Quando i boschi piacentini erano misurati “a maiali”

Di Giacomo Nicelli 11 Febbraio 2022

L’alto medioevo ha rappresentato l’età dell’oro dei maiali. Avevano un aspetto diverso da oggi, più snello e prestante, e anziché starsene rinchiusi in un porcile potevano grufolare in cerca di ghiande nel sottobosco sotto la guida dei porcari. Erano a tal punto i padroni incontrastati delle foreste, che servivano come “unità di misura” per calcolarne le dimensioni. Di un bosco, nei documenti del tempo, non si specificava l’estensione in iugeri ma piuttosto si diceva quanti porci può ingrassare. Vediamo, al riguardo, alcuni casi riferiti a territorio piacentino che si ricavano dalle carte del monastero di San Colombano di Bobbio.

Per approfondire l’argomento: Vito Fumagalli, Il regno Italico, 1978 pp. 77, 97; Porci e porcari nel medioevo. Paesaggio economia alimentazione, a cura di Marina Baruzzi – Massimo Montanari, catalogo della mostra, San Marino di Bentivoglio, Museo della civiltà contadina, Bologna 1981; Paola Galetti, Bosco e spazi incolti nel territorio piacentino durante l’alto medioevo, in Il Bosco nel Medioevo, a cura di Bruno Andreolli – Massimo Montanari, Bologna 1995, pp. 159-177; Massimo Montanari, Alimentazione e cultura nel medioevo, Bari 1988; Riccardo Rao, I paesaggi dell’Italia medievale, Roma 2015.

 

FOTO: Una miniatura del XIV secolo raffigurante l’allevamento allo stato brado dei maiali (Londra, British Library, Royal 2 B VII, 1310-1320, Salterio della regina Maria, f. 81v).

© Copyright 2022 Editoriale Libertà