«Un’ora di insulti razzisti: la partita andava fermata»

I giocatori del Caorso bersagliati a Bettola: «Avremmo voluto andarcene dal campo»

Michele Rancati
Michele Rancati
|2 ore fa
L'ingresso del campo sportivo di Bettola
L'ingresso del campo sportivo di Bettola
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Flavio Zisa e Imad Alem sono due dei giocatori del Caorso che domenica a Bettola sono stati oggetto dei vergognosi epiteti che hanno portato il giudice sportivo, dopo aver letto il referto dell’arbitro, a chiudere per due giornate la tribuna del campo sportivo della Bieffe. Una pena pesante e inusuale nella nostra provincia, che per il momento resta sospesa: i tifosi dei gialloblù saranno sotto osservazione per un anno, se si dovessero ripetere episodi simili il provvedimento diventerebbe operativo, assieme a tutte le nuova sanzioni del caso.
La gara era valida per il girone A di Seconda categoria ed aveva un grande importanza soprattutto per il Caorso, in piena lotta salvezza. 
Imad Alem
Imad Alem

A ricostruire l’accaduto è Alem: «Tutto si è scatenato alla fine del primo tempo, quando qualcuno degli spettatori ha chiamato “scimmia” un nostro compagno di colore. Al ritorno in campo per la ripresa, i tifosi erano aumentati di numero e hanno iniziato a prenderci di mira. Quando toccavo palla io, ad esempio, gridavano “marocchino di m...”. E così anche per gli altri ragazzi stranieri della nostra squadra. Immaginate in che stato d'animo abbiamo giocato, pensate a un ragazzino del 2007 che è entrato».
La situazione è peggiorata continuamente: «Non smettevano - continua Zisa - tanto che abbiamo chiesto a più riprese all’arbitro di fermare la gara. Ma ci ha detto che non era possibile e, quando abbiamo minacciato di lasciare il campo, ci ha detto che rischiavamo di perdere a tavolino. Ma non ce la sentiamo di prendercela con il direttore di gara, la situazione era molto pesante e sorprendente anche per lui. Anzi, è stato molto corretto e preciso a riportare tutto nel referto. Forse serviva un po’ più di coraggio da parte sua e anche da parte nostra, perché andava dato un segnale molto forte».
Flavio Zisa
Flavio Zisa