Chiude lo spaccio casalinghi, Vardelli: «Qui ci ho messo tutta la mia vita»
Domenica chiuderà definitivamente l’attività: «Oggi si fa fatica – spiega il titolare –: i clienti non riconoscono più la qualità e preferiscono pagare qualcosa meno»
Elisabetta Paraboschi
|3 mesi fa

Gianni Vardelli aveva solo 23 anni quando ha aperto il suo primo negozio di casalinghi. Oggi ne ha 84 e quella bottega è diventata lo Spaccio casalinghi di Montale, una sorta di cittadella all’interno della frazione dove trovare di tutto. Domenica Gianni chiuderà definitivamente l’attività: «Oggi si fa fatica – spiega – nel nostro settore manca la cultura: i clienti non riconoscono più la qualità e preferiscono rinunciarvi per pagare qualcosa meno. Poco importa se poi la durata di quello che prendono è limitata nel tempo. Però mi spiace: qui ci ho messo tutta la mia vita».
Quando arriviamo, Gianni è seduto alla cassa: fra le scansie che in questi giorni – in cui la notizia dell’imminente chiusura si è diffusa – sono state «saccheggiate» da tantissimi clienti, alcune coppie si fermano davanti a set di pentole e servizi della Richard Ginori. Gianni si alza e agevolmente ci fa attraversare i capannoni, dove ancora sugli scaffali restano scatole e scatoloni. Ci soffermiamo davanti a una bilancia che serviva per pesare la merce caricata sui bancali prima di arrivare al suo ufficio: sulla parete di fianco alla sua scrivania, una grande fotografia appesa ritrae le tre figlie dell’imprenditore.
«Sono il mio orgoglio – spiega – lavorano con me e uno dei dispiaceri maggiori è quello di non garantire la continuità dell’attività per loro. Per quanto riguarda i lavoratori, sono arrivato ad avere 20 dipendenti: oggi sono pochissimi e abbiamo cercato di trovare loro altri impieghi. C’è modo e modo di finire: io voglio chiudere bene».
Gianni ricorda quella Piacenza in cui esistevano ben 15 negozi di casalinghi: «Oggi se vuoi comprare una caffettiera non sai dove andare – spiega – resiste qualche ferramenta, altrimenti devi andare nei centri commerciali. Nei tempi buoni invece noi avevamo 600 clienti fra le attività: non rifornivamo solo Piacenza, ma arrivavamo a Ventimiglia passando per Genova e «coprivamo» anche la zona di Alessandria e Novi Ligure, Broni, Casteggio, Tortona e Stradella. Milano no, ma le zone di Codogno, Casalpusterlengo e Brescia sì e anche Bologna. Nel Piacentino ogni paese aveva almeno uno o due negozi di casalinghi. Era un altro mondo: noi come grossisti toccavamo 10 mila referenze, c’era un grosso giro di lavoro. E oltre ai negozi rifornivamo anche gli ambulanti del mercato cittadino».
«Il mio lavoro mi ha sempre affascinato – conclude – dici casalinghi e pensi alle stoviglie ma c’è un mondo: un piccolo elettrodomestico che ancora ricordo? La Pizzamatic, un fornetto che cuoceva la pizza in modo stupendo e ha avuto un boom incredibile. E poi la moka della Bialetti, con l’omino disegnato».
Gli occhi di Gianni si illuminano ancora mentre ne parla: i sogni ad un certo punto finiscono, ma le passioni, quelle no, sono per sempre.
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