Piume, cristalli e Cher. Addio a Bob Mackie, designer da red carpet
Da Marilyn a Zendaya, la moda piange lo stilista dei sogni. Il sarto delle dive aveva 87 anni. Anticipò l’era di Instagram
Giulia Marzoli
|9 ore fa

Mackie premiato per “The Cher Show” con il Tony Award nel 2019
Cher avvolta nei cristalli e nelle piume, dentro ad abiti stupendi che sembrano nati per essere fotografati da ogni angolazione: esiste un modo migliore per descrivere il lavoro di Bob Mackie? Il designer americano è morto il 14 settembre a Palm Springs, in California, a 87 anni, dopo una carriera lunga più di cinque decenni, proprio mentre il suo lavoro stava vivendo una nuova stagione di popolarità. Mackie cresce a Monterey Park, in California, affascinato fin da bambino dai costumi dei grandi musical. A Hollywood arriva giovanissimo e comincia a lavorare come illustratore per alcuni dei più importanti costumisti degli studios, tra cui Jean Louis ed Edith Head.
Da quest’ultima impara anche una lezione che va oltre il disegno: come muoversi tra registi e produttori, oltre che tra i divi, capendo che un costume deve funzionare tanto davanti alla macchina da presa quanto dentro una produzione complessa. Tra i suoi primi lavori c’è anche uno schizzo destinato a diventare storia: nel 1962 Mackie collabora alla realizzazione dell’abito che Marilyn Monroe indosserà per cantare “Happy Birthday, Mr. President” a John F. Kennedy. È un vestito aderentissimo, ricoperto di cristalli, diventato una delle immagini più riconoscibili della cultura pop americana. Poco dopo arriva l’incontro fondamentale con Ray Aghayan, costumista e suo compagno di vita, con cui Mackie costruirà una collaborazione professionale lunga quasi cinquant’anni.
Ma è soprattutto la televisione a offrirgli il terreno ideale per trasformare la moda in spettacolo. Nel 1967 entra nel Carol Burnett Show, per il quale lavorerà per undici anni creando migliaia di costumi. Qui il vestito diventa parte integrante e importantissima dello sketch: Carol Burnett raccontava che a volte non sapeva nemmeno come avrebbe interpretato un ruolo finché non arrivava alla prova costume e vedeva cosa Mackie aveva preparato per lei. Il risultato è anche uno dei costumi più celebri della storia della televisione, ossia l’abito-tenda ispirato a Via col vento, completo di bastone e nappe, che Burnett indossa in una parodia rimasta indimenticabile.
E poi c’è Cher. «Cher è nata nuda, e tutto il resto era Bob Mackie!», scherzava Burnett. Nel 1974 Cher arriva al Met Gala con un abito trasparente ricoperto di paillettes e piume, scandaloso allora e sorprendentemente contemporaneo oggi. Dodici anni dopo, agli Oscar, Mackie le affida un altro dei suoi look più celebri, color nero e argento con pancia scoperta, cristalli, e un enorme copricapo di piume. In quasi sei decenni Mackie ha vestito alcune delle più grandi dive dello spettacolo, lavorato per Broadway, Las Vegas e il cinema, e persino portato il suo immaginario nel mondo di Barbie. Ha vinto nove Emmy e un Tony Award, ottenendo anche tre nomination agli Oscar.
Oggi, in una nuova stagione di popolarità, le nuove generazioni di popstar continuano a fare a gara per indossare i suoi pezzi originali - da Miley Cyrus ai Grammy a Zendaya sui red carpet - confermando che il suo stile era già perfetto per l’era dei social. E leggendo online si trovano già molte persone che si chiedono quando arriverà un vero “Bob Mackie theme” al Met Gala, magari con una serata interamente dedicata al suo lavoro. Se prima o poi succederà, sarà la prova più evidente di quanto abbia fatto di bello e importante nella sua carriera: creare abiti così riconoscibili da continuare a chiedere un palcoscenico tutto per loro.

