La timidezza delle chiome, fenomeno naturale anche tra i bagolari

Un lunghissimo filare di storici bagolari costeggia il sentiero naturalistico all'ex Polveriera di Agazzano, Piozzano e Pianello

Dea De Angelis
|17 ore fa
Filare di bagolari lungo il sentiero all'ingresso dell'ex Polveriera di Cantone - © Libertà/Dea De Angelis
Filare di bagolari lungo il sentiero all'ingresso dell'ex Polveriera di Cantone - © Libertà/Dea De Angelis
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Spazi vuoti netti tra le chiome degli alberi, un fenomeno botanico spesso catturato nelle fotografie naturalistiche definito la "timidezza delle chiome". Le punte che non si toccano lasciano così spazio alla luce del Sole che - formuliamo un’ipotesi funzionale - penetra fino al suolo illuminando o scaldando altri viventi. Lo si vede ben rappresentato nell’immagine a lato ripresa tra un bagolaro e l’altro lungo un filare storico della nostra provincia.
Alberi messi a dimora quasi cent’anni fa in quello che nei primi decenni del Novecento (nel 1934) nasceva come deposito di munizioni: l’ex-Polveriera di Cantone, in provincia di Piacenza tra i comuni di Agazzano, Piozzano e Pianello, tra val Tidone e val Luretta. Alberi storici - si diceva - alti più di dieci metri e quasi secolari in un’area boschiva oggi interamente bonificata e con una nuova auspicata funzione turistica. Alberi che sono sopravvissuti alle insidie del tempo, persino alla drammatica esplosione accidentale di ordigni del 1955 che causò nove vittime. Bagolari che resistono alla competizione con la robinia in larga e costante diffusione negli ultimi decenni. Alcuni esemplari sono nati spontaneamente e sono sparsi nella superficie boschiva di circa cento ettari del compendio con affaccio sull’estesa pianura Padana, un’area con importante funzione di corridoio ecologico per la fauna selvatica. Impossibile per chi si inoltra nell’area non notare questo filare che costeggia il primo tratto di un sentiero naturalistico ad anello lungo due chilometri che dal sottobosco giunge all’argine del torrente Lisone tra antichi manufatti di grandissimo pregio storico. Il bagolaro (Celtis australis) - infine - è un albero molto resistente e diffuso non solo nei primi rilievi ma anche nell’ecosistema urbano di molte città italiane. Viene anche chiamato “spaccasassi” perché ha attitudine a vivere in terreni sassosi e provoca fessure con le sue radici ampie e robuste o “albero dei rosari” per via dei suoi semi rotondi e duri storicamente forati e usati per creare i grani dei rosari.
"La timidezza delle chiome" con i suoi spazi vuoti
"La timidezza delle chiome" con i suoi spazi vuoti