Il “mio” viaggio nel pianeta Poke-bowl

Di Giorgio Lambri 05 Luglio 2021

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Devo confessare che quando mi sono imbarcato in questa “inchiestina” sulle poke-bowl ero, non solo diffidente, ma assolutamente prevenuto. Convinto che stavo per occuparmi più di una moda che di un’opportunità alimentare. Partiamo chiarendo che “poke” vuol dire tagliare a cubetti mentre “bowl” non è nient’altro che una scodella. Parliamo di un piatto hawaiano, che un tempo i pescatori indigeni preparavano con gli scarti delle loro reti e trangugiavano come spuntino.
Un cibo fin troppo salubre per i miei gusti. Ma indubbiamente interessante. Ne ho assaggiate una dozzina e non sono nemmeno certo di come debbano essere chiamate: c’è chi dice poke, chi pokè, chi po-khai.
Vi chiederete: ma che c’azzecca questa ciotola di riso, pesce, frutta e verdura con un mangiatore seriale di coppa e anolini? Il problema è che sono sempre stato curioso, “come una serva” mi ammoniva la nonna. Così ho fatto un test, affidato a un gruppo social di Facebook, chiedendo “secondo voi, quali sono – e perché – i locali della città che preparano le migliori poke bowl“?
Sono arrivate decine di risposte che mi hanno incuriosito, in primo luogo perché provenivano da un campionario molto eterogeneo di fruitori e in secondo luogo perché erano quasi tutte tra l’entusiasta e l’adorante. “E alùra andum a vöd”!
Il risultato è stato sorprendente, mi aspettavo una deprimente simil insalata di riso e ho scoperto un intrigante mondo da inventare secondo i propri gusti. Partendo da ingredienti primari e secondari, sposati con gustosa semplicità a un topping e a condimenti. La base del piatto è il riso, sushi o integrale, oppure la quinoa.
Le proteine sono rappresentate per lo più (ma non eslcusivamente!) da pesce crudo che può voler dire salmone, tonno, polpo o gamberi. Il condimento prevede, in diverse combinazioni il wasabi, la salsa di soia, olio di sesamo, lime, latte di cocco, ecc. con aggiunta di spezie. La bowl viene, infine, completata con wakame, edamame (i classici fagioli di soia acerbi, usati nella gastronomia di Cina e Giappone), avocado, frutta e verdura.
La possibilità di comporre la propria poke è una delle carte vincenti di questo piatto, potendo così chi la sceglie giostrare, non solo tra predilezioni personali, ma anche tra prescrizioni dietetiche o legate ad intolleranze.
La prima della serie l’ho assaggiata al Giovi’s Caffé di largo Matteotti, abbinata ad un inusuale Chardonnay friulano. Un garbato mix di riso venere e basmati, salmone fresco, tonno crudo, polpo e gamberi scottati, edamame, ceci, frutti di bosco a volontà e verdure di stagione. Il tutto condito con una vinaigrette di salsa teriyaki, soya, pepe ed olio extravergine d’oliva. Un ottimo inizio.
Da Hop Beer Shop in via Garibaldi ho invece sperimentato la composizione della poke iniziando dalla scelta del riso (opzioni allo yuzu, sesamo, wasabi) e da quattro ingredienti di supporto tra carote, cetrioli, cavolo viola, rapanelli, Philadelphia, i famigerati peperoncini Jalapeno, edamame, mango, mela verde, ananas, alga wakame, papaja e melone giallo. Fondamentale la scelta della proteina che può essere salmone (semplice o in salsa Teryaki o in salsa ponzu allo yuzu), tonno (anche qui crudo o marinato) e gamberi. Con un opzione vegetariana a base di tofu. A questo punto resta da decidere la salsa. La classica teriyachi è la più semplice e appropriata ma sono disponibili anche mango, zenzero, lemongrass, sriracha, yuzu e wasabi, tre tipi di maionese giapponese o una salsa ai semi di sesamo. A chiudere il tocco del topping, comunque essenziale per dare croccantezza al piatto, orientandosi tra semi di sesamo, alga nori, mandorle o granelle di arachidi, nocciole, pistacchi o cipolle. Il locale all’interno è piccolo ma molto carino con l’opzione di consumare all’esterno sui tavolini collocati davanti all’auditorium Sant’Ilario. Avrete anche il conforto di un’ampia scelta di birre artigianali.
