Non autosufficienza, lo Spi Cgil rilancia: «Serve cultura nuova»

Il sindacato pensionati guidato da Claudio Malacalza avvia una campagna ad hoc

Redazione
|6 ore fa
Non autosufficienza, lo Spi Cgil rilancia: «Serve cultura nuova»
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Lo Spi Cgil di Piacenza, col suo segretario Claudio Malacalza, lancia la campagna sulla non autosufficienza “Avremo cura di te”. «Abbiamo rivendicato con forza la legge sulla non autosufficienza, approvata nel 2023, ma di fatto rimasta inattuata. Non possiamo più affidarci soltanto al mercato del cosiddetto “badantato”, che in questi anni ha rappresentato, per molti versi, una soluzione di emergenza in assenza di servizi pubblici adeguati - denuncia il sindacato -. Occorre invece rafforzare un modello pubblico e universale di welfare, spostando il baricentro dei servizi sociali e socio-sanitari nei luoghi di vita delle persone, rendendoli più efficaci in termini di prevenzione, cura e riabilitazione».
«In questi anni lo Spi, insieme alle altre organizzazioni sindacali, ha lavorato per portare la non autosufficienza e il benessere degli anziani al centro dell’agenda pubblica. Ma il traguardo è ancora lontano: la legge deve essere finanziata e resa operativa, e l’intera rete dei servizi territoriali va rafforzata. In Emilia-Romagna si è costruito nel tempo un sistema di welfare integrato che rappresenta un punto di riferimento anche a livello nazionale. Oggi è necessario un ulteriore salto di qualità per garantire equità e potenziare in modo strutturale la rete dei servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari. Il motore di questo sistema è — e deve continuare a essere — il Fondo regionale per la non autosufficienza (FRNA). Al contrario, il contributo del Fondo nazionale è del tutto insufficiente: lo Stato copre circa il 15% delle risorse che la Regione Emilia-Romagna mette in campo per garantire questi servizi. Per questo stiamo realizzando una campagna di informazione e sensibilizzazione rivolta alle persone non autosufficienti, ai loro familiari, ai caregiver. L’obiettivo è rompere il silenzio che circonda la non autosufficienza, denunciare le speculazioni, valorizzare le buone pratiche e promuovere una nuova cultura della cura come responsabilità collettiva».