Andrea ci crede: «Ai Mondiali per una medaglia»
Dopo l’oro ai campionati italiani indoor di triplo, Dallavalle è tornato ad allenarsi «Infortunio superato, ora sono all’85%»

Marcello Tassi
|4 ore fa

Dallavalle in allenamento con il coach Ennio Buttò
Nel salto triplo tutto si decide in una manciata di centimetri. È lì che si misura la fiducia. E oggi, quella di Andrea Dallavalle, è solida come l’asse di battuta su cui ha costruito l’ennesimo Tricolore.
Ad Ancona, agli Assoluti indoor, il piacentino ha messo in tasca il quinto titolo italiano della carriera, il secondo al coperto. Un 16,99 al secondo tentativo, misura che vale doppio: oro e lasciapassare per i Mondiali indoor che si disputeranno a Torun (Polonia) nel weekend del 20-22 marzo.
Missione compiuta, come da programma. Poi stop. Testa, gambe e cuore già sintonizzati sull’appuntamento iridato, non prima di aver fatto ritorno al campus Dordoni, la “casa base” dove riprendere gli allenamenti con coach Ennio Buttò. È qui che raggiungiamo Andrea.
«Era l’esordio stagionale - racconta - e la prima gara dopo l’argento mondiale di Tokyo. Direi che partivamo da un precedente abbastanza buono», sorride. «L’obiettivo era chiaro: fare la misura standard, 16.90, e qualificarmi. Si trattava di un all-in, l’unica occasione che avevo. Quando l’ho centrata al secondo salto, mi sono fermato. La qualifica era la cosa principale. Il titolo è stato la ciliegina».
Detta così sembra semplice. Non lo era. Gennaio ha portato in dote una contrattura al bicipite femorale, niente di drammatico, ma sufficiente a rallentare la rincorsa. «Non siamo arrivati al top, diciamo all’85 per cento. Ora testa ai Mondiali: dopo l’anno scorso ci sono più aspettative, sento gli occhi addosso. Ma ho imparato a gestirla. Sono sereno perché so che posso valere certe misure. L’obiettivo è arrivare nella miglior condizione possibile. Punto a una medaglia…però siamo scaramantici, quindi non lo dico troppo forte».
Ad Ancona, agli Assoluti indoor, il piacentino ha messo in tasca il quinto titolo italiano della carriera, il secondo al coperto. Un 16,99 al secondo tentativo, misura che vale doppio: oro e lasciapassare per i Mondiali indoor che si disputeranno a Torun (Polonia) nel weekend del 20-22 marzo.
Missione compiuta, come da programma. Poi stop. Testa, gambe e cuore già sintonizzati sull’appuntamento iridato, non prima di aver fatto ritorno al campus Dordoni, la “casa base” dove riprendere gli allenamenti con coach Ennio Buttò. È qui che raggiungiamo Andrea.
«Era l’esordio stagionale - racconta - e la prima gara dopo l’argento mondiale di Tokyo. Direi che partivamo da un precedente abbastanza buono», sorride. «L’obiettivo era chiaro: fare la misura standard, 16.90, e qualificarmi. Si trattava di un all-in, l’unica occasione che avevo. Quando l’ho centrata al secondo salto, mi sono fermato. La qualifica era la cosa principale. Il titolo è stato la ciliegina».
Detta così sembra semplice. Non lo era. Gennaio ha portato in dote una contrattura al bicipite femorale, niente di drammatico, ma sufficiente a rallentare la rincorsa. «Non siamo arrivati al top, diciamo all’85 per cento. Ora testa ai Mondiali: dopo l’anno scorso ci sono più aspettative, sento gli occhi addosso. Ma ho imparato a gestirla. Sono sereno perché so che posso valere certe misure. L’obiettivo è arrivare nella miglior condizione possibile. Punto a una medaglia…però siamo scaramantici, quindi non lo dico troppo forte».


