Provincia

Atlantis, convocato confronto tra le parti per il 5 novembre in Provincia

31 ottobre 2012

AGGIORNAMENTO DELLE 18

Ecco i commenti sindacali sulla vicenda Atlantis:

MASSIMO PELIZZARI, Segretario FEMCA CISL PIACENZA:

“Teniamo aperti tutti i canali, per costruire anche eventuali paracadute”
“Siamo in presenza di una vicenda che si colloca in un settore duramente colpito dalla contrazione del mercato internazionale ma anche da nuove normative fiscali quali per esempio quelle introdotte dal Governo Monti, finalizzate all’intercettazione delle cosiddette società di comodo, spesso utilizzate come intestatarie di beni di lusso come le barche.
Nostro compito è quello di verificare, insieme alle istituzioni le possibilità di mantenere questo sito produttivo ma anche quella di verificare la possibilità di mettere in campo tutti gli ammortizzatori sociali consentiti. Le istituzioni sono coinvolte, speriamo si possa collaborare a qualche cosa di utile ai lavoratori”.

MARIA LUISA TOSCHI, Segretario Regionale FEMCA CISL EMILIA ROMAGNA:

“Vertenza appena aperta, con connotati molto difficili, ha necessità di grande attenzione istituzionale e dell’opinione pubblica”

AGGIORNAMENTO DELLE 11.30

Per chiarire la situazione dell’azienda, quali le difficoltà che sta attraversando, quali le soluzioni proposte e, soprattutto, per tutelare i circa 180  lavoratori dell’Atlantis di Sariano di Gropparello, l’assessore provinciale alle Politiche del Lavoro Andrea Paparo ha convocato per lunedì 5 novembre alle 15 nella sede della Provincia di via Mazzini un confronto tra le parti. All’incontro parteciperanno, oltre ai rappresentanti dell’Amministrazione provinciale, la dirigenza di Azimut-Benetti, i sindacati, Confindustria e il Comune di Gropparello.

“L’intenzione – evidenzia Paparo, all’indomani della dichiarazione dello stato di agitazione dei lavoratori – è quella di raccogliere l’invito al dialogo lanciato dai vertici del gruppo nel tentativo di capire se effettivamente la decisione di chiudere il cantiere navale nel Piacentino sia irrevocabile. La maggiore preoccupazione è rivolta ai dipendenti: per questo, dal momento che ci troviamo in una fase iniziale della trattativa, l’obiettivo rimane comprendere se esistono alternative che non impoveriscano in maniera così drammatica parte del nostro territorio”.

 

NOTIZIA DELLE 8.00

Stato di agitazione dei lavoratori dell’Atlantis di Sariano di Gropparello. I 200 lavoratori hanno dichiarato lo stato di agitazione e giovedì 1° novembre protesteranno contro l’azienda che ha deciso di chiudere lo stabilimento piacentino a fine anno, una notizia che ha sorpreso tutti.

«Una scelta così radicale ci coglie di sorpresa, è una notizia pessima», dice l’assessore provinciale al lavoro, Andrea Paparo. «Ritengo sia necessario approfondire il piano di ristrutturazione del gruppo a livello nazionale per ragionare su alternative che non impoveriscano in maniera così drammatica il nostro territorio. Riteniamo utile un confronto con le parti, se necessario anche in sede provinciale».

«La decisione è inaccettabile» dice Floriano Zorzella della Filctem, al termine di un’assemblea sindacale. I sindacati Cgil, Cisl e Uil chiedono la convocazione di un tavolo nazionale («Il gruppo ha stabilimenti anche in Toscana e Piemonte» precisa Zorzella) e si aspettano un intervento anche dal Ministero.

«Perché solo Piacenza deve pagare questo tributo? – chiede Zorzella – Nessun’altra provincia viene penalizzata dal gruppo come la nostra: e questo territorio ha già sofferto a sufficienza. Lo scorso anno i lavoratori hanno affrontato due procedure di mobilità pesantissime».
La notizia è realmente un fulmine a ciel sereno? «Assolutamente sì – dice il sindacalista – non ci aspettavamo una cosa del genere. Dichiariamo lo stato di agitazione e il blocco delle attività straordinarie».

Con i lavoratori, si schiera anche l’amministrazione comunale di Gropparello. La perdita di una leader mondiale, insediata in un territorio di montagna, significherebbe svuotare le tasche anche di tutto l’indotto. «La decisione di Atlantis, per Gropparello, si tradurrà in un disastro, un colpo incredibile – dice il sindaco Claudio Ghittoni -. Non credevo si arrivasse nel giro di poco tempo a una comunicazione tanto radicale. Avremmo sperato in una contrattazione, che coinvolgesse anche il territorio. In Comune, ogni giorno, bussano alla nostra porta persone senza lavoro. Mi chiedo cosa accadrà ora».

L’Ad di Azimut Yachts e Atlantis, Paolo Casani, ha commentato la decisione del gruppo, non lasciando molte speranze ai lavoratori. «E’ la prima volta che chiudiamo un cantiere, una decisione presa con dolore, ma necessaria per garantire continuità al Gruppo». L’azienda, che fa parte del gruppo Azimut Benetti dal 2000, è in difficoltà dal 2008. Il fatturato in questi quattro anni è più che dimezzato, i ricavi in forte calo e perdite sempre più pesanti. «Il Consiglio – precisa il manager – ha ripianato in questi 4 anni usando risorse del Gruppo e puntando su strategie e investimenti per spingere verso l’export».

Tentativo di sopravvivenza sono stati i Saloni nautici, ma l’ultimo, quello di Genova, è stata «una debacle, dimezzati espositori e visitatori». «Facciamo piani triennali – continua Casani – ed oggi non vediamo speranze di recupero per i prossimi tre anni per il segmento coperto da Atlantis, fino ad ora il più colpito dalla crisi e senza grandi prospettive nell’export, dove è poco competitivo».

La decisione di chiudere è dunque irrevocabile, «il sito di Sariano – aggiunge Casani – è strutturato per produrre 150 barche all’anno, oggi nel produce una cinquantina». «Ci concentriamo sui siti produttivi più efficienti per mantenere la solidità finanziaria del Gruppo, che ha oltre 2.500 occupati», specifica Francesco Ansalone, direttore marketing.

Ed i lavoratori? «Siamo ancora alle fasi iniziali, la comunicazione alle parti sociali è appena stata fatta, ma ci auguriamo che ci sia collaborazione con i sindacati – precisa Casani – Siamo pronti ad offrire, attraverso un accordo sindacale, a chi perderà il posto la ricollocazione in altri siti produttivi, il possibile ricorso agli ammortizzatori sociali e l’ “outplacement”, una riqualificazione attraverso una società per ricollocarsi, con costi a carico nostro». L’azienda punta ad un “soft landing”.

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