A Roncaglia dove i muri sono ancora segnati e le notti insonni

La frazione non dimentica: «Quando piove ci alziamo per controllare il fiume»

Elisabetta Paraboschi
|5 mesi fa
A Roncaglia dove i muri sono ancora segnati e le notti insonni
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«Quando piove, qui, è il terrore». «Ci alziamo di notte a controllare il livello del fiume». «Lo vedi questo segno? È l’acqua, è arrivata fino a qui». A Roncaglia, dieci anni dopo l’alluvione, i muri ancora si “sfogliano”: l’intonaco non riesce a stare attaccato, l’acqua è rimasta nei mattoni delle case, enormi spugne che non asciugano mai.
Ammontavano a 100 milioni di euro i danni provocati dall’alluvione del 2015 nei diversi comuni della provincia: a Roncaglia tutti si ricordano i tronchi “che saltavano” per la furia della corrente, l’acqua che in pochi minuti era arrivata portandosi dietro di tutto, bombole e piante, la strada principale allagata e il fango impossibile da togliere dai muri, dai pavimenti, dai mobili.
«Abbiamo dovuto buttar via tutto» spiega Loredana Cigala. Sul muro della sua casa ha messo una targhetta, “Alluvione 14 settembre 2015”: si trova a due metri di altezza, perché in parte l’edificio è sotto il livello della strada e l’acqua quando è arrivata ha sommerso tutto. «Mio marito era in cantina: quando ho visto arrivare l’acqua gli ho urlato di salire e lui non voleva crederci – spiega Loredana – ma ho urlato talmente forte che mi ha dato retta, appena in tempo».
Qualche metro più in là, nella farmacia comunale, il dottor Antonello Pellegrino indica gli angoli del negozio in cui ancora si vedono i segni dell’allagamento: «Ho visto la barista uscire dal suo locale e l’onda arrivare - ricorda - era come se un enorme cappuccino si fosse rovesciato su Roncaglia».
«Non abbiamo potuto salvare nulla – spiega Maria Rosa Picchioni – tutte le cose che galleggiavano».
«Noi avevamo l’acqua nelle cantine – dice una signora in cooperativa – i pompieri ci hanno dato una mano grandissima». Un’altra, all’arrivo dell’acqua in strada Voltone dove oggi un murales ricorda quanto avvenne, si è arrampicata su una cancellata: «Pregavo solo che con l’acqua non venisse spazzata via, era a un metro e 20 – confida ora il marito – mentre in casa nostra è arrivata a 80 centimetri».
La panettiera Morena Arbasi mostra un segno scuro rimasto sulla piastrella del locale del forno: è a un metro e mezzo da terra. «La vedi questa cella frigorifera? L’acqua l’aveva spostata di un metro abbondante – spiega – in negozio è arrivata quasi a un metro». Oggi, appesa a uno scaffale, Morena tiene una croce, fatta con i legni dell’alluvione: chissà che non protegga davvero.