Tutti quanti all’Opera! Si fa grande musica partendo dallo spartito e arrivando alla vignetta
Verdi, Puccini, Mozart e gli altri big del melodramma: quando il bel canto e l’orchestra disegnano le pagine
Alessandro Sisti
|9 ore fa

Zio Paperone amante della lirica (se qualcuno gli offre il biglietto) © Disney
Il prossimo sabato è un giorno che ogni amante della lirica ha sottolineato sul calendario, poiché un secolo fa, il 25 aprile del 1926, alla Scala di Milano veniva rappresentata per la prima volta la “Turandot” di Giacomo Puccini. Anche chi sia impermeabile alla musica ne conosce l’aria “Nessun dorma” (per intenderci quella di “Vincerò”), usata e abusata dal cinema alla pubblicità, e tutti l’abbiamo perlomeno sentita nominare, magari perché fra le sue numerose opere è l’unica che Puccini ha lasciato incompiuta, morendo nel 1924. Le versioni che oggi ascoltiamo complete sono quella con il finale ipotizzato in base agli appunti di Puccini da Franco Alfano (che ne scrisse due, dovendo rimettere mano al primo, che non soddisfaceva le Edizioni Musicali Ricordi che gliel’avevano commissionato), oppure quella del 2001 di Luciano Berio. E ne esistono ancora altre, eppure non sapremo mai come veramente il Maestro toscano ne avrebbe portato a termine lo spartito, né quale conclusione avrebbe dato alla fiaba della sanguinaria principessa orientale. È un piccolo mistero che personalmente mi affascina, ma forse voi vi domanderete se questa pagina non sia diventata L’Officina dell’Opera mentre eravate distratti.
Be’, rassicuratevi: il nesso fra la lirica e il fumetto è il fatto che per celebrare il centenario di “Turandot” il settimanale “Topolino” mi ha incaricato di dedicarle una storia, creata in concorso con la Fondazione Simonetta Puccini e disegnata dall’artista Alessandro Perina. Se oltre a Libertà qualcuno acquista “Topolino” per figli e nipoti (o per sé, circa metà dei lettori sono adulti), può darsi che nell’ultimo numero abbia notato “Zio Paperone e gli enigmi di Turandot”, in cui il papero più ricco del mondo e il musicista in persona partono alla ricerca del misterioso e sperduto regno di costei. Quello che interessa a Zio Paperone è il tesoro della principessa e il Maestro sa dove potrebbero trovarlo, avendo avuto come insegnante al conservatorio Antonio Bazzini, autore dell’opera “La Turanda”, meno nota, ma sempre intitolata alla bella e crudele fanciulla. Dunque lo stramiliardario di Paperopoli e il grande compositore si conoscevano? Nel mondo della fantasia sì, perché l’avventura fa seguito a quella pubblicata l’anno scorso in occasione dei cent’anni dalla morte di Puccini, con la medesima Fondazione e ancora mia per i disegni di Simona Capovilla.
In “Zio Paperone e l’opera inattesa” Paperone – appassionato di lirica fin da quando nella Corsa all’Oro nel Klondike ne ascoltava le incisioni sui primi grammofoni per ritemprarsi dalle fatiche minerarie – fa amicizia con l’insigne compositore, in un intrigante incontro immaginario che è uno dei modi in cui i fumetti possono fare da tramite fra il pubblico e il grande teatro musicale. Senza forzature, perché l’opera è sia musica sia narrazione e lo stesso Puccini affermava di non poter scrivere una nota se ignorava cosa sarebbe accaduto ai personaggi. Così nel 2025 è arrivato in libreria “Paperpuccini”, con Paperino nel ruolo del musicista in un viaggio nel passato guidato da Topolino e da Andrea Vocelli, avatar disneyano del tenore Andrea Bocelli. I protagonisti della Banda Disney non sono nuovi a questo genere d’impresa e addirittura a trentacinque anni fa risale “Topolino e l’eredità di Mozart”, di Bruno Sarda e Franco Valussi per il bicentenario della scomparsa di Wolfgang Amadeus Mozart, autore – fra vari capolavori – di ben ventitré opere. Topolino torna indietro nel tempo e scopre che è stato lo scapigliato Amadeus a inventare il rock, concludendo che chi ama la musica la ama tutta; né mancano parodie perfino