Gin, liquori e amaro… dalla Valtrebbia

Di Giorgio Lambri 25 Febbraio 2022

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Il problema di Pier Cesare Licini, 46 anni, geniale creatore di un gin, un amaro d’erbe, un vermouth (tutti a griffe piacentina) e con mille altre idee creative nel cassetto, è che della laurea in giurisprudenza non sapeva proprio cosa farsene. E neanche dei suoi primi mestieri di agente immobiliare e di commercio. Sognava un’altra strada e ha deciso di percorrerla, mano nella mano con la sua compagna, Eva Ceccato. Ha acquistato terreni in comune di Rivergaro (proprio di fianco alla mitica Discoteca Sonnambula), ha creato l’Azienda Agricola Chez Moonshine, ci ha seminato decine di piante ed erbe che gli servono per realizzare i suoi deliziosi intrugli alcolici, ci ha costruito al centro un’allegra casetta gialla che funge da laboratorio con grande terrazza a vista sulla vallata. Poi ha cominciato a lavorare e a sperimentare. Dopo aver aperto Chez Art, delizioso localino praticamente alla confluenza di via Taverna con piazza Borgo, ha deciso che voleva migliorare le sue conoscenze nel campo della mixologie per poter servire ai clienti prodotti di sua creazione. La prima “insegnante” è stata Terry Monroe, mente creativa di Opera 33 (cocktail bar tra i più famosi di Milano), grazie alla quale ha ampliato e perfezionato la sua conoscenza della materia ed iniziato a produrre liquori e distillati. Tutti accomunati da un’etichetta, Surus, che richiama l’elefante di Annibale e conseguentemente la Valtrebbia. Non a caso il primo e più caro dei “figli” di Pier Cesare si chiama “Surus 45” dal numero delle botaniche contenute, dei volumi alcolici e appunto della statale. “È un London Dry Gin di carattere – spiega lui stesso – con un profilo aromatico che non ha eguali, prodotto in corrente di vapore con il metodo London Dry. In precedenza avevo realizzato anche ChezGin, prodotto dal forte carattere che ricava il suo aroma dall’abrotano e dal ginepro raccolto a mano nei nostri campi”. Dopo il Gin è nato l’Amaro della Valtrebbia, composto da trenta botaniche, dal sapore deciso e pulito, che fa sentire il carattere dell’assenzio e del rabarbaro, il miele gli dona una leggera nota dolce che si armonizza con le sue erbe: menta, melissa, artemisia abrotano, artemisia dei calanchi, lavanda, assenzio romano, assenzio gentile, tanaceto, achillea, balsamita, finocchio, issopo, erba lepre, coriandolo, mirto, ginepro, prugnolo, ruta, salvia, aronia, angelica, calamo, erba sale, elicriso, sclarea, timo, rosa canina, rosmarino, arancio amaro, rabarbaro. E infine è nato il Vermouth della Valtrebbia, “dolcificato con 140 grammi per litro del nostro miele – spiega Licini – contiene venti botaniche ed è colorato usando petali di rose rosse concentrate usando il nostro Rotavapo”. La cosa di cui il creatore di questi prodotti va più fiero è che tutto quanto vi è contenuto, comprese le rose e il miele, è rigorosamente di produzione propria. E infatti con lo stesso marchio sono in vendita anche le tisane e le confezioni di miele millefiori. Ma il vulcanico Pier Cesare guarda già avanti e quest’anno si appresta a “mettere giù” le barbatelle di Sauvignon con le quali progetta la realizzazione di un brandy, mentre con la classica mela piacentina “verdona” già lavora a un Calvados della Valtrebbia. Ma c’è un altro tema particolarmente caro al creatore di questa struttura, cioè la sostenibilità ambientale. “Il nostro laboratorio è costruito con le più moderne tecnologie per il risparmio energetico ed il recupero delle acque piovane, attraverso la massima integrazione con la natura – spiega – abbiamo creato siepi per il raffrescamento della struttura e ricaviamo l’acqua calda da pannelli solari, siamo dotati di una piazzola di lavaggio per i macchinari agricoli che recupera gli oli e scongiura che questi possano inquinare il terreno. L’irrigazione del campo è demandata ad un impianto goccia a goccia che permette ove necessario, grazie anche alla nostra cisterna di recupero delle acque piovane di risparmiare un bene prezioso come l’acqua”.

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