Dopo la trifolata di funghi scatta la paura, due i ricoverati e un bimbo dal pediatra

In ospedale anche senza sintomi: è psicosi. Poi il caso di una mamma terrorizzata dopo che il piccolo ha leccato una “Psathyrella”

Paola Brianti
|22 ore fa
mazze tamburo - Brianti
mazze tamburo - Brianti
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La stagione dei funghi si apre quest’anno sotto il segno di un fenomeno tanto curioso quanto insidioso per i sanitari: la “sindrome da paura”. L’Ispettorato Micologico dell’Ausl è dovuto intervenire su due distinti episodi avvenuti in città, dove allarmi immotivati o disavventure domestiche hanno fatto scattare la corsa in ospedale per tre persone residenti a Piacenza.
Il primo caso vede protagonisti due cercatori alle prime armi. Dopo una raccolta in compagnia, il gruppo cucina e consuma un bel piatto di “Macrolepiote Procera”, le comuni e deliziose mazze di tamburo. Fin qui tutto bene, se non fosse che a fine pasto prende corpo un sospetto: alcuni conoscenti che erano nel bosco insieme a loro, raccontano di aver scartato per prudenza dal cestino dei funghi che sembravano “porcini”, ma chissà, e chi ha cucinato si convince che nella trifolata sia finito, per errore, un fungo tossico. È l’innesco della psicosi.
Dinamica diversa ma matrice psicologica simile per il terzo episodio registrato in città, che ha visto al centro un bambino di tre anni. I bambini, si sa, sono curiosi e il piccolo, giocando nel giardino di casa, ha imprudentemente leccato un fungo spuntato tra l’erba. La madre, allarmata, ha subito pulito la bocca al figlio e si è precipitata dal pediatra, che ha allertato i micologi dell’Ausl.