antecedenti come “Paperino e la piccola Butterfly” (1981) di Guido Martina e Giovan Battista Carpi, ispirata alla pucciniana “Madama Butterfly”, o “Paper-Damès e Celest’Aida” (1979), tratta ancora da Martina e da Pier Lorenzo De Vita dall’”Aida” di Giuseppe Verdi, il quale appare anche in “Topolino e il codice armonico” di altri due fra i maggiori Disney nazionali: Francesco Artibani e Paolo Mottura. Prodotta per i 120 anni dalla morte di Verdi e ambientata a Milano sullo sfondo dei moti patriottici, la storia porta Topolino e Pippo nel 1872 sulle tracce di una partitura dell’”Aida” diversa da quella giunta fino a noi, che si rivela significativa anche per motivi non musicali. Ancora Verdi è poi il motore della mia “Zio Paperone e il tesoro del golfo di Parma”, in collaborazione con il cittadino Teatro Regio e disegnata da Giampaolo Soldati. Per chi obbiettasse che a Parma non c’è nessun golfo, il “golfo mistico” è nel gergo teatrale la buca degli orchestrali e Zio Paperone vi cerca un presunto e inestimabile inedito verdiano… per scoprire che quella smarrita è invece la ricetta degli anolini prediletta dal Maestro.
Da Puccini cercatore di tesori a Mozart rockettaro, a Verdi buongustaio e così via, l’intento è quello di avvicinare chi legge ai musicisti immortali, ricondotti a una statura più umana dalla libertà delle vignette. L’umorismo e la sorpresa sono strumenti per introdurre l’incanto del melodramma così come l’avventura, cui ricorre l’archeologo bonelliano Martin Mystère ne “Il mistero di Mozart”, sceneggiata dal suo creatore Alfredo Castelli e disegnata da Giancarlo Alessandrini, nella quale (per non farci mancare nulla) oltre a Mozart c’entra il suo collega e contemporaneo Franz Joseph Haydn. Parentesi narrative aperte per mostrare quanto attorno ai compositori ci sia da raccontare e nondimeno – tengo a ripeterlo – ogni opera mette in scena una storia, che si può tradurre dal libretto (musicale) all’albo, conservandone la capacità di coinvolgimento. Lo fanno dal 2014 le graphic novel della casa editrice di Piacenza 40GB del baritono Simone Tansini, con titoli come “L’ombra del Duca” sulla tragedia del “Rigoletto” di Verdi, o “In un battito d’ali” dalla Butterfly di Puccini, illustrate dal piacentino d’adozione Nicola Genzianella, apprezzato dal pubblico dei fumetti per la serie “Dampyr” di Bonelli e di recente sulle pagine di “Tex”. Riprende le trame operistiche anche la collana “Lirica a strisce” edita da Kleiner Flug, che interpreta nelle tavole a fumetti le opere prodotte e messe in scena dal Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena, come le verdiane “La Traviata”, “Aida” e “Otello”, riproposte dallo sceneggiatore Stefano Ascari insieme al disegnatore Alberto Pagliaro, o il “Macbeth”, di Ascari con Cesare Buffagni. A rendere omaggio al “Don Giovanni”, a “Così fan tutte” e a “Le nozze di Figaro”, la trilogia italiana composta da Mozart con il librettista Lorenzo da Ponte, è stato invece un Maestro (della letteratura disegnata anziché del pentagramma) della levatura di Milo Manara, con una cartella di nove illustrazioni. Di “Così fan tutte” Manara ha progettato inoltre le scenografie e creato i costumi nel 2023 per l’allestimento al Teatro Pergolesi di Jesi. Con tutto ciò potreste esservi fatti l’idea che anch’io della lirica sia un esperto conoscitore. Niente affatto, la ascolto con piacere nella più beata ignoranza, che coltivo perché quando approfondisco un argomento poi mi ritrovo a scriverne e il piacere si trasforma in mestiere. Tuttavia so qualcosa di narrazione e al di là della musica, dell’opera gusto la struttura drammaturgica e i colpi di scena, o l’inserimento nei momenti opportuni di quelli che si chiamano personaggi comici d’alleggerimento, come i tre ministri Ping, Pong e Pang, appunto di “Turandot”. Gli ingredienti delle opere migliori, che siano disegnate od orchestrate.
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