Provincia

Referendum, scontro Trespidi-Lega. “Piuttosto rinunciare al dg”

11 dicembre 2012

Tensione alle stelle all’interno della maggioranza che governa l’amministrazione provinciale: il Senato ha bloccato l’accorpamento delle Province, secondo il presidente Trespidi una decisione che rende vano il referendum per la secessione di Piacenza in Lombardia. Ma la Lega Nord, pilastro della maggioranza in via Garibaldi, non ci sta e “minaccia” politicamente Trespidi e il direttore generale della Provincia, Cinzia Bricchi.

FOTI: CONSULTAZIONE OGGI INUTILE E COSTOSA
Anche il parlamentare piacentino del Pdl Tommaso Foti interviene nel dibattito sulla consultazione referendaria, schierandosi a fianco del presidente Trespidi e rischiando di allargare ulteriormente il solco con la Lega nord: “Sul referendum non è questione di passi indietro o di fughe in avanti. Tutti lo abbiamo sostenuto quando era chiaro che, senza di esso, la nostra provincia sarebbe stata annessa a quella di Parma. L’oramai certa decadenza del decreto legge di riordino delle Province – continua il deputato azzurro – realizza l’obiettivo che ci eravamo posti di mantenere l’autonomia della terra piacentina. Non vedo l’utilità di prove muscolari per insistere nella celebrazione di una costosa consultazione che, precedendo le elezioni politiche, si ridurrebbe ad un mero scontro ideologico e nulla di più”.

AGGIORNAMENTO DELLE  17 –  LA LEGA ATTACCA:  SE NECESSARIO RINUNCIAMO AL DIRETTORE GENERALE
“Nessuna scusante: il referendum per il passaggio in Lombardia s’ha da fare. Non accettiamo passi indietro. Se Trespidi tentenna si assumerà la responsabilità politica delle sue scelte. Siamo disposti a rinunciare alla (non necessaria) figura del direttore generale della Provincia piuttosto che abbandonare il percorso verso la consultazione popolare per far decidere ai piacentini il futuro del nostro territorio”. Così la segreteria provinciale della Lega Nord al presidente della Provincia Massimo Trespidi, all’indomani della linea di “appoggio incondizionato all’iniziativa referendaria” sancita dal direttivo provinciale del Carroccio. “Quello di Trespidi – aggiungono i leghisti – è un intollerabile passo indietro, di cui dovrà rispondere politicamente e agli elettori, ai quali aveva annunciato il suo appoggio all’iniziativa. La Lega mantiene le promesse. Non abbiamo promosso il referendum per paura che le poltrone in Provincia svanissero, ma per inserirci nel percorso della macroregione del Nord, già avviato da Piemonte, Lombardia e Veneto, e ‘snobbato’ per questioni ideologiche dall’Emilia Romagna del presidente Vasco Errani. Non dimentichiamo che già oggi abbiamo scambi diretti con la Lombardia e che nel 2015 Milano ospiterà l’Expo. Vogliamo coglierne tutte le opportunità. Rimane solo l’incognita della data. Quella decisa – il 10-11 febbraio – è penalizzante e inaccettabile. Chiediamo che la consultazione venga fissata in un periodo idoneo a garantire l’affluenza alle urne. Il massimo sarebbe l’accorpamento in un unico election day”.

NOTIZIA DELLE 15.30 – TRESPIDI-CARROCCIO, SCONTRO SUL REFERENDUM
La Provincia unita di Piacenza e Parma è morta in Senato, ma aspetta a cantar vittoria il presidente Massimo Trespidi. “Una buona notizia – ha detto – ma ci fermiamo qui negli entusiasmi. Occorre usare cautela e prudenza, non abbiamo ancora un quadro preciso, la legge di stabilità è in approvazione. Quale è il quadro in cui dobbiamo muoverci, ora? Aspettiamo a cantar vittoria, in mezzo a un caos creato dal Governo, dove sono stati partoriti tre decreti tutti in ombra di incostituzionalità. Non vorrei assistere a un colpo di coda finale”. Ma il presidente è protagonista anche di uno scontro a distanza con la Lega Nord sul referendum che chiede ai piacentini se vogliano rimanere in Emilia o approdare in Lombardia, al di là dell’affossamento del decreto che prevedeva l’accorpamento di Parma a Piacenza. La Corte di Cassazione aveva dato il via libera ai comizi referendari fissando la data del 10 febbraio. Acceso direttivo del Carroccio ieri sera alla sede di via Trieste. Sembra che i leghisti non ne vogliano sapere di archiviare il referendum. Trespidi nei giorni scorsi aveva chiesto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una lettera di congelare la consultazione:  “Tempi e condizioni non sono né favorevoli né opportune”. La volontà di Trespidi non arretra neppure di fronte all’avanzata secessionista leghista, nonostante la Lega Nord sia partito della stessa maggioranza del presidente. “La mancata conversione del decreto – annuncia Trespidi – fa capire che le premesse per la richiesta di un referendum vengono meno. Faremo tutte le valutazioni sul caso insieme alla maggioranza”.

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