Trovata una casa ai "dublinanti": sono in un centro d'accoglienza

La prefettura ha accolto la domanda di protezione della famiglia ivoriana soccorsa in viale Malta. Sarà esaminata a Bologna

Paolo Marino
Paolo Marino
|5 ore fa
Migranti allo sportello dell'ufficio immigrazione della questura di Piacenza
Migranti allo sportello dell'ufficio immigrazione della questura di Piacenza
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Ha finalmente un tetto la famiglia ivoriana con due bimbi piccoli soccorsa nella notte di lunedì su un marciapiede davanti alla questura.  Un tetto sicuro e non un alloggio provvisorio o di fortuna. Dopo aver ricevuto la solidarietà di alcuni privati cittadini - che hanno pagato di tasca propria un albergo -, il papà, la mamma incinta e i piccoli di due e sette anni sono stati accolti in un Centro di accoglienza straordinaria (Cas) di Cadeo. Ciò significa che, su decisione della prefettura, sono stati inseriti in un circuito di accoglienza istituzionale. A questo punto, la loro domanda di protezione internazionale dovrà essere valutata dalla commissione territoriale di Bologna.
«Sono contenta che il nucleo familiare sia potuto rientrare nel sistema dell’accoglienza straordinaria, che potrà garantire la costruzione di un progetto di vita nel nostro Paese con tutte le carte in regola», è il commento dell’assessora ai servizi sociali di Piacenza, Nicoletta Corvi, che nella notte tra lunedì e martedì era stata interpellata per cercare di trovare una soluzione di emergenza per la famiglia in difficoltà. Soluzione che, per la verità, non era stata trovata, visto che il Prince, la struttura di pronto soccorso sociale del Comune di Piacenza, non aveva posto. E per questo alcune persone, attive per la tutela dei diritti dei migranti, avevano messo mano al portafogli per scongiurare il rischio che genitori e figli dormissero per strada.

Il "no" di Berlino

Dagli accertamenti eseguiti dalla questura e dalla prefettura, è emerso che la famiglia originaria della Costa d’Avorio era sbarcata a Lampedusa nel 2022. Da lì era stata trasferita a Bari dove, sulla base della Convenzione di Dublino, era stato stabilito che lo Stato competente a trattare la loro domanda di protezione internazionale fosse la Germania. Una valutazione riconosciuta dalle stesse autorità tedesche, che tuttavia hanno respinto la domanda sia in primo sia in secondo grado. Sembra di capire che, dopo il secondo diniego di Berlino, la famiglia sarebbe dovuta tornare in Costa d’Avorio. Invece ha preso la strada dell’Italia e ha raggiunto Piacenza. Se è andata così, allora la definizione di “dublinanti” potrebbe non essere accurata. Tali sarebbero stati se dopo aver presentato una domanda di protezione in Italia, come Paese di primo approdo, si fossero trasferiti in Germania per poi finire nel mezzo dello scontro istituzionale in corso tra Roma e Berlino, che sulla base della normativa europea in continua evoluzione si rimpallano i migranti in cerca di regolarizzazione.