Caetano Veloso, diritti e libertà sono sotto minaccia

07 Settembre 2020

(ANSA) – VENEZIA, 07 SET – “Ho sempre avuto una memoria micidiale, alla mia testa piace molto ricordare, figuriamoci quei giorni lì, ma quando ho avuto tra le mani quei fogli, il verbale del mio interrogatorio e gli appunti della mia detenzione, di cui ignoravo l’esistenza, non nascondo di essermi emozionato molto”, e anche se con il filtro freddo del collegamento zoom da Rio de Janeiro l’emozione prosegue a distanza per Caetano Veloso quando racconta il film che lo vede protagonista. Si tratta di Narciso Em Ferias, Narciso in vacanza, evento speciale fuori concorso a Venezia 77. Diretto da Renato Terra e Ricardo Calil, fa leva sui ricordi e sulle riflessioni di Veloso su quei 54 giorni di carcere sotto la dittatura militare brasiliana, nel 1969, con il pretesto di aver cambiato le parole di una canzone. Raccontando nel dettaglio quei giorni scolpiti nella sua memoria, il musicista, tra i fondatori del Tropicalismo che è stato un movimento non solo musicale ma anche culturale d’avanguardia, ricorda e interpreta le canzoni di quegli anni e le storie molto spesso simili di altri artisti, tra cui Gilberto Gil, che fu arrestato lo stesso giorno. “Fare memoria per me è stato catartico, sono uscito di casa pensando di fare un’intervista e invece mi sono ritrovato indietro di 50 anni con un racconto rimasto per tanto tempo segreto e sono stato sopraffatto dall’emozione”. Erano anni, quelli della dittatura militare di Humberto de Alencar Castelo Branco, meno nota dei vicini Cile e Argentina ma certo non meno traumatica, in cui anche una canzone poteva portare in carcere. Oggi “dietro una parvenza di democrazia – dice all’ANSA Caetano Veloso evitando di pronunciare il nome di Bolsonaro – c’è una minaccia più subdola, meno chiara, all’epoca c’era una struttura autoritaria, ora invece c’è quasi una contaminazione, una trama che cerca di infiltrarsi tra le maglie della democrazia, impedendo di fatto la circolazione delle idee, l’affermazione dei diritti e per la cultura è più difficile incidere, anche se ha sempre la possibilità di mettere in scacco e in crisi l’establishment se vuole. La situazione è diversa dal ’68, ma il modo di gestire la cosa pubblica spesso nel mio Paese non è democratico”. (ANSA).

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