Arresto cardiaco: nelle aree inquinate da polveri sottili il rischio cresce del 38%
Redazione Online
|3 anni fa

Lo smog responsabile di aritmie ventricolari potenzialmente fatali. Tradotto, significa che più si innalza il livello di inquinamento – Pm10 e Pm2,5 – più si rischia di restare vittime di un arresto cardiaco. E questo era già emerso. Ora, un passo in più. I ricercatori hanno infatti stabilito l’entità di questo rischio: +38%.
Consola sapere che proprio in una terra inquinata come Piacenza (come il resto della Pianura padana) chi ha studiato e calcolato questo rischio siano medici e scienziati piacentini, lavorando sui numeri dei data base di Progetto Vita e di Arpae (in collaborazione con l’Università di Parma).
Lo studio è stato lanciato ieri a Roma, al ministero della Salute, in occasione della presentazione della Giornata mondiale per il cuore che si terrà oggi in 100 piazze italiane, dopo un anticipo del lavoro di ricerca fornito a maggio durante il congresso europeo di cardiologia tenutosi in Spagna, e oggi ufficialmente in via di pubblicazione (ma già visto da oltre 500mila utenti della rete).
Tra gli organizzatori, ieri a Roma, la dottoressa Daniela Aschieri, presidente di Progetto Vita e primario del reparto di Cardiologia di Piacenza.
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