La Locanda dei Briganti (ghiottoni…)

Di Giorgio Lambri 12 Luglio 2021

Vai alla pagina principale di Pansa&Tasca

Da ragazzo ho sempre fatto il tifo per i briganti, figurarsi per la loro locanda! Che sta a Veggiola, in comune di Gropparello, poco oltre il ponticello sul Riglio, in un caseggiato rosso a due piani che fa pensare d’acchito a una vecchia casa cantoniera.
Credo che il passa parola sia la più efficace forma pubblicitaria che esista, quando un amico fidato mi parla entusiasticamente di un ristorante che non conosco drizzo le orecchie, se un secondo me ne riparla divento curioso, alla terza segnalazione prenoto! Così è stato per la Locanda dei Briganti.
Il locale è esteticamente basico e funge anche da quotidiano bar della frazione con l’immancabile Libertà in pubblica lettura. Tavoli e sedie di legno massiccio, tovagliette di carta da macellaio, musica anni ‘80. Con la bella stagione però si mangia fuori in un’ atmosfera da sagra di paese. Come buona parte dei locali che mi piacciono anche la Locanda dei Briganti è figlia di un’interessante storia umana, quella di Tiziano Montesissa, che 17 anni fa si stanca di vendere auto in giro per il mondo e decide di mettere finalmente le radici a casa sua. Gli piace cucinare ma è un autodidatta totale, però è bravo, ha un gran senso del gusto e una partner preziosa come la moglie Serena.
Il suo principale merito è di non appiattirsi esclusivamente sulla tipicità piacentina dando invece libero sfogo alla fantasia.
Così all’antipasto, in alternativa ai comunque deliziosi salumi Dop, che la locanda stagiona in una propria cantina, ecco una sfiziosa torta di patate grattugiate (e poi fritte) di richiamo vagamente dolomitico, servita con un’appropriata salsa di ceci e menta. O ancora del morbido baccalà mantecato o del polpo in gazpacho.
Stessa impostazione per i primi, laddove ai classici pisarei e fasò, serviti “barzotti”, secondo la ricetta tradizionale piacentina, si alternavano (domenica scorsa) i gnocchi del vinaiolo, con un gustoso sugo di manzo stracotto e un battuto finale di acciughe ed aglio; e i prodigiosi ravioli al ripieno di anatra e limone conditi semplicemente con burro nocciolato e un po’ di rosmarino.
I secondi danzano tra gli acquisti settimanali di Tiziano, che va a cercarsi personalmente la materia prima tra sconosciuti artigiani del cibo. In carta c’erano in questo caso un roast-beef di picanha, prosciutto di cappone e cervo brasato con fagioli neri. Io ho virato sul luccioperca in tegame, delicato e di grande equilibrio.
Non sono riuscito, per ragioni di manifesta sazietà, a completare la degustazione con i dolci che però vengono magnificati da tutti i recensori del ristorante. Uno degli aspetti che mi ha maggiormente gratificato della Locanda dei Briganti è la carta (pardon, anche in questo caso la lavagna) dei vini. Esclusivamente piacentini: bianchi e rossi, fermi e frizzanti, dolci e secchi, giovani e invecchiati, di tutte e quattro le vallate. Offrire con orgoglio il meglio della nostra produzione territoriale è un segno non di sterile campanilismo, ma di coerenza e di intelligente attenzione al lavoro dei nostri vignaioli. Detto del prezzo, che è quello di un’onesta trattoria di campagna, quindi perfettamente congruo, non posso esimermi dal suggerirvi di richiedere prima di andarmene un assaggio della preziosa “Acqua di Veggiola”. Che cos’è? Se non siete astemi, lo scoprirete da soli.

[email protected]

© Copyright 2021 Editoriale Libertà