in una storia che ha già cambiato tutto.

