Medico indagato torna al lavoro, annuncio social di un centro privato

La struttura saluta su Instagram e Facebook l'arrivo nel suo team del dottore che deve rispondere dell'ipotesi di abusi

Redazione Online
|12 ore fa
La procura sta indagando sul medico radiologo
La procura sta indagando sul medico radiologo
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«Siamo lieti di accogliere nel nostro team il Dott. Emanuele Michieletti, medico chirurgo specialista in Radiodiagnostica, con una lunga esperienza nella diagnostica per immagini e nella radiologia vascolare». È la frase che accompagna un post pubblicitario di un centro medico privato della provincia di Piacenza apparso su Facebook e su Instagram. Post corredato da una foto dell’ex primario di radiologia di Piacenza, finito al centro di un’indagine della squadra mobile con l’accusa di aver abusato di alcune colleghe sul posto di lavoro.
L’annuncio girato sui social ha destato interrogativi sul fatto che sia tornato a lavorare il medico finito ai domiciliari a maggio del 2025 con l’accusa di violenza sessuale e stalking nei confronti di dottoresse e infermiere del reparto ospedaliero che dirigeva.
Michieletti si è dimesso dall’Ausl e non è più dipendente dell’azienda dal primo gennaio 2026. Gli arresti domiciliari sono stati revocati a novembre dell’anno scorso e nei confronti del professionista attualmente non ci sono limiti all’esercizio della professione. Quindi, legittimamente, il radiologo può esercitare. Si aggiunga che le accuse mosse dalla Procura hanno riguardato condotte nei confronti di personale dell’ospedale, ma non è mai stata messa in discussione la sua professionalità medica.
Ma l’inchiesta a che punto è? Al medico, difeso dall’avvocato Pietro Roveda, non è ancora stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari. Ciò significa che l’inchiesta è ancora formalmente aperta, anche se la notifica è attesa a breve. Una volta ricevuto l’avviso, il radiologo potrà chiedere di essere interrogato, presentare memorie difensive e fornire la sua versione dei fatti ed eventualmente smentire le accuse che gli vengono mosse.
A dare il via all’indagine era stata la denuncia di una dottoressa del reparto. Secondo quanto riferito da una nota della questura diffusa il giorno dell’arresto, la donna era entrata nello studio del medico per discutere delle ferie. Una volta all’interno sarebbe stata chiusa a chiave e costretta a subire atti sessuali, interrotti solo dal casuale arrivo di un collega. La dottoressa si era rivolta alla direzione sanitaria dell’Ausl e alla questura di Piacenza. Sulla base di intercettazioni telefoniche e ambientali, era stata formulata l’ipotesi investigativa che il primario avesse compiuto atti sessuali ai danni di dottoresse e infermiere in servizio nel reparto da lui diretto. Secondo gli inquirenti, le vittime avrebbero subìto gli abusi nel timore di possibili ripercussioni lavorative o familiari.