Nella vecchia coop di Mortizza la seconda vita di Lory e Nicola
Rivivono i locali nati nel ‘45, «Ma non è facile». Però si resiste: «Perché qui ci sono i risparmi e il sogno di mamma Silvana»
Elisa Malacalza
|22 ore fa

Mortizza Lorena cherchi malacalza
A un certo punto, nei giorni scorsi, Lorena Cherchi ha iniziato anche a contare i giorni che mancavano alla fine dell’anno, qui, a Mortizza, nella vecchia cooperativa nata quando ancora la terra sapeva di bombe e di guerra, a pochi passi dal Po e dai vecchi pescatori, dove il nome del paese evoca la palude dell’alveo del fiume, “la mota”. La sfiducia è una brutta bestia, dice Lory - così la chiamano tutti - chiudendo gli ombrelloni dei tavolini del paese.
«Il mese scorso ci siamo detti se continua così, a fine anno, chiudiamo», ripete, e la voce un po’ le si spezza. Poi qualcosa ha cominciato a muoversi, «quando ho iniziato a raccontare la nostra storia, che è stata una scelta di vita, totale. Qualcosa in cui credere». Qualche cena speciale, l’idea del karaoke («Prima o poi lo facciamo»), gli spiedini, i salumi, e poi ossobuco, picula, peperoni, cipolle, salumi e tanto altro, qualche viandante arrivato da fuori. Poco, forse. Ma abbastanza per continuare a provarci, con il marito Nicola Cattivelli.
«Il mese scorso ci siamo detti se continua così, a fine anno, chiudiamo», ripete, e la voce un po’ le si spezza. Poi qualcosa ha cominciato a muoversi, «quando ho iniziato a raccontare la nostra storia, che è stata una scelta di vita, totale. Qualcosa in cui credere». Qualche cena speciale, l’idea del karaoke («Prima o poi lo facciamo»), gli spiedini, i salumi, e poi ossobuco, picula, peperoni, cipolle, salumi e tanto altro, qualche viandante arrivato da fuori. Poco, forse. Ma abbastanza per continuare a provarci, con il marito Nicola Cattivelli.
La loro storia dentro l’ex cooperativa di Mortizza è iniziata tre anni fa. Ma soltanto ad aprile il locale è diventato a tutti gli effetti un pubblico esercizio, bar e ristorante aperto a tutti.
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