Trentun ristoranti da non perdere

Di Giorgio Lambri 26 Luglio 2022

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Partiamo con il dire che sono perfettamente consapevole del fatto che questo scritto  mi attirerà strali e “maledizioni”. Ci sarà chi contesterà la suddivisione in fasce; chi sosterrà che il tal ristorante meritava di essere incluso mentre il tal altro non era degno di far parte della lista; chi criticherà a prescindere ecc. ecc.

Cosa volete che vi dica? Il pericolo è il mio mestiere! E poi naturalmente… de gustibus non est disputandum! Posso dirvi che ho incrociato queste valutazioni con quelle delle principali guide gastronomiche nazionali e con i pareri di autorevoli amici gourmand. E mi sono basato su un metro di giudizio personale, che ovviamente non è infallibile. D’altro canto la partenza è una domanda che in tanti mi rivolgono praticamente ogni giorno, evidentemente considerandomi una sorta di “gastroracolo”: quale è secondo te il miglior ristorante di Piacenza? Ecco io li ho messi in fila i miei “locali del cuore”. Dimenticandone sicuramente qualcuno e per questo chiedo anticipatamente venia. Ho escluso volutamente i ristoranti che fanno esclusivamente (o quasi) cucina di pesce perché ad essi ho deciso di dedicare un successivo approfondimento.

Per il resto mi sono basato su un giudizio che definirei multicomprensivo: da un lato cardini canonici come gli ingredienti, la loro freschezza, il sapore, l’equilibrio del gusto, presentazione; dall’altro le “emozioni” ma anche il potere evocativo dei piatti, la scelta della stagionalità, la fantasia. E perché no? Le tre meravigliose parole d’ordine di Slow Food: buono, pulito e giusto!

Ovviamente non senza incertezze e dubbi. Tanti. Tranne che per la scelta del “top restaurant” che a mio avviso non può che essere La Palta di Bilegno (Borgonovo), non tanto per le meritate gratificazioni concesse a Isa Mazzocchi dalla più importante guida gastronomica mondiale, ma perché davvero la chef borgonovese oggi rappresenta qualcosa di unico: tra alta cucina e legame viscerale con il territorio, inteso prima di tutto come l’orto sotto casa! Per l’orgoglio piacentino che porta in giro per l’Italia e per il mondo. Per il garbo e la fantasia gentile che vestono tutti i suoi piatti. Per l’allegria geniale che mette in tavola ogni giorno. Vi faccio un esempio: in tantissimi menu trovate oggi un entrée a base di uova con mille idee e letture. Beh, quella di Isa (che ho assaggiato) è da pelle d’oca perché ti riporta a un piatto ancestrale: le uova al pomodoro che cucinavano le nostre nonne. E poi ditemi: conoscete qualche altro cuoco che quando la pianta di gelso sotto casa distribuisce generosamente i suoi frutti metti in piedi un menu intero a base di “moroni”?

Appena alle sue spalle ma certamente sul livello top restaurant si possono collocare  quattro locali, partendo dal Nido del Picchio (Carpaneto) di uno chef straordinario e creativamente pragmatico come Daniele Repetti; e da Riva di Pontedellolio perché Carla Aradelli ha un talento grande solo quanto il suo cuore. Le loro sono due cucine molto diverse ma ugualmente adorabili soprattutto perché li raccontano perfettamente nei piatti, ma anche perché il successo di entrambi è legato a una solida “impresa familiare”.

Poi due importanti new entry: Novo Osteria di Borgonovo, sogno realizzato di Gianni Maini attraverso le mani sapienti di Daniele Lunghi e della pastry chef Simona Piccolini; ma anche Io di Luigi Taglienti, (nella chiesa sconsacrata di Sant’Agostino) perché al netto di un periodo di valutazione ancora esiguo, ha portato nel meraviglioso scenario della chiesa sconsacrata di Sant’Agostino uno degli chef più bravi d’Italia e una cucina che merita di essere scoperta.

Appena dietro queste cinque espressioni dell’alta cucina io collocherei una dozzina di ristoranti che per varie ragioni rappresentano comunque conclamate eccellenze territoriali. Partendo da alcuni mostri sacri: la Colonna di San Nicolò (dove lo chef Stefano Ferri crea con la supervisione del papà, il mitico Ettore); l’Antica Trattoria Cattivelli di Isola Serafini (Emanuela e Claudia non sbagliano un colpo); la romantica Locanda del Falco di Rivalta (Sabrina, Pietro Carlo e Yurika sono un tris imbattibile); il Caffè Grande di Rivergaro e la Fiaschetteria di Besenzone (rispettivamente con Betty Bertuzzi e Patrizia Dadomo in gran spolvero); e Da Giovanni a Cortina di Alseno (con il re dell’accoglienza Renato Besenzoni). Nella stessa fascia meritano di stare l’Ostreria dei Fratelli Pavesi alla Faggiola (locale che si è ormai guadagnato una ben meritata credibilità) e la Trattoria da Faccini di Castellarquato (che con il giovane Alessandro Villa ha preso una virtuosa strada di “innovazione nella tradizione”). E poi due ristoranti “giovani” che hanno soprattutto nei rispettivi staff di cucina i loro punti di forza: Cà Longa di Montale (chef Manuel Castillo) e Locanda Sensi sul Bagnolo (chef Mauro Brina, che si era già fatto conoscere apprezzare da Or e al Cappon Magro).

Andando avanti in questa che non è una graduatoria bensì una tavolozza di proposte gastronomiche locali, una fascia di ristoranti che considero, nelle loro diverse peculiarità, punti di riferimento assoluti. Ecco qua. Trattoria San Giovanni (con una delle migliori carte dei vini della provincia), Osteria del Trentino (se vi piace vincere facile c’è Marco), Dispensa dei Balocchi (con la cucina curata elegante ma informale di Michele), Suggerimenti (atèlier gastronomico di Lorenzo) in città Antica Trattoria Giovannelli di Sarturano (per i migliori tortelli con la coda del mondo), Locanda del Gusto di Castelvetro, Castellaccio di Rivergaro (Attendolo è come i jeans, non passa mai di moda), Trattoria Paoli di San Bonico (con un grande chef al quale riesco a trovare il solo difetto di essere juventino), Ristorante Bel Respiro di Agazzano (la cucina del sorriso di Fabio e Chiara); Trattoria Bellaria di Biana (la burtleina più buona della galassia); Le Proposte di Corano (Danila è uno tzunami di sorprese); Almayer Bistrot & Cuisine a Castelsangiovanni (i piatti jazz swing di Daniele Bozzini), l’Albergo del Pino di Cerignale (fuori dal tempo e con una fantastica chef ultra novantenne),i Malpensanti del Trieste di Monticelli e l’Osteria del Morino di Caorso (ormai affermati riferimenti bassaioli), Locanda San Fiorenzo di Fiorenzuola (Claudio Cesena resta tra i migliori chef piacentini), Locanda La Trebbia di Gossolengo (carne di grande qualità e fantastica accoglienza). Detto questo mi è doveroso precisare che ci sono altre decine di ottimi ristoranti, trattorie, osterie del territorio dove starete benissimo. Ve ne ho selezionati 31 perché sono quelli dove a mio giudizio si “viaggia” comunque sul velluto. A voi l’onere di segnalarmene altri…

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