Regina King, il mio esordio nel segno del black power

07 Settembre 2020


(ANSA) – VENEZIA, 07 SET – Un anno fa l’Oscar come migliore attrice non protagonista in Se la strada potesse parlare, e prima ancora decine di interpretazioni in film e soprattutto serie tv, da 24 a The Bing Bang Theory e Watchmen, ma ora per Regina King è arrivato il momento del debutto alla regia, un esordio che non rimarrà unico, visto che è al lavoro in questi giorni nella produzione del secondo film. Era attesa a Venezia 77 con il suo cast per il film selezionato Fuori Concorso, ma tutti sono rimasti prudentemente negli Stati Uniti e l’incontro è stato in collegamento video. Acquisito da Amazon e prossimamente anche al Toronto Film Festival, il film è quanto di più attuale si possa immaginare. One Night in Miami racconta dell’incontro e dell’amicizia tra Malcom X, Cassius Clay, il cantante Sam Cooke e la star del football e attore Jim Brown, che passarono un’intera notte insieme dopo l’incontro che incoronò l’allora appena 22enne pugile campione del mondo dei pesi massimi, correva l’anno 1964. Tratto da una piece teatrale di grande successo, con radici nelle autobiografie dei protagonisti, la sceneggiatura di Kemp Powers (un fantastico autore di Broadway, tra l’altro) è un dialogo a quattro voci sul black power, i diritti dei neri, le lotte per l’emancipazione, una dialettica fatta anche di scontri, di punti di vista diversi ma di uguale desiderio di scardinare una volta per tutte il razzismo in cui vivevano. “E’ incredibile come oltre 50 anni dopo queste conversazioni tra neri – dice all’ANSA Regina King, protagonista del movimento #MeToo e attivista – siano sempre le stesse che potremmo ascoltare oggi: come essere accettati, come contare, come non avere le porte chiuse dai bianchi, come farsi rispettare, come non essere chiamati negri. La storia vera di One Night in Miami è incredibilmente molto contemporanea. Vederla oggi, con le lotte americane di questi giorni, le marce del movimento Black Live Matters fa impressione, siamo in un momento esplosivo e, anche se pensando al film e mentre giravamo un anno fa non c’erano stati l’omicidio di George Floyd né le rivolte, quest’opera aveva dentro di sé un destino, marciava da sola e io ne sono fiera”. (ANSA).

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