Dolly Parton e lo stile appariscente ed unico: il “troppo” è la sua forza
Quello della cantautrice, attrice e benefattrice poteva sembrare una caricatura della femminilità americana, invece era un modo di essere
Giulia Marzoli
|4 ore fa

Un recente scatto di Dolly Parton © ANSA
Dolly Parton la riconosci subito. Non serve sapere chi sia, né aver mai ascoltato necessariamente una sua canzone, c’è qualcosa nella sua immagine che arriva prima di tutto il resto e che, nel corso degli anni, è diventato quasi inseparabile dalla sua persona.
Ripartire con questa rubrica dopo una pausa e farlo proprio parlando di Dolly ha qualcosa di dolceamaro, perché mentre si ricomincia a parlare di moda, di immagini e di quelle cose che ci piace osservare e raccontare, una delle donne che più di tutte ha saputo trasformare il proprio aspetto in una forma di racconto non c’è più. Dolly è morta il 25 agosto, a 80 anni, dopo una carriera durata quasi sette decenni. Ha scritto alcune delle canzoni più famose della musica americana, ha recitato al cinema, ha aperto un parco divertimenti e costruito un impero. Ma c’è un’altra parte della sua storia, quella che si vede prima ancora di conoscerla, e passa inevitabilmente dal suo modo di apparire. La cosa curiosa è che Dolly Parton ha costruito la propria immagine proprio partendo da qualcosa che molti avrebbero considerato volgare. Quando era giovane, nel Tennessee, aveva notato una donna del paese che si vestiva in modo molto appariscente, con capelli biondi, trucco marcato, vestiti stretti e tacchi. Gli altri la guardavano e la giudicavano, mentre Dolly la trovava bellissima. Era quella che lei avrebbe ricordato come la “town tramp”, una figura che gli altri disprezzavano e che lei, al contrario, ha trasformato in un modello di bellezza. Quella donna le era rimasta impressa, e quando finalmente ebbe la possibilità di vestirsi come voleva, Dolly prese quell’immagine e la fece sua. Solo che la rese ancora più Dolly, così i capelli diventarono più voluminosi, il trucco più evidente e gli abiti ancora più aderenti. È qui che sta la parte più interessante, Dolly non ha mai avuto paura di essere “troppo”. Anzi, ha capito molto presto che proprio quel troppo poteva diventare la sua forza. Il suo stile poteva sembrare una caricatura della femminilità americana, ma Dolly non lo viveva come una caricatura, era semplicemente il suo modo di essere. L’immagine era costruita, certo, ma non sembrava una maschera e a forza di portarla avanti era diventata una firma.
Ripartire con questa rubrica dopo una pausa e farlo proprio parlando di Dolly ha qualcosa di dolceamaro, perché mentre si ricomincia a parlare di moda, di immagini e di quelle cose che ci piace osservare e raccontare, una delle donne che più di tutte ha saputo trasformare il proprio aspetto in una forma di racconto non c’è più. Dolly è morta il 25 agosto, a 80 anni, dopo una carriera durata quasi sette decenni. Ha scritto alcune delle canzoni più famose della musica americana, ha recitato al cinema, ha aperto un parco divertimenti e costruito un impero. Ma c’è un’altra parte della sua storia, quella che si vede prima ancora di conoscerla, e passa inevitabilmente dal suo modo di apparire. La cosa curiosa è che Dolly Parton ha costruito la propria immagine proprio partendo da qualcosa che molti avrebbero considerato volgare. Quando era giovane, nel Tennessee, aveva notato una donna del paese che si vestiva in modo molto appariscente, con capelli biondi, trucco marcato, vestiti stretti e tacchi. Gli altri la guardavano e la giudicavano, mentre Dolly la trovava bellissima. Era quella che lei avrebbe ricordato come la “town tramp”, una figura che gli altri disprezzavano e che lei, al contrario, ha trasformato in un modello di bellezza. Quella donna le era rimasta impressa, e quando finalmente ebbe la possibilità di vestirsi come voleva, Dolly prese quell’immagine e la fece sua. Solo che la rese ancora più Dolly, così i capelli diventarono più voluminosi, il trucco più evidente e gli abiti ancora più aderenti. È qui che sta la parte più interessante, Dolly non ha mai avuto paura di essere “troppo”. Anzi, ha capito molto presto che proprio quel troppo poteva diventare la sua forza. Il suo stile poteva sembrare una caricatura della femminilità americana, ma Dolly non lo viveva come una caricatura, era semplicemente il suo modo di essere. L’immagine era costruita, certo, ma non sembrava una maschera e a forza di portarla avanti era diventata una firma.
Nel 1978 arrivò sulla copertina di Playboy vestita da coniglietta, quarantatré anni dopo, nel 2021, a 75 anni, ricreò quella stessa copertina per il compleanno del marito Carl Dean. Una cosa apparentemente giocosa che aveva anche un altro significato: Dolly continuava a mostrarsi come voleva, senza accettare l’idea che a una certa età una donna dovesse necessariamente cambiare il modo in cui si presenta. Dolly ha continuato a vestirsi come Dolly anche quando la moda ha iniziato a prendere altre strade, sempre fedele ai suoi capelli cotonati e ai suoi abiti scintillanti. Nel 2023 ha raccolto i suoi look nel libro “Behind the Seams: My Life in Rhinestones”, trasformando il proprio guardaroba in una specie di autobiografia. Quando Vogue le ha chiesto se si considerasse una fashion icon, Dolly ha risposto scherzando di essere più un “eyesore”, un pugno nell’occhio. Ed è una risposta che la racconta benissimo, perché Dolly sapeva di essere esagerata, non cercava di nasconderlo e nemmeno di giustificarlo. E poi c’era tutto il resto: Jolene, 9 to 5, I Will Always Love You. Quest’ultima sarebbe diventata, nella versione di Whitney Houston, uno dei brani più conosciuti di sempre. Nel 2024 Beyoncé ha ripreso Jolene in Cowboy Carter, mentre Miley Cyrus, sua figlioccia, ha continuato a portare quel legame anche nella musica di oggi. E c’erano gli affari, Dollywood, aperto in Tennessee nel 1986, e la Imagination Library, il progetto nato nel 1995 per regalare libri ai bambini. Oggi il programma ha distribuito più di 300 milioni di libri in cinque Paesi. Dietro quella donna che sembrava vivere in un mondo di strass c’era anche un’imprenditrice e una filantropa che aveva costruito progetti destinati a durare ben oltre la sua carriera musicale. Dolly Parton ha passato la vita a dimostrare che non bisogna necessariamente rendersi più convenzionali per essere presi sul serio, rimanendo ostinatamente uguale a se stessa. Ha trovato qualcosa che funzionava per lei e lo ha portato avanti fino in fondo, con quel biondo sempre più biondo e i vestiti sempre più appariscenti, fino a che non è stato più possibile separare Dolly Parton dalla sua immagine. Forse è questo che mi piace di più del suo modo di stare al mondo, il fatto che ci ha lasciato il diritto di essere esagerate senza doverci vergognare, di piacersi anche quando qualcun altro pensa che siamo “troppo”. Anche grazie a questo, davanti a una fotografia di Dolly, non viene nemmeno da chiedersi se sia elegante o volgare, la si riconosce e basta.





