Punto G, il “paradiso” del batareu

Di Giorgio Lambri 05 Febbraio 2022

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Alla mia età la scoperta del “Punto G” non può che avere connotazioni enogastronomiche! E così, incuriosito dal passaparola, ho imboccato corso Europa fino all’Uci Cinemas per assaggiare il virtuoso street food piacentino di un locale che sfoggia appunto questo singolare insegna. Confesso che prima di entrare temevo di imbattermi nel solito stereotipato franchising fotocopia e invece ho scoperto una “bottega del cibo” profondamente territoriale, connotata da prodotti di invidiabile qualità e freschezza. Giuseppe Miranti, 42 anni, piacentino, physique du rôle del buongustaio e sorriso d’ordinanza, mi ha fatto da Caronte nella scelta del “girone gastronomico” in cui addentrarmi (la scelta è ampia); la moglie Emanuel Da Silva, 40 anni, ha materialmente e magistralmente materializzato la mia scelta. Una delle peculiarità vincenti del locale è il fatto che tutto quello che si mangia è direttamente realizzato con materia prima autoctona o comunque di provenienza controllata, a partire dalle farine selezionate (di Molino Dallagiovanna) con lunga lievitazione naturale usando solo farina, acqua, lievito e sale. Inoltre, anche la farcitura dei batareu proviene direttamente o indirettamente dall’azienda agricola di famiglia che si trova in comune di Rivergaro. “La carne è di bestie che alleviamo e macelliamo – spiega Giuseppe – in alternativa la acquistiamo da un consorzio di agricoltori-allevatori italiani al quale ci appoggiamo. Tanto per dire nei giorni scorsi abbiamo macellato un cavallo bardigiano e tutto quello che se ne poteva ricavare è finito o finirà nei nostri panini: nel classico “crudo” o nella “piccola”, nelle polpette e perfino nella cervella che, impanata e fritta, è diventa una farcitura gourmet per pochi buongustai. Tutti i prodotti agrodolci sono realizzati con il nostro miele, i salumi sono stagionati nelle nostre cantine; siamo molto vicini al km.0, ma soprattutto siamo costantemente attenti alla qualità di quello che offriamo ai clienti”. Qualche anno fa, scoprendo per la prima volta il classico panino della Valtidone, il mitico Giorgione (Orto e Cucina) aveva invitato i piacentini a farlo diventare istituzionalmente lo “street food” simbolo del territorio, rimarcando come la sua classica forma, a tasca, si adatta perfettamente a qualsiasi tipo di farcitura: dal salumi ai formaggi, dagli arrosti ai bolliti. Ma a “Punto G” questa regola avevano già iniziato ad applicarla nel 2013 , anno di apertura del locale di corso Europa. “Non usiamo conservanti o additivi chimici – ci tiene a precisare Giuseppe – il nostro prodotto è sano, italiano ma soprattutto buono. Per poterlo farcire con pietanze e preparazioni non solo solide senza che si rompa e ne fuoriesca il contenuto, abbiamo modificato la ricetta tradizionale e la forma, oltre a quella classica ovale, ne proponiamo una tonda che meglio si presta a fare da “tasca” nella quale possiamo sbizzarrirci con le ricette: dalla trippa, alla lingua in salsa verde per arrivare al ragù di frattaglie di faraona”. Non a caso “Punto G” ha collaborato a Roma con il re dei panini, Max Mariola, ed ha ottenuto da un’importante guida nazionale il titolo di locale con il miglior Street Food dell’Emilia Romagna. Ampia, come accennato, la scelta delle farciture che per quanto riguarda i classici batareu dalla forma ovale (costo dai 7 agli 8 euro) comprende: “crudo, crescenza, rucola”; “coppa piacentina Dop, crema di grana padano Dop e salsa rossa agrodolce”; “salame piacentino Dop, crescenza e filetti di melanzana”; “pancetta piacentina Dop, crema di zola Panna Verde di Croci e rucola”; “spianata piccante, provola affumicata, rucola e cipolla caramellata”; “prosciutto cotto San Giovanni, insalata, pomodoro, crema di Grana e maionese”; “mortadella, stracciatella e granella di pistacchi”; “porchetta, brie di capra, insalata, pomodoro e maionese alla senape”. Non manca la varietà dei batareu dolci con miele di acacia e gorgonzola, ricotta di pecora e gocce di cioccolato; Nutella e fragole, composta di fichi e pistacchi. Per quanto riguarda gli innovativi batareu tondi la “carta” si estende (agli stessi prezzi) a piatti a base di maiale, pollo, manzo e cavallo e a quattro versioni vegetariane davvero gourmand: “zucca al forno, taleggio, cipolle caramellate e semi di girasole”; “burger di ceci e lenticchie, verdure fresche e maionese alle olive”; “farinata di ceci, crescenza e verdure fresche”; “frittata, spinacino, scamorza, pomodorino al forno, lattuga e maionese”. Ma la vera chicca sono i “fuori carta” del giorno dai quali ad esempio io ho attinto una sontuosa versione con polpette al sugo rosso e scaglie di ricotta salata di pecora (8,50€). Erano disponibili anche una ghiotta opzione con la trippa ed una con il baccalà in pastella; uno stuzzicante “zucca al forno, taleggio, cipolle caramellate e pancetta croccante”; o un “würstel al forno, con uova scamorza, bacon e cavolo”. Accompagnano il pranzo birre artigianali, ma anche una “banale” Menabrea, vini dell’azienda agricola di Rivergaro e della cantina Davide Valla di Ziano, idromele e succhi. C’è la possibilità dell’asporto anche se per gustare il batareu al top della sua fragranza è meglio consumarlo nel locale che ha tavolini e sgabelli e con la bella stagione anche posti all’esterno.

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