Il cambio armadio per la stagione autunnale ha le sue difficoltà

Titolo dell’opera finale: “Indecisione 2026”. La prova dei vestivi che non ti stanno più e il (magro) ritrovamento nelle tasche

Anna Morando
|22 ore fa
Cambio di stagione, cambio armadio © ANSA
Cambio di stagione, cambio armadio © ANSA
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Bentornati cari amici lettori, oggi parliamo di quel passaggio annuale che ci riempie di dolore come un appuntamento dal commercialista: il cambio di stagione.
Il momento esatto in cui ci accorgiamo che non siamo mentalmente e fisicamente pronti a ciò che accadrà nei prossimi mesi.
La frase che un tempo sentivamo pronunciare solo agli adulti diventa anche nostra: “non esistono più le mezze stagioni”. Nel momento esatto in cui la pronunciamo, o solo ci passa per la mente, ci rendiamo conto che la gioventù ormai è passata, e siamo entrati ufficialmente nel mondo degli grandi. Il tutto accompagnato da qualche capello bianco che inizia farsi strada nella nostra quotidianità.
Il tutto accade in pochi minuti, dalla sera alla mattina. Fino a ieri si boccheggiava anche alle 2 del mattino, adesso in una giornata sola si attraversano tutte le stagioni: alle 7 del mattino ci sono 12 gradi, a mezzogiorno si potrebbe andare al mare a prendere il sole e verso sera una giacchetta non ci fa così schifo.
Sono anni che sento dire un’altra famosa frase: “bisogna vestirsi a cipolla”; e l’unico modo per farlo è uscire di casa la mattina con un trolley pieno di cambi pronti per un metti/togli che ha tutta l’aria di uno spogliarello ma senza pubblico. Ma visto che una valigia sarebbe scomoda, passiamo la giornata a sembrare appendiabiti con giacche, felpe e altro appese alle mani.
Poi arriva il giorno fatidico, programmato con anticipo, che di solito è un sabato o una domenica: il giorno del cambio di stagione. Quel giorno in cui si inizia belli carichi, si tolgono con malinconia i vestiti estivi e si prendono le fatidiche scatole colme di chissà cosa visto che non ricordi nemmeno cosa hai mangiato a pranzo il giorno prima, e si iniziano a mettere i vestiti semi invernali, perché non fa ancora così freddo da tirar fuori i maglioni che potresti usare in una notte siberiana. E così ti ritrovi, dopo un paio d’ore, con una marea di vestiti sul letto, pentita di aver iniziato, con un limbo di vestiario indefinito sia dentro che fuori l’armadio, pensando che ormai devi finire altrimenti la sera dovrai dormire sui costumi usati durante l’estate. Titolo dell’opera finale che si ritrova nell’armadio “indecisione 2026”.
Momento cruciale dell’operazione è la prova dei vestiti. Quel momento in cui ti rendi conto che gli armadi hanno il potere di restringere jeans e magliette, che puntualmente passano allo scaffale del “quando torno in forma poi me li metto”, e ti rendi conto di aver pensato un po’ troppe volte durante l’estate che la vita è una sola e che un gelato in più non fa mai male.
Ultimo, ma non per importanza, è il momento della scoperta di ciò che e rimasto nelle tasche delle giacche o dei pantaloni. La leggenda narra che qualche fortunato trova monete o addirittura denaro di carta appallottolato e festeggia come se avesse vinto la lotteria. Io di solito trovo solo fazzoletti di carta usati e duri come pietre o monete da 2 centesimi.
Il tutto è coronato dall’arrivo dell’ora solare, che ci riconsegna l’ora di sonno persa in precedenza, ma ci toglie ore di preziosissima luce e voglia di fare, che si spegne appena il buio avvolge i nostri pomeriggi pieni di malinconia.
Non ce la prendiamo con le stagioni, tanto dobbiamo prenderle come vengono, alla fine ognuna ha il suo fascino e i suoi colori, ma il cambio degli armadi rimane una prova di maturità della vita adulta che la vita ci mette davanti senza avvisarci.
Quindi cari amici lettori, vi lascio qui, vado a sistemare l’armadio, forse. Finché la sedia regge, io credo in lei.