La mia terza esperienza mi ha poi portato da Poke Scuse (nome che ai tempi della mia giovinezza sarebbe finito dritto-dritto sulla rubrica Botteghe Oscure di Cuore!) che ha invece la struttura di un fast food dove si ordina per lo più per l’asporto, anche se con la possibilità di consumare su piccoli tavolini all’interno. Siamo sul Corso e paradossalmente in un luogo che rappresenta davvero il segno dei tempi e dei mutati gusti alimentari. È già, perché proprio tra queste mura negli anni del boom economico ci stava una delle più rinomate ed esclusive gastronomie della città, Molinelli, eccelso “spacciatore” di foie gras, culatello, formaggi francesi, tartufi e bottiglie di pregio. Sicut transit panza mundi…
Anyway. Da Poke Scuse, che fa parte di una catena di negozi già insediata a Milano, Sanremo, Ancona, Ferrara e in una decina di altre città d’Italia, la possibilità di scelta si allarga anche alle dimensioni della bowl che può essere small, regular o large (con prezzi che conseguentemente vanno dai 7,50 agli 11 €).
Nelle opzioni della base compaiono anche il riso integrale, il riso venere e l’insalata fresca; in quella delle proteine c’è anche il pollo per una versione di “terra”. Tra gli ingredienti di “supporto” trovate poi anche i pomodorini, la cipolla di Tropea, la feta greca e il pompelmo rosa; così come tra le salse è offerta la possibilità di condire con l’italianissimo olio extravergine o con una salsa yogurt. Nelle guarnizioni finali compaiono ricercatezze tipo le uova di pesce e il peperoncino in fili.
La Pokeria by Guevet di via Calzolai fa solo asporto e delivery ma è particolarmente apprezzata, soprattutto dai giovani. Anche qui i prezzi danzano tra i 7,90 e gli 11,90€ in relazioni alle dimensioni ma anche a una maggior presenza di proteine (fino a tre). L’assaggio domestico di una versione di terra con pollo alla Guevet, salsa mango e habanero e delle cocco chips, mi ha pienamente soddisfatto.
Molto gettonato anche Italian good (Natural Food) in via Raffaello Sanzio, che propone riletture italiane molto interessanti di questo piatto con le varianti “Rucolina”, “Greca”, “Tofu, “Caprese”, “Contadina”, “Fresh Color” e “Mediterranea”. Così come Superfood Healthy di via San Siro che ha da tempo le poke bowl nel suo ampio menù di delivery food a chilometro zero, appositamente studiato da un nutrizionista sportivo.

Tra i locali da segnalare c’è anche Mania Food (via Cittadella 60) aperto nell’anno del lockdown e molto apprezzato. Anche qui è possibile scegliere tra piatti presenti in menù o personalizzare a piacimento la propria con quattro differenti varietà di riso (riso bianco, venere, rosso e quinoa) e ingredienti a scelta.
Se l’asporto o il consumo “spartano” non fanno per voi e non vi piace rinunciare alle comodità di un posto a sedere (oltre che di un coreografico impiattamento) dovete però orientarvi su Sosushi Plus (davanti a Marechiaro). La loro versione è una sola, ma è anche unica per equilibrio e raffinatezza, frutto del talento dello chef giapponese Takaaki San. Costa 16€ ma li vale.
Concludo segnalando che anche diversi ristoranti e locali del food lunch piacentino, ad esempio Gaia in via Beati e il Caffè dei Cortesi in via Roma, preparano apprezzate poke bowl. E a questo punto, se sono riuscito a incuriosirvi – premesso che io continuerò a prediligere coppa e anolini – aspetto i vostri assaggi, scusandomi già fin d’ora per i locali di cui mi sono eventualmente dimenticato.

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