Il “Valery” e le bottiglie che emozionano

Di Giorgio Lambri 09 Maggio 2022

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Un buon wine bar lo riconosci dai particolari. Quali? Ad esempio quando dallo scrigno del Bar Valery (l’insegna unisce i nomi delle due figlie dei titolari, Valentina ed Erika), alla richiesta di bollicine di livello, salta fuori un commovente Cascina San Pietro Franciacorta Brut 2011 in grado di far impallidire anche madame Anna Maria Clementi. Un metodo classico di rara e soffice eleganza. Perché di proporre i “soliti noti” sono capaci tutti mentre questo locale di via Campagna si è sempre connotato per la ricerca di “chicche” e primizie enologiche.

E così facendo si è guadagnato una clientela fidelizzata che Claudio e Antonella (sommelier professionista Ais) coccolano dal cappuccino iper-schiumoso del mattino fino agli aperitivi serali. “Abbiamo aperto nel 1989 – raccontano – entrambi venivamo da altre attività ma avevamo questo sogno nel cassetto e ci siano buttati nell’impresa…”.

Il bar che la coppia rileva era stato per molti anni un punto di riferimento per il quartiere e in particolare per il popoloso rione del “Ciano”, gestito fino al 1962 dalla famiglia Maj e fino al 1989 dai Novara.

“Era il classico ritrovo rionale – spiegano – dove si giocava a chiacchiere e ci si sedeva attorno al tavolo con lo spirito di un’osteria. All’inizio abbiamo anche un po’ assecondato questa vocazione, per un certo periodo al “Ciano” abbiamo anche organizzato la Festa della Birra, ma poi abbiamo deciso di prendere un’altra strada”.

Quale?

“Volevamo che il nostro fosse un locale particolare, dove bere vino buono e fare merenda con i salumi tipici piacentini, quelli Dop”.

Da quali vini siete partiti?

“All’inizio abbiamo deciso di concentrarci soprattutto sui vini stranieri ed abbiamo puntato su gusti anche particolari, quindi australiani, cileni, Napa Valley. L’idea di base era avere cose che altri non avessero”.

I risultati vi hanno dato ragione…

“Abbiamo creato una clientela fidelizzata, in alcuni casi oggi vengono i figli dei nostri primi clienti ed è una grandissima soddisfazione. Nel 2001 abbiamo rifatto il locale e ci siamo concentrati sempre di più sul vino. Quella che oggi chiamano apericena noi la proponevamo più di vent’anni fa con un bancone zeppo di cose buone, non le pizzette riscaldate e la pasta scotta, solo prodotti di qualità. Ricordo che una sera venne il compianto amico Medardo e dopo aver visto come lavoravamo ci disse “ho capito perché siete sempre pieni di gente”. Un gran complimento”.

C’è qualcuno che vi ha ispirato?

“Più che ispirato diciamo che abbiamo avuto una clientela qualificata che ci ha aiutato a crescere. Giancarlo Grassi, storico sommelier dell’Antica Osteria del Teatro, arrivava non di rado al bar a fine servizio, dunque verso mezzanotte, con bottiglie incredibili. Una sera abbiamo assaggiato un Margaux al cui ricordo ancor oggi c’è da inginocchiarsi. Della compagnia serale faceva parte anche Stefano Quagliaroli, gourmand ed esperto di vini come pochi nel Piacentino, ma anche un altro “guru” come Massimo Volpari. Noi poi ogni lunedì partivamo di buon mattino per “escursioni” enologiche, per il gusto di trovare piccole cantine che facessero grandi prodotti. Abbiano organizzato tantissime serate a tema facendo conoscere vini particolari come il Nerello Mascalese, il Nero d’Avola, i grandi Syrah, gli avignonesi. Insomma, ci è sempre piaciuto proporre ai clienti esperienze enologiche. Poi qualche anno fa, abbiamo fatto una scelta di vita ed anticipato la chiusura alle 20.30, adesso finiti gli aperitivi tiriamo giù la saracinesca. Ma resta il gusto di proporre, sia in pausa pranzo che la sera, la bottiglia giusta, tipo questa – vede? – è un Petit Verdot che viene prodotto su commissione di un’enoteca bresciana, una chicca”.

Come è cambiato il gusto del bere?

“Si è evoluto, si beve meno ma meglio, Soprattutto le donne. I giovani? Amano i rossi sostanziosi tipo Merlot, Cabernet Sauvignon e Pinot Nero”.

E i vini piacentini?

“Li apprezziamo sempre tanto anche se  non sono il nostro core business, perché abbiamo fatto una scelta diversa, ma teniamo le cantine di eccellenza. Oggi, come può vedere sulla lavagna, abbiamo in carta la meravigliosa Malvasia Sorriso di Cielo e il Vignamorello de’ La Tosa; ma abbiamo avuto anche Marengoni e il mese scorso abbiamo presentato Nicea, l’ottimo Chardonnay de’ La Torretta”.

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