Trent'anni con PK, sotto alla maschera c'è un papero qualunque

A marzo del 1996 debuttava in edicola un protagonista in tuta e mantello diverso dagli altri, che ha rivoluzionato i comics Disney

Alessandro Sisti
|7 ore fa
PK, tutt'un altro Paperinik... e si vede
PK, tutt'un altro Paperinik... e si vede
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In questa pagina scrivo del mondo dei fumetti come lo vedo io che ci abito da tanti anni, ho Pippo per vicino di casa, incontro Superman al supermercato e vado a mangiare il sushi con Goku, che sa dove lo fanno come si deve. Capita perciò che parli d’esperienze personali o che citi sceneggiature scritte da me, che so quali stratagemmi narrativi ho utilizzato, ma a proposito dell’argomento di questa settimana sono stato incerto, poiché mi riguarda ancor più da vicino. Spero non vi dispiacerà, non è un sussulto di protagonismo, soltanto una storia che desidero raccontarvi e che inizia con Paperino. Suppongo conosciate quel papero vestito alla marinara, nato come bighellone e sfaccendato nel cortometraggio Disney d’animazione “La gallinella saggia” del 1934, che per quanto si sia dato da fare tentando un’infinità di lavori è a tutt’oggi disoccupato, squattrinato e succube del dispotico Zio Paperone, oltreché regolarmente sbeffeggiato da una proverbiale sfortuna. Perfino troppa per un protagonista preferito da gran parte del pubblico allo stesso Mickey Mouse, per cui nel 1969 Elisa Penna, caporedattrice di “Topolino”, decise che era il momento di riequilibrarne le sorti e con lo sceneggiatore Guido Martina e il disegnatore Giovan Battista Carpi gli regalò un’identità segreta: Paperinik, il vendicatore mascherato. A questo punto chi non sia un affezionato lettore del settimanale potrebbe sentirsi spaesato. Va bene Paperino, però questo Paperinik chi è? Sempre lui, che una volta tanto, con un’occasionale botta di portapiume (a Paperopoli si dice così) si ritrova in possesso del costume di tale Fantomius, ladro gentiluomo dei primi decenni del ‘900, nonché del suo arsenale di marchingegni un po’ datati, ma ancora perfettamente funzionanti. Che ne fareste, se succedesse a voi?
La copertina di "PK" numero 0, del marzo di trent'anni fa
La copertina di "PK" numero 0, del marzo di trent'anni fa
Paperino ne ha approfittato per trasformarsi appunto in un vendicatore… a circuito chiuso, che di giorno subisce, ma di notte ripara i torti patiti da lui stesso, servendosi anche di maschere di gomma che imitano le fattezze altrui come il Diabolik al quale il nuovo personaggio era ispirato, compreso il nome con la “k” finale in voga nei fumetti di quegli anni. I lettori lo gradirono, eppure Paperino, per quanto testardo e collerico, è un bravo ragazzo e non poteva andare avanti all’infinito a ordire vendette, tanto più che al successo dei kriminali tenebrosi si andava sovrapponendo quello dei supereroi difensori della legge. Così Paperinik diventò il paladino mascherato della sua città, che protegge dalla criminalità non troppo organizzata dei Bassotti e dal genio malefico di Spennacchiotto, nonché dagli arcifurfanti in calzamaglia indispensabili a un giustiziere del suo stampo, come Inquinator o l’ipnotizzatore Spectrus. Banditi all’acqua di rose, poiché l’obbiettivo delle storie era divertire e il Paperinik eroe di quartiere lo raggiunse, tanto da meritarsi nel 1993 un mensile dedicato, pubblicato ancora adesso. E qui entro in scena io, quando nel 1995 le copertine di “Paperinik” si arricchirono delle possibilità offerte dalla grafica digitale, con effetti speciali mirabolanti che ormai diamo per scontati, ma che allora entusiasmavano e stupivano il pubblico. Sennonché all’interno dell’albo le imprese del papero mascherato erano quelle di sempre, esilaranti e coinvolgenti, ma non era possibile offrire di più anche per quanto competeva alle trame? Me lo domandò l’amico Ezio Sisto, caposervizio delle sceneggiature di “Topolino”, chiedendomi di progettare un restyling di Paperinik, cioè di ripensarlo senza tradire il personaggio, cercando di rinnovarlo e di fargli fare un passo avanti. Un compito straripante d’opportunità creative quanto