Calendasco, caccia alle tane negli argini. Una decina segnalate ad Aipo
Redazione Online
|3 anni fa

È ripartita la caccia ai pericolosi “buchi” negli argini del Po, le tane di animali che in caso di piena del fiume vanno a minare la stabilità delle opere artificiali anti-alluvione: nelle scorse settimane, i volontari del gruppo di protezione civile Calendasco – che fanno riferimento specialmente allo stesso paese e alle zone limitrofe – hanno passato al setaccio l’intero argine del Grande Fiume, metro per metro, alla ricerca di eventuali “falle”. E alla fine, sono state circa una decina le tane segnalate perché vengano richiuse.
Quella dei volontari è un’attività periodica che viene svolta per conto di Aipo. Approfittando dei periodi di sfalcio dell’erba, quando le tane sono più visibili ad occhio nudo, i volontari si occupano di scovare, classificare e soprattutto geolocalizzare i “buchi” (specialmente tane di tassi o nutrie) in modo che successivamente Aipo possa intervenire per sigillare nuovamente l’argine maestro. In tempo relativamente breve, i volontari hanno così mappato circa una decina di tane, trasmettendo i dati della posizione esatta all’Agenzia. È noto, infatti, che quando l’acqua del Po preme sugli argini durante le piene anche la minima breccia può portare a conseguenze catastrofiche, facendo crollare parte dell’arginatura.
Quella dei volontari è un’attività periodica che viene svolta per conto di Aipo. Approfittando dei periodi di sfalcio dell’erba, quando le tane sono più visibili ad occhio nudo, i volontari si occupano di scovare, classificare e soprattutto geolocalizzare i “buchi” (specialmente tane di tassi o nutrie) in modo che successivamente Aipo possa intervenire per sigillare nuovamente l’argine maestro. In tempo relativamente breve, i volontari hanno così mappato circa una decina di tane, trasmettendo i dati della posizione esatta all’Agenzia. È noto, infatti, che quando l’acqua del Po preme sugli argini durante le piene anche la minima breccia può portare a conseguenze catastrofiche, facendo crollare parte dell’arginatura.
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