Turista, sessant’anni di cucina di casa a Vigolo

Di Giorgio Lambri 21 Aprile 2021

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Nell’aprile del 1961 ha aperto i battenti la “Trattoria del Turista” di Vigolo Marchese, che dunque in questi giorni compie sessant’anni.

Su Facebook ho letto un’emozionante riflessione di Enrica, che con mamma e papà gestisce questo tempio della cucina di tradizione e che rivela l’amarezza per un compleanno storico, vissuto in tempi di Covid, dunque senza festa, in uno stato di “sospensione” e attesa.

Ma con un meraviglioso ottimismo “perché scorrendo tra ricordi e speranze ho rivisto tutte le persone che hanno costruito pezzo per pezzo questi nostri 60 anni. Le fondamenta e poi tutti i mattoncini. E poi – scrive ancora Enrica – ho pensato a nostri “Turisti”. Le meravigliose persone che da anni con il loro affetto vengono qui tutti i giorni, una volta a settimana, una volta all’anno, per le ricorrenze, ogni volta che passano da queste parti. A chi è entrato per caso e non ci ha mai più lasciati. A chi non ho visto per un po’ e poi è tornato. A chi ordina da anni la stessa cosa. A chi ci chiede se per favore quando viene, gli preparo il suo piatto preferito. E a tutte le borsine che ogni giorno compongo per chi in questo periodo ci tieni stretti come persone di famiglia e ci fa entrare nelle case d’altri con la nostra cucina. E ho realizzato quanto amore e affetto abbiamo attorno e a quanto abbiamo costruito insieme, tutti insieme in questi lunghi 60 anni”.

Ecco, in questo commovente post celebrativo, ci ho letto una sorta di Manifesto della Rinascita; il desiderio di ripartire e riabbracciare gli amici-clienti. Ed è bello che questo messaggio parta da una delle tante attività di ristorazione della nostra provincia che ha nella solidità famigliare la propria carta vincente.

AMARCORD / Il mio primo ricordo del “Turista” è datato metà anni Ottanta: seguivo gli inizi dell’epica scalata calcistica del Vigolo in cui giocava il mio fraterno amico Alberto “Batman” Sgorbati ed al venerdì partecipavo a volte ad un rito quasi scaramantico. Sul finire dell’allenamento faceva capolino da un angolo del vecchio campo sportivo un uomo in “divisa da ristoratore” annunciando che il risotto era in cottura o che la pasta era pronta per essere gettata in pentola! A quel punto Gianni Vardelli, allenatore, patron – e talvolta anche giocatore – dava il triplice fischio di chiusura della partitella. Venti minuti dopo tutti i salmi finivano in gloria con le gambe sotto al tavolo. Sono passati più di trent’anni eppure alla Trattoria del Turista io respiro ancora l’atmosfera ruspante di quell’era ruggente, di quelle maschie vittorie, figlie anche di amicizia e convivialità.
Siamo in una delle tante attività di ristorazione della nostra provincia che ha nella solidità famigliare la propria carta vincente. Fabio Sidoli sta al bar, la moglie Maria in cucina e la figlia Enrica in sala. Un trio perfetto, erede di una tradizione datata appunto 1961. Maria, che non vuole assolutamente essere chiamata chef, ha avuto una maestra d’eccezione: la zia Vittorina, che gestiva l’epica Osteria di Gelati (Gropparello) dove erano di casa (e di bottiglia) l’artista piacentino Bruno Cassinari ed il suo amico e collega milanese Ernesto Treccani. E non a caso sulle pareti del “Turista” campeggiano litografie dei due artisti ed il menù è impreziosito da una coloratissima opera del pittore genovese (ma ormai valdardese d’adozione) Giancarlo Bargoni.
Un menù di piatti semplici, ma gustosi, preparati secondo la più fedele tradizione famigliare, sostanzialmente come li preparebbe vostra madre o vostra nonna: molta sostanza e poche concessioni all’estetica. Ingredienti scelti dalla Maria con la logica di un’esperta “razdora”, privilegiando territorio e stagionalità.

Il “Turista” sarà una delle mie prime mete del dopo-lockdown. Per brindare a sessant’anni di attività ma soprattutto per respirare quell’atmosfera rassicurante di cucina domestica che mi manca quasi più dei cibi stessi.

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