Finita la Fashion week focus dalle passerelle alle strategie delle maison
Chanel, Dior e Saint Laurent: Matthieu Blazy e Jonathan Anderson ne portano avanti la storia, Anthony Vaccarello invece la abbandona
Giulia Marzoli
|22 ore fa

Anthony Vaccarello alla Fashion week. Ha lasciato la maison Saint Laurent© ANSA
Che cosa succede quando una grande maison cambia direttore creativo? Con la conclusione delle fashion week, mi piace spostare l’attenzione dalle passerelle alle strategie delle maison, e questa volta la domanda riguarda da vicino Chanel, Dior e Saint Laurent, tre marchi alle prese con momenti diversi della propria storia. Matthieu Blazy e Jonathan Anderson stanno portando avanti il proprio lavoro nelle rispettive maison, mentre Anthony Vaccarello lascia Saint Laurent dopo dieci anni alla guida del marchio.

La cosa interessante da analizzare è il rapporto tra la visione personale di uno stilista e l’identità di un marchio, chiamato a restare riconoscibile anche quando cambia chi lo dirige. La collezione primavera-estate 2027 di Chanel, presentata da Blazy il 5 ottobre al Grand Palais di Parigi, mostra come si possa intervenire sui codici storici della maison senza snaturarli, proseguendo il percorso avviato con la prima collezione autunno-inverno. Il tweed, uno dei simboli della casa di Gabrielle Chanel, acquista una nuova flessibilità attraverso lavorazioni che richiamano lo sportswear, e le silhouette accompagnano il movimento del corpo. Blazy riprende l’intuizione di Coco di una donna libera dai vincoli dell’abbigliamento tradizionale e la traduce nel proprio linguaggio. Questa traduzione si nota dal tentativo di sottrarre i simboli della maison, dalla doppia C alle catene, alla ripetizione, inserendoli in una nuova prospettiva senza stravolgerli o renderli irriconoscibili.
Da Dior, Jonathan Anderson affronta una questione simile, ovviamente partendo da una storia e da archivi diversi da quelli di Rue Cambon. La collezione primavera-estate 2027, presentata il 29 settembre ai Giardini delle Tuileries, lavora sulla leggerezza dei tessuti e sulle proporzioni. Anderson sta definendo una propria idea di Dior, confrontandosi sia con l’eredità del fondatore che con le aspettative di un pubblico che conosce la maison attraverso le sue diverse stagioni creative. L’interesse suscitato dalla sua nomina, come da quella di Blazy, nasce dalla curiosità di capire quale direzione prenderanno due marchi dalla storia così riconoscibile.
Da Dior, Jonathan Anderson affronta una questione simile, ovviamente partendo da una storia e da archivi diversi da quelli di Rue Cambon. La collezione primavera-estate 2027, presentata il 29 settembre ai Giardini delle Tuileries, lavora sulla leggerezza dei tessuti e sulle proporzioni. Anderson sta definendo una propria idea di Dior, confrontandosi sia con l’eredità del fondatore che con le aspettative di un pubblico che conosce la maison attraverso le sue diverse stagioni creative. L’interesse suscitato dalla sua nomina, come da quella di Blazy, nasce dalla curiosità di capire quale direzione prenderanno due marchi dalla storia così riconoscibile.

Il caso Saint Laurent racconta invece la conclusione di un percorso creativo. Alla guida della maison dal 2016, Vaccarello ha costruito un’estetica fondata sulla sensualità e su silhouette nette, contribuendo a definire l’immagine contemporanea del marchio. La collezione primavera-estate 2027, presentata il 29 settembre sotto la Torre Eiffel, ha portato in passerella abiti dorati e giacche dalle linee marcate. Durante la sfilata, alcuni indizi avevano già fatto pensare a un possibile addio e, al termine dello show, Vaccarello ha consegnato simbolicamente le chiavi della maison al figlio Luca. Il 9 ottobre Kering ha poi ufficializzato la sua uscita, chiudendo così un decennio in cui la firma dello stilista è diventata parte integrante dell’identità visiva di Saint Laurent. Questi tre casi mostrano quanto il lavoro di un direttore creativo vada oltre la progettazione delle collezioni: le maison investono sulle nuove nomine per rinnovare la propria immagine e mantenere vivo l’interesse del pubblico, ma costruire una nuova direzione richiede tempo. Uno stilista deve studiare e conoscere gli archivi, individuare i codici su cui lavorare, e più di tutto deve trovare una voce personale, capace di evolvere da una stagione all’altra. Il pubblico osserva ogni sfilata anche alla luce di quelle precedenti, mettendo a confronto le nuove proposte con l’immaginario a cui è legato, e così la direzione creativa prende forma attraverso questo confronto continuo. La sfida più grande, per chi arriva alla guida di una maison, è capire quali elementi della sua storia possano ancora parlare al presente e come interpretarli senza restare prigioniero delle aspettative.
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