Via alla caccia rallentato, tra peste suina e timore dei lupi. "Un terzo dei cacciatori"
Redazione Online
|3 anni fa

“Senza le quote d’iscrizione all’Atc, non so come potrà sopravvivere ancora l’ambito territoriale di caccia”. Si sfoga Luigino Mondani, a Ottone.
Domenica, all’apertura della caccia (tra l’altro tardiva, perché il Tar aveva bloccato le giornate di settembre), c’erano un terzo dei cacciatori di tre anni fa. “Siamo passati da tre squadre da 50 cacciatori impegnati sul cinghiale a una sola”. Mondani sgrana una serie di vincoli, di ostacoli, cavilli, all’origine della disaffezione: il primo, il rebus della peste suina. E Paolo Scaglia, da Ferriere, aggiunge alle ragioni del calo di iscritti (“Da 330 cacciatori a 220”) le preoccupazioni legate alla presenza del lupo in Appennino.
Domenica, all’apertura della caccia (tra l’altro tardiva, perché il Tar aveva bloccato le giornate di settembre), c’erano un terzo dei cacciatori di tre anni fa. “Siamo passati da tre squadre da 50 cacciatori impegnati sul cinghiale a una sola”. Mondani sgrana una serie di vincoli, di ostacoli, cavilli, all’origine della disaffezione: il primo, il rebus della peste suina. E Paolo Scaglia, da Ferriere, aggiunge alle ragioni del calo di iscritti (“Da 330 cacciatori a 220”) le preoccupazioni legate alla presenza del lupo in Appennino.
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