Non solo nuovo ospedale. Bardasi: «L'idea è una cittadella della salute»
"Dillo alla Lupa": dibattito politico sulla sanità. Intervista a Cosimo Franco: «La mia agenda è piena»
Thomas Trenchi
|2 settimane fa

Sul nuovo ospedale di Piacenza resta fissata la data del 2032, ma sarà davvero rispettata? «Stiamo seguendo la road map, a breve assegneremo lo sviluppo del progetto operativo che andrà poi a gara. Siamo ormai alla conclusione del percorso: l’iter si chiuderà entro un mese, al massimo». A fare il punto è Paola Bardasi, direttrice generale dell’Ausl di Piacenza, ospite ieri sera del talk show “Dillo alla lupa” su Telelibertà, condotto dai giornalisti Marcello Pollastri e Danilo Di Trani. L’attuale polichirurgico di via Taverna «accoglierà diverse attività ambulatoriali, con la possibile ricollocazione della sede di Barriera Milano. L’obiettivo è creare una cittadella della salute».
Bardasi sottolinea i punti di forza regionali: «L’Emilia-Romagna è ai vertici della sanità». Sul nodo liste d’attesa osserva: «Il 2023 non è stato brillante, mentre il 2025 mostra un netto miglioramento. Le principali criticità riguardano dermatologia, per la carenza di specialisti attratti dal privato, e chirurgia vascolare, dove però abbiamo attivato un reparto da zero con quattro giovani professionisti, garantendo eco-doppler entro trenta giorni».
Spazio anche al dibattito politico. «C’è un problema organizzativo», afferma Patrizia Barbieri, ex sindaca e oggi capogruppo civica: «Chi deve fare una lastra resta ore in pronto soccorso e finisce per pagare pur di accorciare i tempi». Luca Quintavalla, consigliere regionale Pd, sposta il focus: «Il problema principale è il sottofinanziamento nazionale: la spesa sanitaria italiana resta sotto la media europea. L’Emilia-Romagna investe molto, circa dieci miliardi, il 75% del bilancio regionale».



La puntata ha proposto anche un'intervista esclusiva al medico Cosimo Franco, ex direttore di Pneumologia e Terapia intensiva respiratoria, arrestato il 2 luglio 2025 per peculato e truffa. «Diversi pazienti mi sono stati vicini nel periodo più buio. Ho ripreso a lavorare dal primo ottobre in una struttura privata: la mia agenda è piena. Sono stati mesi difficili, non avevo mai avuto problemi con la giustizia», racconta.

Sei mesi fa Franco ha risarcito l’Ausl: secondo gli inquirenti, pur autorizzato all’intramoenia e con un’indennità annua di 18mila euro, avrebbe svolto visite private in orari non consentiti, senza registrarle e incassando compensi in contanti. L’indagine dei carabinieri si è basata su intercettazioni e su una telecamera nascosta nello studio.
Franco guarda al futuro: «Nei prossimi anni il pubblico non sarà più in grado di sostenere i costi. Dove non arriveranno risposte, crescerà lo spazio delle assicurazioni private: ci stiamo americanizzando». Poi ripercorre la sua esperienza: «Quando arrivai a Piacenza trentatré anni fa, la pneumologia non aveva un reparto. Abbiamo lottato per conquistarci spazio, trovando spesso porte chiuse. Senza il Covid sarebbe rimasta una realtà di serie B».
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