Quegli amici che donano luce al campanile: «Siamo atei, ma ci teniamo»

A a Roveleto Landi, giusto in tempo per la messa patronale di san Maurizio, oggi alle 17.30. Le prove, l’emozione

Elisa Malacalza
Elisa Malacalza
|22 ore fa
Quegli amici che donano luce al campanile: «Siamo atei, ma ci teniamo»
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Erano come ogni sera al bar Gobbi di Roveleto Landi, «ci troviamo così, da pensionati». Da lì, dal piazzale che c’è da quando esiste il paese e porta i segni della fucilazione di innocenti per mano nazifascista, si intravede il campanile della chiesa di san Maurizio martire, il patrono che si celebra oggi nella frazione di Rivergaro, tra i campi, la curva e la Provinciale.
Lino Lovotti guarda verso il campanile, quello che alla sera scompare, e dice: «Metum la lüs». L’amico Mauro Rai - si sono conosciuti ai tempi del Pci, mezzo secolo fa, «Io poi sono sempre stato iscritto», rivendica Lovotti - è il diacono che ha cura della chiesa come casa di Dio: è orgoglioso dei restauri già fatti - «Al tempo era stato l’allora parroco don Giuseppe Lusignani a volerli, a crederci» - e va fiero della festa ritrovata di san Maurizio. «Era andata perduta, in passato», dice. Quel “metum la lüs” s’accende più di una lampadina. «Ma davvero?», gli chiede Mauro, ex sindaco di Rivergaro. Lino allora gli ricorda che a Bramaiano il paese ce l’ha fatta: «Il faro, che illumina la valle», ricorda Lovotti. Tra il dire e il fare questa volta c’è di mezzo nulla: solo il tempo di accordarsi, di capire, di esserci, mentre il parroco don Valerio Picchioni dice subito di sì e dà tutto il supporto, anche qualche preghiera.
Si parte con l’operazione luce, c’è da fare presto, in tempo per san Maurizio. Che bella cosa la devozione.