sconsigliabile, perché a rimaneggiare un protagonista già amatissimo c’è da perdere lettori anziché trovarne di nuovi. Io però non temo il pericolo (mica vero, ma suona bene), per cui accettai e mescolando immaginazione e tecniche di creatività, cominciai a ipotizzare uno scenario diverso. Paperinik ha sempre avuto il suo covo segreto nella cantina della villetta di periferia di Paperino, quindi lo avrei spostato in cima a un grattacielo in pieno centro e se fino ad allora si era servito dei congegni di Fantomius o al massimo di qualche invenzione di Archimede Pitagorico, gli avrei messo fra le mani una tecnologia così avanzata da dover imparare a memoria il manuale utente, prima di poterla usare per debellare i malvagi. Soprattutto però l’avrei cacciato in guai seri e se a portare in guardina i delinquenti paperopolesi di piccolo calibro se la cavava bene, di fronte a minacce maggiori avrebbe dovuto diventare un supereroe a pieno titolo. Non di quelli retorici e muscolari, poco credibili per un papero, meglio uno autoironico e non troppo intrepido il cui motto sarebbe stato «Quando il gioco si fa duro… vorrei essere da un’altra parte». Ma se l’impero extraterrestre di Evron vuole assoggettare il nostro pianeta e tu hai tre nipotini a casa devi provare a fermarlo, che ti piaccia o no. Gli altri supereroi si battono per il bene supremo, il mio papereroe all’italiana l’avrebbe fatto prima di tutto per la famiglia.
Zio Paperone acquista un grattacielo e cambia la vita di Paperinik
Zio Paperone acquista un grattacielo e cambia la vita di Paperinik
A cucinare tante novità me la godevo non poco pur temendo che fossero troppe, anche perché nell’eventualità di un fiasco la colpa sarebbe stata di Ezio e mia. Inoltre c’era la necessità di trattare con i guanti il patto narrativo, per il quale il pubblico accetta ciò che un autore gli racconta a condizione di costruire una realtà stabile e non tirare troppo la corda. Se fino a ieri eravamo d’accordo che Paperinik fosse un eroe da ridere, a dire che non era vero c’era da finire lapidati. Il cambiamento doveva essere graduale e non rinnegare il passato ed ecco allora che Paperon de’ Paperoni acquista (ovviamente a un prezzo stracciato) la Ducklair Tower, grattacielo di centocinquanta piani, e precetta (altrettanto ovviamente senza pagarlo) lo sventurato nipote come custode. Ma il grattacielo di piani ne ha centocinquantuno e Paperino, dopo averli contati come solo a un perdigiorno quanto lui poteva venire in mente di fare, nei panni di Paperinik va a vedere cosa nasconda quello di troppo. Ci trova Uno, la più inusitata intelligenza artificiale mai esistita, anche considerando il fatto che non ne esistevano altre quando nel 1996 esordì in edicola “Evroniani”, il numero zero di quella che sarebbero divenute le PKNA: “Paperinik New Adventures”. Il papero e l’IA si allearono e Paperinik trovò nuova fama con un altro nome, che appariva nella testata. Era ed è PK, che proposi come un segno d’intesa con i lettori, perché in redazione le storie vengono da sempre catalogate con le sigle dei protagonisti: ZP per Zio Paperone, QQQ per Qui, Quo e Qua e PK per Paperinik. Da allora sono trascorsi trent’anni, durante i quali PK ha salvato la Terra da invasioni aliene, l’universo dalla distruzione ed evitato svariati sconvolgimenti del continuum spaziotemporale, nonché altre inezie supereroiche e fantascientifiche, ma rigorosamente fondate su teorie fisiche autentiche come la meccanica quantistica. Inoltre ha dato vita a serie autonome e a storie pubblicate su “Topolino” settimanale, a libri, antologie e a un videogioco, raccogliendo una comunità di sostenitori – i PKers – che tuttora lo seguono con passione. Io che l’ho creato ne sono fiero anche se so che il merito non è mio, ma di Paperino. Perché dietro alla maschera di PK c’è lui, il papero comune per eccellenza in cui tutti possiamo riconoscerci, sapendo che all’occorrenza saremmo capaci di essere super quanto basta.
Lyla Lay, giornalista molto vicina a PK. Ma è una droide, Paperina può stare tranquilla
Lyla Lay, giornalista molto vicina a PK. Ma è una droide, Paperina può stare tranquilla