«Per acquistare la prima casa, noi Millennials dovremmo venderci un rene»

Avere trent'anni, al giorno d'oggi, può creare molto THIS-AGIO

Anna Morando
|7 ore fa
L'acquisto della prima casa, per i Millennials, è un problema grande e molto sentito
L'acquisto della prima casa, per i Millennials, è un problema grande e molto sentito
2 MIN DI LETTURA
Diciamolo subito: se sei un millennial e non ti senti almeno un po’ in crisi, probabilmente menti.
Oppure vivi su un’isola deserta senza Wi-fi. Se è così, ti stringo la mano.
Questa rubrica nasce con un obiettivo semplice: raccontare come noi trentenni vediamo e viviamo il mondo d’oggi. Lo faremo con ironia, un pizzico di sarcasmo (necessario per sopravvivere) e una spruzzata di onestà. Perché ridere sì, ma far finta di niente no.
Siamo una generazione a cavallo tra vecchio e nuovo: cresciuti con certi valori, con un’idea di vita “standard” ben precisa… che però, arrivati a 30/40 anni, si sta rivelando molto difficile da realizzare.
Lo stile di vita attuale, crea disagio, o come amo direi io THIS-AGIO, a tutti. E no, non perché siamo pigri o svogliati, ma perché il mondo corre a una velocità pazzesca e starci dietro è come scattare delle foto a Usain Bolt alle Olimpiadi. Questo ci crea un po’ di frustrazione, ma ci ha anche insegnato ad arrangiarci come si può.
D’altronde, o si fa così, o si perisce.
Oggi voglio affrontare un argomento molto hot (tradotto per i lettori più vintage: caldo), ovvero: l’acquisto della prima casa.
Per noi millennials il disagio in questo caso è elevatissimo
. Vogliamo una casa nostra, abbiamo ormai 30/40 anni e, come ci hanno ‘insegnato’ a quest’età DEVI avere una casa tua. Il problema è che, attualmente, per il mercato di oggi, per comprare casa devi vendere un rene: il tuo e quello di un amico che te lo presta.
E già sento, dopo questa frase, un’eco lontano, di qualche voce ‘vintage’ che grida e scrive commentando sui social a squarcia gola ‘ voi giovani non avete voglia di fare niente! Caro signor GianPirlo, il problema non è la voglia, sono proprio i money.
Il discorso è che, con il budget che società attuale ci offre, il massimo che ci possiamo permettere è un monolocale, nel sotterraneo, a fianco ai garage, con quell’odore di muffa e umidità che rende perfetta la crescita di muschi e licheni.
E ancora torna lui, dall’alto del suo megafono generazionale: ‘spendete i soldi in tante cose che prima non c’erano!’ E qui, in parte, devo dar ragione al popolo vintage: nel 15/18 non c’erano gli apertivi, le serate fuori con gli amici erano diverse, non c’erano i cellulari (e anche qui, ci sarà un altro episodio della rubrica: i vintage usano il cellulare molto più dei millennials, e in modo completamente incontrollato), si viaggiava meno. E anche i viaggi di nozze, diciamolo, si facevano in Liguria.
Ma d’altra parte, il popolo millennials, agisce anche in base a ciò che ha vissuto. Quante volte ci avete detto «viaggia, vedi il mondo, fai esperienze che noi non abbiamo fatto?» E vi abbiamo ascoltato. Non vogliamo avere rimpianti, abbiamo imparato che la vita è una e va vissuta al massimo. E quindi si, ci togliamo forse qualche sfizio in più. Sfizi che ormai sono routine nella società di oggi, non un lusso.
La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: ci godiamo la vita, ma non vuol dire non fare sacrifici. I prezzi aumentano ma gli stipendi no, e tutto questo ci porta, pur facendo in alcuni casi 2/3 lavori, a non avere comunque la possibilità di comprarci casa.
Ogni epoca ha le sue ‘gatte da pelare’, ma forse sarebbe tutto molto più leggero se ci fosse più dialogo e meno guerra tra le generazioni. Perché capirsi oggi, è una piccola forma di rivoluzione. Se vi va, raccontatemi cosa vi pesa di più oggi da trentenni. Sicuramente ci sentiremo meno soli e chissà, facendo una colletta, riusciremo tutti insieme a comprarci casa.